Salvini-Meloni: un’alleanza diversa da tutte le altre

Di Manuel Berardinucci.

Solitamente le alleanze preelettorali (le cosiddette coalizioni) vengono stipulate tra soggetti diversi che trovano una comune cornice entro la quale sviluppare un progetto di governo del Paese. Questa regola era seguita, ovviamente, dal vecchio centrodestra, capeggiato da un liberalismo berlusconiano in salsa popolarista, affiancato dal populismo nordista della Lega e dal conservatorismo patriottico di Alleanza Nazionale. Ma è un modello che animò anche l’Ulivo e le varie composizioni del centrosinistra italiano, fino alla strana creatura che, al momento, guida l’Esecutivo Nazionale: un’unione tra la sinistra europrogressista del Partito Democratico e quella pauperista ed ecologista dei pentastellati. La Destra odierna invece, maggioritaria in potenza per ora, potrebbe smentire questa eterna regola del compromesso al ribasso. Ovviamente i due protagonisti sarebbero Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader di due partiti lontani per storia, visione e riferimenti culturali, vicini per individuazione dei problemi e richiesta di risoluzione degli stessi. Mentre tutte le altre formule richiedevano/richiederebbero una valutazione sui punti comuni da trattare e quelli rispetto ai quali ammainare bandiera, questa no. Il che non significa che i due partiti di riferimento (Fratelli d’Italia e Lega) siano sovrapponibili… al contrario, sono molto diversi, ma non per opposizione, bensì per integrazione. Conducono, come è normale e giusto, battaglie differenti, che però non si contraddicono tra di esse poiché facilmente conciliabili per l’elaborazione di un complesso programma comune. In un’alleanza del genere nessuna delle componenti sarebbe costretta alla rinuncia di parte della propria identità. Infatti, a Matteo Salvini, leader per decretazione numerico-elettorale dell’ala Destra dello scenario, spetterebbe il compito di rappresentare le istanze del moderno sovranismo, profonda Reazione dei popoli dinnanzi ai danni subiti per via della globalizzazione deregolamentata, dell’immigrazione incontrollata, della sempre maggior cessione di sovranità ad organismi sovrannazionali e del crollo del ceto medio produttivo. Una risposta dunque pratica e legata alla contingenza, quella del segretario federale della Lega, il quale non potrebbe che giovare dall’essere affiancato da Giorgia Meloni. La leader romana, meritevole di aver salvato la fiamma tricolore e tutto ciò che rappresenta, in un momento in cui le ideologie sembrerebbero aver abdicato in favore della mera contingenza, ha invece mostrato di saper coniugare ai temi del nazionalpopulismo, quelli tipici della Destra Nazionale italiana, i quali non possono essere che di arricchimento per un polo Sovranista e Conservatore. I due rispettivi movimenti manterrebbero le loro identità, le loro storie profondamente diverse e, con ogni probabilità, partirebbero anche da diversi presupposti per giungere alla medesima soluzione. Un esempio su tutti è quello della difesa dell’integrità nazionale italiana in ambito europeo: Salvini fa sua tale battaglia perché cosciente dei danni che la sudditanza nei confronti dell’UE ha causato alle imprese italiane e all’economia nazionale; Giorgia Meloni invece è spinta, innanzitutto, dalla forte coscienza nazionale e patriottica caratterizzante la sua storia politica e poi dalle problematiche economiche che un simile atteggiamento ha portato… diversi presupposti, stessa individuazione del problema. Poi certo, si discuterà delle soluzioni pratiche da attuare, ma non si prospettando grandi problemi in tal senso. Possiamo, alla luce di ciò, affermare che quella tra Salvini e Meloni potrebbe essere un’alleanza diversa da tutte quelle già sperimentate.

Sussistono soltanto tre grandi interrogativi rispetto a quanto scritto sopra:

  1. Quale sarà il ruolo dell’ormai minoritario Berlusconi e di ciò che resta del suo partito?
  2. Il vecchio armamentario nordista della Lega è davvero messo in soffitta definitivamente? E come coniugare il federalismo che comunque rimane istanza cardine del Carroccio, col conservatorismo nazionale di Fratelli d’Italia? Rispetto alla prima domanda non mi azzardo al cercar risposta (dovrebbe darla lo stesso Matteo Salvini), mentre per quanto riguarda la seconda è possibile pensare all’elaborazione di un progetto di Repubblica Federale e Presidenzialista, garantendo la forza del governo centrale e soddisfacendo una delle storiche battaglie di Destra da un lato, e rispettando il principio leghista di maggiore indipendenza e autonomia per le realtà locali.
  3. Quanto durerà il Conte-bis? E quale legge elettorale ci lascerà in dote?

  Al momento la Destra ha tempo per riflettere e ponderare, lo faccia con serietà e coscienza, muovendo una triplice opposizione alla nuova sinistra: una di palazzo, una di piazza ed una di fermento culturale alternativo.

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