Intervistiamo Roberto Rago, scrittore ternano e studioso del Regime

di Alessio Moroni

L’intervista che segue è stata realizzata con Roberto Rago, autore del libro Terni, la Città dinamica. Dalla lotta di classe al consenso 1919-1936.
Un libro edito da Morphema editrice (di cui consigliamo fortemente la lettura) e che ha l’obiettivo di analizzare in maniera scientifica la società fascista, negli anni in cui tale ideologia vede accrescere la propria popolarità, ed in particolar modo la realtà ternana che nel corso di quegli anni si trova ad essere l’icona dell’attività industriale dello Stato italiano. La Società Terni costituisce un punto di osservazione esclusivo per comprendere la storia del rapporto tra potere economico e politico, e tra questi e la classe operaia durante il Regime.

AUTORE: Questo libro nasce dal forte amore che provo per Terni, dalla curiosità per un periodo storico che, durante gli studi fatti all’università e dalla saggistica letta a riguardo nel corso della mia vita, mi son reso conto che non era mai stato studiato in modo profondo. Possiamo anche dire che, senza voler essere presuntuosi, non è mai stato toccato. Dal punto di vista della documentazione ho trovato dei documenti iconografici inediti; parlo anche di fonti di stampa, su tutti il giornale Volontà Fascista, il cui direttore era Elia Rossi Passavanti, o il giornale Acciaio Il libro prende in esame il periodo storico che va dal 1919 al 1936 perché dovevo far capire al lettore quale fosse la reale situazione socio-politica del primo dopoguerra: i tantissimi reduci tornavano a casa, senza avere più una collocazione nella vita lavorativa.

ALESSIO: Quale è, quindi, la situazione di Terni fra la fine della Prima guerra mondiale e l’avvento del Ventennio?

AUTORE: C’erano gli operai della Società Terni che erano considerati dagli ex militari come degli imboscati poiché, lavorando nelle Acciaierie come addetti alla produzione bellica, erano stati esentati dalla chiamata al fronte e quindi nessuno di loro aveva patito le profonde ferite nel corpo e nell’anima che la guerra aveva prodotto, spesso a prezzo della loro vita. Tale contesto sociale, assieme alla riduzione delle commesse belliche, contribuirono a far piombare l’Italia in un periodo di forte aumento della disoccupazione, senza poter più contare, come fu nel passato, del settore agricolo (impossibilitato a riassorbire tutti questi reduci). La crisi sociale contribuì anche a Terni ad acuire il mondo del lavoro, che si oppose ai licenziamenti che portarono gli operai a ribellarsi e ad occupare le fabbriche. Nel libro c’è una tabella dove vengono mostrati i numeri degli scioperi: nel 1920 in Italia troviamo punte di 2000 situazioni in cui lo sciopero diventava l’arma di rappresaglia ai massicci licenziamenti. A Terni ci furono delle serrate da parte della Società che decideva di chiudere e lasciare così fuori gli operai.

ALESSIO: Il governo è mai intervenuto per reprimere le manifestazioni delle Acciaierie?

AUTORE: Il governo, durante il Biennio Rosso, non era mai intervenuto nelle politiche aziendali: era la Società Terni che decideva sulle sorti e sui salari degli operai. Col fascismo questa situazione invece veniva ad essere ‘normalizzata’, portando voce alle istanze delle maestranze ormai fortemente provate.

ALESSIO: E’ nel Biennio Rosso che anche a Terni vengono seminate le fondamenta del programma fascista?

AUTORE: A Terni il fascismo si è sviluppato, stando alla documentazione raccolta presso l’Archivio di Stato nazionale, prima di Perugia, malgrado poi l’attuale capoluogo di regione sia divenuta una città importante per la Marcia su Roma. Nella nostra città il primo nucleo dei ‘simpatizzanti’ al Fascio di combattimento si è sviluppato nel 1919-20: era un piccolo numero composto da studenti e uomini che lavoravano nella Fabbrica d’armi. Queste persone, che per prime prendono contatti con i vertici dei Fasci italiani di combattimento di Milano, vengono solo più tardi riconosciuti, cominciando così a far parte dell’Organizzazione nazionale. La sede nell’Ottobre 1920 è in Via Visciotti 7, nel palazzo di fronte al Duomo: è una sede provvisoria dove saltuariamente si incontrano. Con lo sviluppo di questo movimento a livello Statale tale gruppo comincia ad entrare anche nelle fabbriche, raccogliendo agli inizi solo sparuti consensi, in un settore dove c’erano forti adesioni presso il pensiero socialista.

