Quel cattivone sovranista di Enrico Mattei

di Pasquale Guacci.

Definizione di “sovranismo” (Treccani). <<Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.>>

Articolo 1 della costituzione della Repubblica Italiana: <<L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nella forma e nei limiti della costituzione.>>

Il sovranismo è, dunque, un dovere.
Volete un esempio del miglior sovranista visto in Italia? Enrico Mattei!
Oggi ci troviamo questa parola un po’ ovunque ma, come un po’ tutto in questi tempi funesti, il significato di questa parola viene distorto da molti (pseudo) giornalisti e quindi si trasforma in qualcosa di deprecabile, a volte disdicevole.
Il grande Enrico Mattei fu fondatore e presidente dell’ENI. Morì, in circostanze al quanto misteriose, il 27 Ottobre del 1962 in un incidente aereo nei pressi di Bascapè. Le cause non furono mai chiarite e molti complottisti, come il sottoscritto, ipotizzano che a bordo ci fosse un bomba fatta piazzare da chissà quali delle Sette Sorelle anglo-americane che dominavano il mercato petrolifero dell’epoca. Questa ipotesi del complotto internazionale nasce dalla storia e (soprattutto) dall’attività di Mattei, che trasformò un vecchio ente fascista nella moderna ENI, portando l’Italia a competere sul mercato internazionale.

NASCE L’ENI
A guerra finita, Mattei, venne nominato commissario dell’AGIP (Agenzia Generale Italiana Petroli), una compagnia con il morale “sotto i tacchetti” che possedeva una manciata di concessioni per esplorazioni petrolifere che niente avevano fruttato al Paese. Gli venne ordinato di liquidare l’AGIP e vendere le strutture e le concessioni al miglior offerente, liberando lo Stato da un peso inutile.
Il giovane Enrico non lo fece: alcune esplorazioni sismiche fatte durante il periodo della guerra avevano lasciato il sospetto che nei pressi della provincia di Lodi potessero esserci giacimenti di gas e petrolio.
Le esplorazioni rivelarono i sospetti infondati ma fu fatta un’altra scoperta sensazionale: il lodigiano era ricco di metano. Grazie a Mattei, per l’AGIP fu un successo: vennero trovata energia a “basso costo” e soprattutto nelle mani dello Stato Italiano. Correva l’anno 1953: fu instituito l’Ente Nazionale Idrocarburi e, grazie al successo di Mattei, furono creati milioni di posti di lavoro e un po’ del merito del “boom economico” va dato anche a questo signore qui.

LE SETTE SORELLE
GULF
SHELL
CFP
BP
SOCAL
TEXACO
EXXON
Il nome delle “Sette sorelle” che dominavano il mercato petrolifero mondiale. Una sola di queste compagnie aveva un bilancio quasi pari a quella dello Stato Italiano (SHELL) e pensate messe insieme quale potenza economica avevano. Una potenza economica mostruosa in grado di condizionare qualunque Stato.
Grazie alle politiche di Mattei, l’ENI riuscì a sedersi al tavolo dei grandi e in un incontro tenutosi a Montecarlo, nel 1959, Enrico Mattei incontra Arnold Holland Shell (proprietario della già citata SHELL).
Shell chiese di tenere alti i prezzi dei carburanti in Italia in modo da trarne tutti vantaggio, Mattei rispose picche. Secondo il presidente ENI, tenere alti i prezzi avrebbe avuto un impatto molto negativo sull’industria italiana rendendola meno competitiva sul mercato internazionale; inoltre l’Italia si sarebbe procurata il petrolio dove era più conveniente e lo avrebbe raffinato “in casa” con le nostre tecnologie.
La risposta fu un no militaresco.
Mattei si rivolse, quindi, alle compagnie sovietiche ma fù ancora peggio!
Iniziò una campagna mediatica contro Mattei da far accapponare la pelle d’oca. L’opinione pubblica anglo-americana demonizzò il Presidente dell’ENI.
La goccia che fece traboccare il vaso fu l’Algeria.
Siamo negli anni in cui il popolo algerino reclama l’indipendenza dal colonialismo francese e da Mattei fu fatta una promessa: acquistare il gas algerino solamente in caso di indipendenza ottenuta, facendo sedere al tavolo delle trattative lo Stato (e quindi figurativamente il popolo algerino.
Fu troppo.
L’8 gennaio 1962 Mattei era atteso in Marocco per l’inaugurazione di una raffineria, ma il pilota del suo aereo personale, accorgendosi di una lievissima sfumatura sonora da uno dei reattori, scoprì un giravite fissato con del nastro adesivo a una delle pareti interne del motore.
Tra la fine del settembre dello stesso anno e l’inizio del mese successivo, Mattei ricevette Leonid Kolosov, capo-centro del KGB sovietico il quale gli segnalò che contro la sua persona erano in corso progetti di “neutralizzazione”. Lasciando la moglie per partire per la Sicilia, il 26 ottobre 1962, Mattei la salutò dicendole che poteva anche darsi che non sarebbe mai più tornato. La sera del giorno dopo l’areo su cui viaggiava Mattei precipitò nel pavese e l’attentato resta ancora oggi un mistero.
Enrico Mattei lasciò un vuoto incolmabile nel cuore di tutti gli Italiani.

ENRICO MATTEI: UN SOVRANISTA.
Gli assassini di Mattei non potevano tollerare un’Italia sovrana. L’ENI stava palesemente diventando una minaccia per il dominio petrolifero anglo-americano.
Enrico Mattei fu un grande italiano, un grande sovranista e (prima di tutto) un grande uomo. Mattei fu sovranista perché dell’Italia ne rivendicava la piena dignità in campo internazionale, rivendicava un posto in prima fila come la rivendica una grande nazione (qual è l’Italia) e rifiutava i “divieto crescita” imposti da altri.
Non dipendere da nessuno sarebbe stato il sogno di Enrico Mattei e ne pagò col sangue, come altri sovranisti venuti dopo di lui (vedi Aldo Moro).
A Yalta gli inglesi avevano faticato non poco per ottenere il “protettorato italiano”. Si trovarono in difficoltà sin da subito perché non avevano esperienza sulla colonizzazione di popoli “evoluti”.
Il 1969 fu un anno cruciale in quanto la perdita dell’oceano di petrolio della Cirenaica fu un duro colpo per le compagnie anglo-americane. Sospettavano che dietro il colpo di stato con cui Gheddafi aveva, in un sol colpo, cacciato Corona e Americani fosse stata “sotto sotto” opera nostra.
Lo stesso giorno in cui Gheddafi, il 12 Dicembre del 1969, liberava il popolo libico dallo straniero, a Milano (piazza Fontana) una bomba fece saltare in aria la Banca Nazionale dell’Agricoltura (banca usata per le transazioni italo-libiche).
Con questo articolo voglio ribaltare quel luogo comune che è ormai motto di ognuno di noi: Italiani passivi e servi del padrone.
Abbiamo civilizzato e dominato il mondo conosciuto con i fasti di Roma, umiliati i tedeschi con la controriforma, creato il Fascismo contro l’usura inglese prima e forgiato uomini come Enrico Mattei (e non solo).
La verità è che se svegli, facciamo paura!

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