Avanti ragazzi di Buda

di Matteo Columbro.

Oggi, 23 ottobre 2019 ricorre l’anniversario di cui molti giornali europei e non, si dimenticano spesso.
Stiamo parlando della Rivolta d’Ungheria del 1956. Il paese in quel periodo era stretto nella morsa del Patto di Varsavia, la città venne repressa duramente dalle truppe dell’Unione sovietica, guidate in quel periodo dal regime comunista.
Tutto iniziò con una rivolta studentesca dei ragazzi di Budapest,pacifica ricordiamolo, che prese il via per dar sostegno agli studenti polacchi di Poznan, la cui protesta era stata repressa dall’URSS.
Presto divenne una rivolta anticomunista, a cui aderirono milioni di Ungheresi, scontenti dell’operato politico dell’allora ministro Imre Nagy.
Il 4 novembre successivo allo scoppio della rivoluzione, l’artiglieria e l’aviazione sovietica, lanciarono l’offensiva ai protestanti ponendo fine alla rivolta.
La restaurazione in Ungheria fu attuata dal nuovo capo del governo Janos Kadar. Mosca lanciò contro Budapest duecentomila uomini e quattromila carri armati. Vi furono quasi tremila morti tra gli ungheresi e circa 700 tra i militari sovietici, segno che ci fu una vera e propria guerra.
Il cantautore di destra Leo Valeriano compose una bellissima canzone sull’agonia dei magiari inascoltata dall’Occidente, Budapest. Ancora oggi, in Vaçi Utca a Budapest, su qualche palazzo, in alto, si possono vedere i fori dei proiettili dell’Armata Rossa.
Affinché tutti sappiano chi erano e cosa fecero e affinché tutti tengano bene a mente lo straordinario potere insito negli studenti: non semplici “ragazzini con i libri” ma vere e proprie menti che gestiranno la nazione.
Che il ricordo di questa rivolta sia per tutti noi il simbolo del risveglio comune, che nessuna classe dirigente può fare scelte sul nostro futuro se noi non lo riteniamo opportuno.

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