Non giornalisti: sciacalli

Di Manuel Berardinucci

Enrico Mentana, celebre giornalista noto per le immancabili maratone elettorali televisive e per “blastare” (vedasi “insultare senza argomentare”), termine adorato dai suoi fanatici seguaci, chiunque non concordi con una certa linea di pensiero, ha fondato Open, dando spazio ad una generazione di aspiranti giornalai (volutamente “giornalai”).  L’ultima prova di squallore umano, scorrettezza deontologica e pochezza morale, è stata fornita dall’articolo dedicato a Luca Sacchi, il giovane morto drammaticamente a Roma, difendendo la sua fidanzata. Il pezzo ha suscitato un così elevato grado di disappunto che dal sito ufficiale di Open, sulla pagina dell’articolo in questione, è stato cancellato il nome della vera autrice, per sostituirlo con un generico “Redazione”. Ma non è questo l’unico “ritocchino” apportato. Infatti all’inizio dello scritto campeggiava un controverso  “SEMBRAVA un ragazzo a posto”, mutato in “ERA un bravo ragazzo”, dopo il fiorir delle polemiche.

Dopo un accurato elenco degli interessi del giovane, si giunge al punto più basso dell’articolo. L’autrice infatti, scrive testualmente: “Era un giovane di idee sovraniste”. A sostegno di tale affermazione l’aspirante Mentanina, ripesca un post scritto da Luca Sacchi ben tre anni fa. Una discutibile scelta quella di mettere in evidenza, con accezione negativa, l’appartenenza ideologica del giovane. Sappiamo tutti molto bene che, spesso, ai giornali spetta fare il lavoro sporco, ma quale interesse poteva esservi, da un punto di vista giornalistico, nel riportare una simile non-notizia? Come, tale informazione, ha arricchito il dibattito pubblico, già eccessivamente esasperato e poco rispettoso, relativamente alla morte del ragazzo? Inoltre, non è proprio Mentana, il guru di questi aspiranti giornalai, ad aver, in più occasioni, consigliato di evitare la specificazione relativa alla nazionalità quando i carnefici sono stranieri? Nazionalità no, ma ideologia politica sì? Oppure peggio, dovremmo sottintendere che la riservatezza dei carnefici è più meritevole di essere preservata rispetto a quella delle vittime? Non lo so. Quel di cui sono convinto è di come le due posizioni siano in netto contrasto e che se al “Blastatore” rimanesse un minimo di coerenza, rimprovererebbe la propria adepta… speranza vana ovviamente.

Ma dinnanzi alle critiche non sono giunte ipocrite ma dignitose parole di scuse, tutt’altro. In un commento su Instagram, la Mentanina, oltre a difendere il proprio operato a spada tratta, ha persino arricchito il tutto dando dello “sbruffone” a Luca, spacciando il tutto per oggettivi dati giornalistici.

Eravamo già tutti tristemente consci della situazione patologica in cui versa il giornalismo Occidentale, ma se il futuro è rappresentato da questi eredi di Enrico Mentana, non resta che comporre la marcia funebre di quella che nacque come la più nobile delle professioni: gridare la verità e renderla accessibile a tutti.

Onore a Luca, le più sentite condoglianze alla famiglia e alla fidanzata.

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