Piazza San Giovanni – 200 mila volte di orgoglio italiano

Di Paolo Muttoni

La piazza che fu della sinistra, e di Berlusconi nel 2006, oggi è la piazza di Salvini e del centrodestra (meno centro più destro rispetto al duemilasei) a trazione leghista.


I discorsi dei vari governatori sono la dimostrazione di una coalizione che ha radici nei territori con una base comune di impianto amministrativo, non come i giallorossi che si sono alleati in Umbria solo per fermare Salvini.


Gli interventi a cui va data rilevanza sono quelli dei leader delle tre gambe della coalizione. Con Berlusconi che ha funto da apripista verso la piazza con un discorso “Alla Silvio” senza infamia e senza lodi.

I 200 mila vengono scaldati dall’intervento della Meloni con una forza e attributi, per non dire altro, pari a quelli di un uomo. Contro Fioramonti ed i suoi deliri tassarici. Contro i 5stelle che sono diventati dei tonni. Contro la Raggi, sindaco di Roma, che non si cosa faccia realmente. E contro questa accozzaglia giallorossa e le loro politiche migratorie da “Accogliamoli tutti” chiudendo con lo slogan della destra classicissimo “Dio patria e Famiglia”

Ed a chiudere tutto il peso massimo della coalizione, e premier in pectore per una questione di coerenza e dedizione, che governerà dicendo “Abbiate pazienza dobbiamo fare questa battaglia senza egoismi, ed il nostro cammino sarà inarrestabile” ed ogni questione di divisione partitica, di partito deve rimanere fuori con un lavoro di testa bassa e pancia terra. Altrimenti l’accozzaglia giallorossa sarà sempre più unità, nella sua disunità, dalla paura verso Salvini (che senza alleati rimarrebbe troppo isolato, anche con il 35%) e quindi unità, coerenza e futuro. Anche nelle divisioni


Dopo questa maestosa manifestazione di piazza il centrodestra ha poche possibilità realmente di tornare al governo in tempi brevi, a meno che i giallorossi non affoghino tra le loro divergenze.
Al di là delle regioni e delle raccolte firme, il centrodestra ha in mano una potente arma. Mettere in piedi un governo ombra di centrodestra a guida Salvini con proposte concrete e ministri di centrodestra. In questo modo si mostrerebbe la presenza di una concreta alternativa ai giallorossi e, sopratutto, le trattative tra gli alleati sui ministri sarebbe fatta in una situazione di rilassatezza e tranquillità.

Conte (Giuseppi) non può ignorare questa piazza e nel suo delirio di onnipotenza (Nuovo Umanesimo, zero evasione, li accogliamo e li ricollochiamo tutti, in Europa contiamo troppo, la manovra sarà espansiva ma restrittiva) deve farsi un esame si coscienza e prendere quel poco di dignità che gli rimane, chiamare un auto blu, puntare verso il palazzo del Quirinale, andare da Sergio Mattarella e dimettersi.
Prima che lo scandalo americano distrugga lui e Renzi.

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