Turismo in Turchia: cosa succederà adesso?

di Renato Marcantonio

Gli eventi degli ultimi giorni hanno innalzato un grande polverone, stavolta alimentato più dai politici occidentali, che dai media stessi, travolti anch’essi dalla preoccupazione generale espressa dai maggiori capi di stato.

La situazione è delicata: a prescindere dagli accordi di tregua è inevitabile che questa tensione, in cui serpeggia il grave rischio di una nuova crisi umanitaria, possa interessare quegli aspetti della vita lontani da ogni disguido anche solo diplomatico. La Turchia, ma soprattutto Istanbul, è una delle mete più importanti del turismo mondiale, che nel 2018 aveva visto una netta ripresa del numero dei visitatori dopo il clamoroso flop del biennio 2016/2017.

La ripresa era dovuta ad un ristabilirsi di una situazione politica sotto controllo, dopo gli attentati e i tentativi di colpi di stato negli ultimi mesi del 2016. Biennio che si portò con sé una devastante crisi del settore del turismo: chiusero alberghi, ristoranti e storiche agenzie di viaggio.

Il turismo europeo nel 2016 calò addirittura del 35% . Il 2018 come detto fu l’anno della ripresa, con aumento del turismo europeo addirittura del 40%. Numeri che ricatapultarono la Turchia nell’Olimpo delle mete preferite del turismo mondiale. Anche nel 2019 i numeri continuano ad essere più che confortanti, ma chiaramente i fatti degli ultimi giorni non possono essere sottovalutati. Influenzare una massa di amanti del viaggio è facile, e non basta sottolineare che Istanbul è una città che dista duemila chilometri dalla Siria per far rientrare ogni tipo di allarme. Gli occidentali seguono i tweet dei vari leader e le prime pagine dei loro giornali preferiti.
Un nuovo drastico calo del turismo sarebbe un grande autogoal di Erdogan che non può permettersi. Per l’economia turca questa tregua può essere un segnale distensivo, che non dovrà essere però fine a se stesso.
La tutela delle bellezze culturali e del settore del turismo è spesso sottovalutato da molte nazioni, il cui sostentamento dipende molto dalle grandi entrate che derivano dalle tasche dei visitatori. Le agenzie di viaggio, anche in Italia, cercano di spengere in tutti modi la fiamma dell’allarmismo, ma è chiaro che chi deve metterci un pezza è proprio colui che pochi giorni fa non ha fatto niente per evitare una crisi diplomatica anche con l’Europa stessa, che si è definita preoccupata per quello che sta accadendo.
Insomma, è inevitabile che queste tensioni tra Erdogan e i capi di stato europei influenzerà e non poco le scelte turistiche degli italiani, dei tedeschi, degli inglesi e dei francesi. Istanbul nel 2020 sarà anche la città in cui verrà disputata la finale della Uefa Champions leuage, un evento quasi paragonabile al Super bowl negli U.S.A.
Qualche giornale, ma anche qualche partito politico italiano ha lanciato già una petizione contro la città turca confermata come padrona di casa dell’evento. Spostare la sede di una manifestazione del genere non avrebbe precedenti storici recenti e sarebbe uno smacco economico sanguinoso, oltre che clamoroso. Erdogan dovrà pensare veramente bene alle sue prossime mosse, la sua amata patria potrebbe perdere nuovamente le sue certezze nell’ambito del turismo che da poco aveva recuperato. Certezze che valgono milioni, non spiccioli.

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