ALESSIO: Cosa è che col tempo fa nascere il consenso verso il fascismo?

AUTORE: Lo sviluppo del consenso accade molto lentamente. Il mondo operaio continua a rivendicare le radici socialiste, mentre il mondo contadino comincia a scollarsi da questa radicalizzante mentalità. All’interno della Fabbrica si ha un cambiamento con l’inizio del Regime: quest’evento ha portato ad un appoggio verso la Società Terni, fortemente ricambiato. Bocciardo, Amministratore delegato, e poi Presidente della Terni, ha fatto in modo che alcuni finanziamenti (riportati nei verbali di riunione) fossero destinati al Duce. I vertici delle Acciaierie capiscono che il fascismo stava riuscendo a fare presa tra i lavoratori normalizzando quella loro perenne mobilitazione che tanto ne aveva danneggiato i profitti. Nel Biennio Rosso c’era stata una forte presa di coscienza da parte degli operai: essi boicottavano e sabotavano le varie fasi di produzione, danneggiando fortemente i ricavi e l’azienda stessa, senza possibilità di essere individuati a causa della forte ‘omertà di lotta’ presente nello stabilimento. Allo stesso tempo la ‘Terni’ stava crescendo, diventando un Trust, grazie al Presidente Bocciardo, fase che ha condizionato profondamente la ‘Manchester italiana’, sviluppando un binomio indissolubile durato ben oltre il Fascismo.

ALESSIO: La Terni diventa quindi un fiore all’occhiello per il Governo?

AUTORE: Le scelte fatte da Bocciardo erano state fortemente avallate da Mussolini, in particolar modo la Convenzione delle Acque. C’è un contatto diretto tra i due, senza interlocutori, e se la parola amicizia risulta forte nel descrivere il loro rapporto si può parlare, senza smentite, di una forte e reciproca stima. Bocciardo aveva creduto e finanziato in tempi non sospetti il futuro Capo del Fascismo, quando nessuno ancora credeva nelle sue potenzialità.

Passavanti, eroe di guerra, e l’ ‘uomo nuovo’ della politica ternana, primo Podestà di Terni, non si rese conto che osteggiando la ‘Convenzione delle Acque’ decretava la sua fine politica. Malgrado il crepuscolo politico di ‘Frate Elia’ (così D’Annunzio soprannominò il Passavanti), la nostra Provincia beneficiò, tra le prime in Europa, di uno sviluppo dell’elettricità e dell’illuminazione a favore della Città dell’Acciaio che le garantì l’illuminazione gratuita per molti anni a venire.

ALESSIO: Il fatto che Terni nel 1927 sia diventata Provincia è anche conseguenza dell’enorme sviluppo di quegli anni?

AUTORE: Assolutamente sì. Mussolini già dal 1923 la chiama ‘La Città dinamica’, e promuovendola ad un’icona dell’avanguardia industriale italiana. La nuova società si presentava come uno dei gruppi industriali-finanziari del Paese. Un forte merito lo ha Arturo Bocciardo che non ha mai ricevuto quel giusto riconoscimento che oggi meriterebbe, come dimostro alla luce della nuova biografia che mi appresto prossimamente a pubblicare.

ALESSIO: Perchè se Mussolini aveva tutta questa fiducia in Bocciardo, viene nominato Passavanti come primo Podestà della provincia?

AUTORE: Passavanti si era fortemente legato in passato a D’Annunzio: fu proprio il Vate a raccomandarlo al Capo del Governo, rappresentandolo come eroe di guerra dell’impresa fiumana ed in quel momento il fascismo aveva bisogno di eroi nazionali.

ALESSIO: C’erano altri ternani che seguirono Passavanti nell’impresa a Fiume?

