Quale Odio?

Di Manuel Berardinucci

“Combattere l’odio” è il nuovo mantra dell’ intellighenzia progressista preoccupata dal diffondersi di tale piaga attraverso l’intricato mondo della rete. L’ultima battaglia della Nuova Profana Inquisizione è l’Istituzione di una Commissione che si occupi di combattere i fenomeni di odio sui social ed in particolare quello di matrice etnica, razziale o sessuale. I peggiori regimi totalitari del mondo erano giunti a punire il pensiero, nessuno si era ancora spinto sino alla demonizzazione dei sentimenti. Poiché, piaccia no, l’odio questo è, pretendere di cancellarlo dall’indole umana è utopico, oltreché pericolosamente psico-poliziesco. Certo è giusto, ma anche doveroso per una Civiltà che sia tale, punire e perseguire coloro i quali tramutano tale sentimento in minacce, infamie o addirittura violenze.  Corre l’obbligo di ricordare, comunque, che tutto ciò è già punibile per legge e se si dovessero ritenere insufficienti o inefficaci le sanzioni corrispondenti, sarebbe utile inasprirle attraverso un normale iter legislativo. In ogni caso, dunque, la Commissione ideata dalla Senatrice a vita Liliana Segre, di cui la sinistra si è fatta immediatamente paladina, non ha motivo e senso di esistere, tranne nel caso in cui, come molti, a buon ragione, sospettano, si trattasse dell’istituzione di uno strumento atto a censurare contenuti e personaggi non allineati ad una determinata corrente di pensiero.  Tralasciando la tristezza di un movimento, come quello dei pentastellati, nato attraverso la rete e che della massima libertà online ha sempre fatto un vessillo, il quale oggi non si oppone ad una degenerazione totalitaria del genere, ho altri due dubbi sulla Commissione. Dubbi che, se confermati, tradirebbero, ancor di più, la vocazione liberticida dell’iniziativa. Innanzitutto mi chiedo come sia possibile che, avendo come principale scopo quello di contrastare l’antisemitismo, nella mozione presentata non si sia fatto il minimo accenno all’integralismo islamico e all’estrema sinistra filo-palestinese.

In secondo luogo, ho avuto modo di notare che, ad oggi, una delle tipologie di odio più diffusa è quella relativa alla politica. Per citare i casi più celebri potrei parlare di Chef Rubio che si augura l’eliminazione fisica dei sovranisti, di Oliviero Toscani che da della ritardata a Giorgia Meloni e a Francesco Merlo che le dedica un articolo ricco di infamie e insulti, di Saviano che definì Salvini “ministro della malavita” oltre che “buffone”, di Lilli Gruber che scherzò sulla “pancia” del leader leghista (nulla di grave, ma non molto diverso da quanto accaduto nei confronti della Bellanova, caso per il quale, invece, l’intero mainstream si è mobilitato), di Andrea Scanzi che proprio in queste ore, in riferimento all’astensione del centrodestra rispetto alla Commissione Segre, ha scritto “incarna al meglio il peggio di questo paese, mi fa schifo e per quanto mi riguarda vale meno di una cloaca.”

Tutti episodi, quelli citati, in cui amore e gentilezza non sono assenti, ma proprio deturpati. E il rammarico proviene dalla consapevolezza che si tratti soltanto di punte di un profondo iceberg: un diffuso odio di una parte della popolazione nei confronti di chi non condivide una certa linea di pensiero. Un odio che trasuda presunzione di superiorità, convinzione di essere detentori della verità e soprattutto visione dell’avversario come nemico, inferiore e totalmente delegittimato ad esistere. Quest’odio, tuttavia, sono convinto, non verrà punito da nessuna Commissione.

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