Venezia non ama i militari ma deve la vita alla Marina Militare

di Gaspare Battistuzzo Cremonini

Fosse accaduto in Svezia, in Francia, in Inghilterra o in Germania, ne sarebbe nato un incidente nazionale con gravissime ripercussioni per docenti, genitori e professori. Ma siamo in Italia, così nessuno si scandalizza se un liceo, nella sua quasi interezza, volta le spalle a degli appartenenti alle Forze Armate tacciandoli di rappresentare una visione violenta e guerrafondaia della vita.
Siamo a Venezia. La scuola è il Ginnasio-Liceo ‘Marco Polo’, noto istituto che non ha mai fatto mistero di portare le sue simpatie sinistrorse sino al parossismo: scuola con altissimo tasso di scioperi ed occupazioni – regolarmente mai ostacolati da alcuna dirigenza, – il ‘Marco Polo’ è un aggregatore di movimenti studenteschi di sinistra e una vera roccaforte della gauche caviar lagunare.
In occasione ed in preparazione del 4 Novembre, Festa della Vittoria, dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il preside dell’istituto, Gianni Maddaloni, di concerto con l’Ufficio Scolastico Regionale, decide di invitare a parlare ai ragazzi – specie quelli dell’ultimo anno, che la Grande Guerra ce l’hanno in programma, – due esponenti delle Forze Armate: un Tenente di Vascello proveniente dalla Scuola Navale Militare ‘Francesco Morosini’, una delle quattro scuole militari italiane e fiore all’occhiello della formazione scolastica lagunare, ed un Tenente della Guardia di Finanza.
Per altro i due ufficiali sono donne, cosa che avrebbe dovuto rendere tutti ancor più orgogliosi: soprattutto per le studentesse, si sarebbe trattato di un’ottima occasione per parlare e scambiare idee con donne stimate nella loro professione e che hanno saputo fare carriera in mondi tradizionalmente maschili.
La sorpresa dei due ufficiali è massima quando si recano a scuola, uniforme d’ordinanza (in un mondo in cui anche i conferenzieri, a volte, non disdegnano la T-shirt) e, preparate a rispondere alle domande degli studenti, scoprono che di studenti ce n’è una percentuale irrisoria, forse nemmeno due classi in tutto l’istituto, in un’aula magna praticamente vuota. Che è successo?
Semplice, genitori e studenti, RSU e professori si sono messi d’accordo per boicottare l’incontro. Per quale ragione, si chiederebbe una persona sana di mente? Perché il ‘Marco Polo’ è una scuola di pace e si ritiene diseducativo per i ragazzi parlare con rappresentanti delle Forze Armate, corpi dediti alla guerra e che in quanto tali contravvengono al dettato costituzionale (“L’Italia ripudia la guerra come forma di risoluzione delle controversie internazionali…”)
Ribadire l’ignoranza di genitori, studenti e professori, nell’appellarsi ad un articolo della Costituzione che proibisce un uso specifico delle Forze Armate ma non ne vieta certo l’ esistenza, è forse cosa sin troppo ovvia perché valga la pena di buttar via dell’inchiostro; cosa più preoccupante è che simili insegnamenti vengano veicolati dalla scuola, che è di tutti e in primo luogo della Nazione che dalle Forze Armate è difesa.
Epperò c’è persino di più. C’è la sacrilega mancanza di rispetto verso i morti della Grande Guerra, che da cento anni ricordiamo il 4 Novembre (l’11, come si sa, nei paesi anglosassoni dove addirittura esiste la funzione religiosa di Stato denominata Remembrance Sunday e dove chi non indossa il tradizionale Poppy, il papavero delle Fiandre, è guardato con sospetto) ma che sembrano non interessare al Liceo ‘Marco Polo’.
Ed infine vi è anche della spudorata irriconoscenza. Molti superbi veneziani forse hanno la memoria corta, o non conoscono la Storia, perché altrimenti saprebbero e ricorderebbero che dopo la disfatta di Caporetto, quando gli Austriaci dilagarono nella pianura fino al Piave, ci fu chi parlò perfino di abbandonare Venezia, ormai indifendibile; saprebbero, ricorderebbero e testimonierebbero che vi fu un uomo, l’ammiraglio Paolo Thaon di Revel, che si oppose strenuamente a quest’ipotesi.
Thaon di Revel cominciò un’opera forsennata ed instancabile di fortificazione della città lagunare – se monumenti come la Basilica di San Marco, così esposti, sono ancora in piedi, si deve a lui, – e di difesa, isola per isola, creando ad hoc uno specifico reparto, il Battaglione Fanti Marina (oggi Battaglione San Marco, proprio perché la città volle onorarlo col nome del suo patrono in segno di ringraziamento) che combatté sull’acqua, per terra e persino sui tetti, giacché Revel aveva fatto sistemare postazioni contraeree anche sulle caratteristiche altane veneziane.
Insieme con Thaon di Revel, uomini della tempra di Gabriele d’Annunzio, di Luigi Rizzo, di Costanzo Ciano si incaricarono di portare la guerra ‘fuori’ da Venezia, impegnando gli Austriaci nei loro stessi porti dalmati, con azioni di un’audacia talmente proverbiale ed incomprensibile che vengono studiate ancora oggi in tutte le accademie militari del mondo.
Senza la Marina Militare, ossia senza le Forze Armate, quei boriosi genitori, docenti, studenti del detto Liceo ‘Marco Polo’ oggi sarebbero costretti a fare lezione in tedesco, magari in dipendenza dal Ministero dell’Istruzione di Vienna. Beninteso: non che lo scrivente non sappia come molti veneziani siano a tutt’oggi austriacanti – come usava dire un tempo, – ma bisogna riconoscere che debba esserci un limite anche alla mancanza di riconoscenza.
Questo triste episodio di mala scuola ci costringe ad interrogarci su qualcosa che tutti sappiamo ma che nessuno di noi ha mai il coraggio di dire: arriverà il momento in cui a scuola si smetterà di tollerare che i docenti facciano propaganda politica di sinistra?

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