AUTORE: No, le fonti da me consultate non mi permettono di rispondere a questa domanda.

ALESSIO: D’Annunzio visita mai Terni durante il periodo in cui Passavanti è podestà?

AUTORE: No. Viene soltanto il figlio, pilota d’aereo, che atterra e che viene per omaggiare ‘Frate Elia’ per cui il vate nutriva affetto. E’ importante sottolineare che ci sono stati comunque contatti frequenti fra i due sino alla morte del poeta pescarese. La rottura che si creò fra Mussolini ed il Vate deteriorò ancor di più i già difficili rapporti che il Duce aveva con Passavanti e lo estromise in poco tempo da tutte le cariche politiche. Mussolini non risponde mai alle lettere dell’ex Podestà, come si evince dalle missive depositate all’Archivio generale di Stato. Passavanti, quindi, diventà Podestà prima che si sviluppino cattivi rapporti con Mussolini: è proprio in questo periodo che c’è la disputa sulla Convenzione delle Acque, accordo in cui rientravano vari comuni sulle rive del Nera-Velino. Persino Roma traeva benefici dal precedente sfruttamento delle sue acque. Passavanti voleva che la Società Terni non si appropriasse di tutto questo sfruttamento idrico-elettrico, evitando di creare un monopolio che non prevedeva benefici. Bocciardo non venne incontro alle richieste del Podestà. Questa Convenzione venne prima accettata e poi riportata, e bocciata, in Consiglio Comunale, cercando di votare una nuova Convenzione che potesse promuovere la neonata Provincia.

ALESSIO: E’ corretto dire che Elia Rossi Passavanti si comporta all’interno dell’economia di libero mercato di Terni come un ‘gendarme’ a difesa della città che amava?

AUTORE: Sì, voleva essere il ‘gendarme’: fare in modo che la Soc. Terni non fagocitasse la Città, cosa che comunque avvenne suo malgrado. Dopo di lui nessuno osò contrapporsi a Bocciardo e alla Società Terni che diventò un tutt’uno con la città.

ALESSIO: Passavanti come si muoverà nei confronti del Fascismo?

AUTORE: Passavanti rimane fortemente deluso dalla sua ‘defenestrazione’ e decide quindi di relegarsi in secondo piano e durante la seconda guerra mondiale, rimane fedele al Re, guadagnandosi l’alto riconoscimento della medaglia d’oro. Tenterà invano di scrollarsi di dosso la sua reputazione di fascista, senza grande successo, a causa della forte ostilità con cui la sinistra lo marchiò.

ALESSIO: Mussolini visita Terni. In che anno e come viene accolto? Il consenso è spontaneo?

AUTORE: Il consenso c’è stato ed in maniera forte, a Terni come in tutta Italia. Il 1936 è stato l’anno dell’apice della popolarità fascista: il periodo della fondazione dell’Impero portò Mussolini a riempire quotidianamente le piazze d’Italia. Bisogna pensare anche all’impressionante mobilitazione che si creava durante questi eventi: arrivare in piazza era difficile poiché gran parte degli individui venivano anche dalle campagne e dovevano spostarsi con mezzi semplici e che portavano quindi a tragitti lunghissimi. Le visite di Mussolini a Terni avvengono in momenti diversi e particolari: alcune erano visite alla Società Terni per sincerarsi delle condizioni dell’industria bellica (l’acciaio della Terni era riconosciuto con potenzialità uniche. La fucina d’Italia stava per diventare la più grande centrale idro-elettrica d’Europa tanto che il Duce proprio in suo discorso in Piazza della Repubblica chiama la città come ‘la prima operaia di Roma. Nel libro e in copertina sono presenti diverse foto di questi accadimenti (ad esempio quando passa al Palazzo del Governo). Anche gli edifici a Terni dovevano rappresentare maestosità e richiami all’Impero Romano. Ovviamente non ci sono dati disponibili sull’affluenza, ma si può facilmente notare come i luoghi in cui il Duce si recava venissero sempre riempiti da folle oceaniche.

ALESSIO: Oltre ad una trasformazione architettonica vi è una trasformazione socio-culturale. In che modo il Regime entra nelle scuole?

