La Hollywood “antirazzista” che modifica la storia e le fiabe

di Giovanni Rea.

La Walt Disney è ormai nota per la produzione di remake cinematografici dei suoi cartoon più famosi che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.

Qualche anno fa è stata la volta de La bella e la bestia, Il libro della giungla, Ritorno al bosco dei 100 acri e ultimamente sono stati “lanciati” anche i remake di Aladdin e Dumbo, tutti realizzati in versione live action. L’ unico film, per la precisione l’ultimo remake firmato Disney, a non essere completamente in live action è Il re leone. Gli animali, le piante, gli alberi, la rupe dei re e tutto ciò che vediamo all’interno del film è realizzato con la computer grafica, esclusa la scena iniziale dell’alba che è stata realmente filmata.

Comunque sia, a breve nei cinema ritorneranno questi famosi live action Disney, prossimamente sarà il turno di Mulan e de La sirenetta. Tutto molto bello e interessante, è sempre piacevole rivivere la propria infanzia attraverso la visione di alcuni cartoon. Il punto cruciale però è perché Hollywood decide di cambiare alcuni particolari, all’apparenza poco significanti, di alcune fiabe e di alcuni cartoni animati che conosciamo fin da fanciulli. La protagonista Ariel, nel remake live action che tra qualche mese vedremo nelle sale, sarà nera. L’ attrice che la interpreta è Halle Bailey, una ragazza nata nel 2000 e che è diventata famosa grazie ad un gruppo musicale formato con la sorella maggiore nel 2013. Le due ragazze hanno avuto il loro primo successo nel concorso di Radio Disney Next Big Thing per poi proseguire con un alto numero di visualizzazioni su YouTube.

Teniamo a sottolineare che non è messa in discussione la bravura o le sicure capacità d’attrice della Bailey, anzi, riteniamo che l’attrice in questione sia anche una promessa del cinema e le auguriamo il meglio. Il punto è perché rivoltare come un calzino la storia della sirenetta ambientata nei mari del Nord? Perché è così importante cambiare la carnagione di un personaggio che tutti noi lo ricordiamo da anni anche per essere rossa di capelli e bianco latte di carnagione? La Disney non è nuova a questo tipo di cambiamenti; nel 2018 uscì al cinema anche Lo schiaccianoci e i quattro regni e ad interpretare lo schiaccianoci fu l’attore di colore Jayden Fowora Knight, cosa al quanto bizzarra, dato che nella fiaba non esiste alcun individuo dalla pelle nera. Anche la BBC ha adottato questa “politica antirazzista” nelle proprie serie. Famosissima ormai la serie Troy, dove Achille, Patroclo e Zeus sono interpretati da attori di origine africana. Ma la cosa più esilarante la riscontriamo nella serie Leonardo, sempre firmata BBC, dove troviamo Akemnji Ndifornyen, altro attore di colore, ad interpretare un noto personaggio storico italianissimo: Niccolò Machiavelli.

Di recente è comparso un nuovo film dal genere horror, Wolf. Un film “storico” ambientato in epoca romana dove mostra un legionario di sesso femminile e di origine africane. Un vero e proprio chiodo fisso quello di stravolgere in ogni momento storie e racconti, o peggio ancora personaggi realmente esistiti. Nel poema di Omero si descrive Achille come un eroe dai capelli biondi, quindi difficilmente subsahariano, come del resto Machiavelli era un fiorentino, un italiano ed europeo, di conseguenza un bianco, quantomeno mediterraneo. Ma soprattutto è storicamente inesatto vedere la presenza di una donna, inoltre di colore, tra le file di una legione romana, ma no perché lo dicono i “pericolosi” sovranisti di destra, ma lo dice la storia. Il cinema, noto anche come la settimana arte, dovrebbe insegnare, trasmettere emozioni e invece, ultimamente, preferisce girare filmacci di pessima categoria, fare remake su remake – probabilmente per una questione di scarse idee – e infilarci in ogni momento, anche in quelli meno appropriati, attori completamente fuori contesto dalla storia che viene raccontata, che recitano la parte di famosi personaggi storici europei.

Nulla contro gli attori, sia chiaro, è il loro mestiere, siamo solo in contrasto con questa scellerata idea di inserire personaggi di origine africana in film dove davvero non c’entrano nulla; il razzismo non lo si combatte così, anzi, lo si alimenta ancora di più agendo in questo modo stupido e ridicolo. Se si vuole davvero combattere il razzismo becero, che considera gli africani inferiori, consigliamo alla Disney di raccontare le mille storie della tradizione africana, dei grandi imperi di quel meraviglioso continente, di permettere ad un giovane africano di identificarsi nei personaggi che hanno caratterizzato la loro storia secolare, come ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è sentito un Robin Hood o un Artù con la sua tavola rotonda. Chissà cosa accadrebbe se un domani girassero un film su Martin Luther King interpretato da un attore albino o peggio ancora una pellicola su Mandela interpretato da un norvegese. Inoltre smettetela di raccontarci l’assurda storiella che la scelta è legata esclusivamente alla bravura e professionalità dell’attore. Non siamo idioti! Se così fosse allora vi proponiamo una bella idea per i prossimi lavori. Considerata la vostra mania di cancellare o modificare la storia, nel prossimo film vorremmo un grandissimo Denzel Washington nelle vesti di Adolf Hitler o se volete tra le mura del Cremlino con l’uniforme del Tovarish Stalin.

Chissà che avrebbe da dire Stanley Kubrick, grande regista fissato con la perfezione ed il realismo.

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