C’è chi vuol regalare tutti i nostri dati a Zuckerberg

di Manuel Di Pasquale.

Quasi difficile scadere nel diffamatorio, ma quando si parla di un personaggio simile è sempre meglio “ridere per non piangere”.

Luigi Marattin, deputato e fedelissimo di Renzi, tant’è che è stato uno dei primi ad aderire ad Italia Viva, economista che pur di non dare ragione ai sovranisti aveva parlato dei benefici di una moneta coloniale come il Franco CFA, ne ha sparata un’altra delle sue: presentare la carta d’identità se ci si vuole iscrivere ai social media.

Questa misura servirebbe a garantire più sicurezza per chi riceve insulti ed ingiurie nel mondo virtuale, perché in questo modo si risalirebbe in fretta al profilo del “diffamatore”.

La cosa bella è che il mondo “dem” da un po’ di tempo ci sta “scartavetrando gli attributi” con il caso Cambridge Analytica e quindi su un presunto furto di dati degli internauti.

Con la proposta di Marattin si avrebbe qualcosa di paradossale: essendo i social network come Facebook, Twitter, ecc… società private, andremmo a cedere la totalità dei nostri dati sensibili a questi. O meglio, uno come Zuckerberg, tra le tante cose, avrebbe a disposizione anche il nostro indirizzo di casa. Tutto ciò, quindi, garantirebbe un’ulteriore “violazione” della privacy, che in questo caso diverrebbe legale, poiché saremmo tenuti a rilasciare copia del documento d’identità.

L’altra via sarebbe quella di un social gestito direttamente dal governo, ma questa è un’altra ipotesi da scartare: una pratica simile succede in Cina, dove è impossibile parlare di alcuni argomenti “non allineati” all’interno dei confini nazionali.

Del resto, questa proposta è già inutile di suo: con i mezzi odierni è facile risalire agli indirizzi IP di chi pubblica determinati contenuti sul web, soprattutto su un social network quale Facebook che blocca “utenti sospetti” alla minima anomalia.

Quindi, come potremmo descrivere questa proposta? Potremmo dire che è una cazzata, ma in questo caso no, poiché potrebbe essere più pericolosa di quel che si pensa. Sperando comunque che quanto detto sia solo una banale provocazione.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *