La violenta partita tra ungheresi e sovietici – il bagno di sangue di Melbourne

di Giovanni Rea.

Ieri, 23 ottobre, si è ricordata la tentata rivolta degli studenti e dei braccianti di Budapest avvenuta nel 1956 contro il regime sovietico che occupava l’Ungheria, ed altri paesi dell’Est Europa, da anni con estrema durezza. 

Oggi, invece, vogliamo ricordare un altro interessante episodio di resistenza ungherese accaduta nel dicembre dello stesso anno.

Durante il periodo dell’insurrezione i giocatori di pallanuoto della squadra dell’Ungheria si trovavano sulle montagne della capitale ad allenarsi per i giochi olimpici di  Melbourne. Successivamente, per garantire agli atleti una maggiore sicurezza, li fecero trasferire in Cecoslovacchia per poi fargli prendere un volo, a Praga, verso l’Australia.

Al girone finale dei famosissimi giochi olimpici si trovavano la squadra ungherese e quella sovietica e già prima della partita di pallanuoto, i giocatori ungheresi furono derisi dagli atleti dell’URSS, era evidente che la tensione era altissima già dall’inizio.

Fu così che il match ebbe inizio e si notò subito che la partita era molto dura e ardua, gli ungheresi celavano una forte rabbia nei confronti dei propri avversari e verso il regime comunista di Nikita Sergeevič Chruščëv, successore di Stalin, che nelle ultime settimane stava uccidendo e torturando molti cittadini di Budapest a causa della loro invana sommossa finita in maniera tragica.

Durante i minuti finali della gara gli animi si accesero ancora di più, la squadra ungherese stava vincendo con un ottimo risultato di 4-0 e – precedentemente – il capitano di quest’ultima, Dezső Gyarmati, sferrò un forte pugno ad uno dei giocatori avversari. Versi i minuti finali, uno degli sportivi appartenente sempre alla squadra dell’Ungheria, Zádor (nonché autore del terzo gol della partita), preso dalla foga e dalla rabbia, iniziò ad insultare la madre di un suo rivale sovietico, un certo Prokopov.

Quest’ultimo, con atteggiamento molto infuriato, rispose all’offesa chiamando la squadra avversaria con l’appellativo di “fascisti” e sganciò un violento cazzotto al ventunenne Zádor, facendolo sanguinare da sotto l’occhio destro.

L’acqua della piscina divenne di colore rosso e il match si trasformò in un vero e proprio bagno di sangue. 

Il giocatore ungherese, ferito gravemente, lasciò la vasca dove si stava tenendo l’incontro e, nel contempo, i supporter dell’Ungheria abbandonarono gli spalti per tentare di aggredire i sovietici. Ci vollero numerosi interventi delle forze dell’ordine per calmare i bollenti spiriti dei 5500 tifosi arrabbiati.

La partita finì con la vittoria dell’Ungheria che si aggiudicò l’oro olimpico, al secondo posto ci fu la Jugoslavia e al terzo la Russia sovietica.

Dopo la vittoria della propria squadra, Zádor, decise di chiuse con la carriera sportiva e di andare in esilio, come molti dei suoi compatrioti, fuori dal suo Paese senza mai fare più ritorno.

È ormai noto che gli Ungheresi siano duri a morire e che la loro forza di ribellione è sempre pronta a manifestarsi in qualunque occasione.

Un grande popolo con un grande coraggio che nel corso della sua storia ha fatto enormi sacrifici per la propria Nazione.

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