AUTORE: Mussolini fu bravissimo ad utilizzare anche i nuovi strumenti mediatici come la radio o il cinema. Era molto sensibile allo sviluppo di questi strumenti e al lavoro dell’immagine, considerata ‘l’arma più forte’. Ad esempio nelle scuole passiamo da un quaderno senza alcun significato, con una copertina semplice ad immagini che il Fascismo volesse fossero veicolate. Ci fu la Riforma Gentile nelle scuole e la militarizzazione del fanciullo. All’Opera Nazionale Balilla venne affidata l’educazione mentale e fisica del fanciullo, provvedendo alla diffusione tra i giovani del culto del littorio e del ‘loro’ Duce. Il Libro ed il moschetto di legno diventavano gli strumenti di catechizzazione del fanciullo: si doveva far in modo che il ragazzo divenisse poi lo scolaro-soldato. Il giuramento è un patto di sangue del Balilla nei confronti del Duce. Il Terzo Reich mutò molto dal fascismo.

Come dicevo prima, il quaderno riprendeva le imprese in terra africana: attraverso le immagini si veicolava un messaggio di Regime. Si trattava di colpire la mente ed il cuore: una metafora spesso tradotta dai linguaggi pubblicitari dell’epoca, in immagini di notevole efficacia comunicativa attraverso il controllo dell’immaginario e all’affabulazione mediatica del minore. Anche sulle figurine entra il mondo fascista. Nella concezione del dado liebig consumato dalla massaia vi era

Un’iconografa che riproduceva scene di vita dell’impero in modo da inoculare ancor di più questa ideologia entrando nelle case di tutti gli italiani. Anche la matematica subiva una fascistizzazione

Si ponevano dei problemi algebrici aderenti all’ideologia (ad es.: quanti anni ha il tuò papà? Calcola quanti anni aveva quando avvenne la Marcia su Roma).

La pagella cambia, portando in copertina simbologie del fascio littorio, la comunicazione quindi influenza tutto e tutti, nessuno escluso.

ALESSIO: Come cambia invece la figura femminile?

AUTORE: La donna era l’angelo del focolare. La bambina veniva catechizzata in un certo modo: anche per loro c’erano delle organizzazioni che le istruivano alle faccende domestiche e alla cura e all’assistenza famigliare. Ci sono donne ternane, come Alma Gorreta, che si mobilitarono fortemente per il fascismo, ma la figura maschile rimane preponderante.

ALESSIO: Come è possibile che a distanza di ottant’anni ancora si cerca di vedere quel periodo esclusivamente con oscurantismo e pregiudizio?

AUTORE: Questo non succede solamente con Terni ma con la storia italiana durante il Ventennio. Ancora non c’è stato un atto di pacificazione e permane una ‘damnatio memoriae’. Nel mio libro ho cercato di presentare un diverso orientamento metodologico, con una obiettività e neutralità che lo studioso dovrebbe utilizzare sia nell’interpretazione, sia nell’esposizione di quei fatti che segnarono il Ventennio. Mi ricordo che negli studi delle superiori non si arrivava mai al regime fascista perché non si doveva toccare tale periodo. Adesso, spero che i giovani ternani, comincino a studiare il fascismo in modo intellettualmente diverso, critico ma scevro da pregiudizi. Vedere e capire quale fosse la società italiana, perché c’è stato il consenso e perché poi tutto questo si è dissolto in pochi anni. Tutti i Paesi, eccetto il nostro, hanno superato questa chiusura di discussione scientifica verso i regimi autoritari che hanno avuto. E’ esagerato il continuo richiamo al fascismo nella politica attuale: è una storia che c’è stata e che va studiata. Sviluppando magari finalmente una storia patria, che diventi patrimonio comune, con dei gruppi di studio che affrontano tale discussione senza creare degli intellettuali di parte. Ecco perché credo che sia nei nuovi e giovani ricercatori ternani il dovere scientifico di superare lo scontro ideologico che arrivi ad una ‘vera prospettiva storiografica’ abbattendo tutti i pregiudizi, ed arrivando ad una memoria condivisa.

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