“Maleficent – Signora del male”. Un secondo capitolo politicamente corretto

Aurora è la regina della Brughiera, un territorio popolato da colorate creature fantastiche e difeso dalla temuta Malefica. Un giorno il principe Filippo, figlio del re Giovanni e della regina Ingrid, chiede la mano di Aurora, che accetta con gioia.

Il loro matrimonio sancirebbe non solo l’unione dell’amore tra i due giovani, ma anche la conseguente alleanza e la pace tra il regno degli umani e la fatata Brughiera. Tuttavia, l’attrito tra le non buone intenzioni di Ingrid e il senso protettivo di Malefica innesca una serie di fatti e scontri che mette a rischio la pace a favore della guerra.

Joachim Rønning, già regista dell’ultimo capitolo di Pirati dei Caraibi, prosegue il racconto della rivisitazione della fiaba La Bella addormentata, approfondendo le origini e l’identità dell’(ex) strega Malefica e riempiendo quello spazio inedito relativo al rapporto tra gli umani e le creature del regno magico.

Rispetto al classico Disney ritroviamo, pertanto, alcuni dei personaggi originali e le medesime ambientazioni; la trama, invece, si muove in un territorio mai esplorato precedentemente. Ciò è indubbiamente un elemento positivo della pellicola: le novità e la differenziazione rispetto a una fonte narrativa di riferimento (qui il classico Disney) sono sicuramente da apprezzare, evitando, quindi, di riproporre la ricetta della solita minestra.

A livello cinematografico gli unici punti di forza sono la fotografia e gli effetti visivi: i colori dei luoghi fantastici e la grandiosità dello scontro finale (più simile a una battaglia di un cinecomic che alla lotta tra il bene e il male di una storia fiabesca) sono uno spettacolo per gli occhi. D’altra parte, la regia e la sceneggiatura non aiutano il film a compiere quel salto di qualità: nonostante la narrazione non subisca rallentamenti significativi e mantenga un livello di intrattenimento discreto per il pubblico (ma sicuramente alto per gli spettatori più piccoli), la sceneggiatura contiene tantissimi passaggi scontati e non aiuta a cogliere quella profondità che alcuni personaggi meriterebbero.

Nell’antologia cinematografica degli ultimi anni sta assumendo un’importanza sempre più considerevole i ruoli di personaggi femminili. In quest’ultimo film Disney Malefica, Aurora e Ingrid sono i tre personaggi femminili principali. Fra tutte spicca indubbiamente la Signora del male, una Jolie elegante, altezzosa e dalle forme sinuose; il contrasto visivo che si genera tra la sua pelle bianchissima, il nero dei suoi abiti e il brillante verde smeraldo dei suoi occhi confermano la significatività della sua presenza scenica. Elemento che, tuttavia, si limita ad essere un mero fattore estetico.

Imperdibile e alquanto interessante (il primo) scontro tra le due consuocere Malefica e Ingrid, una sequenza narrativa che nel film funziona da tutti i punti di vista.

La convivenza tra popoli e la costruzione di ponti tra i vari regni sono temi attualissimi, politici e sempre più ricorrenti. Peccato che qui siano il risultato di ragionamenti retorici, a cui viene contrapposto come antitesi l’infimo obiettivo dell’antagonista di annientare la diversità; un obiettivo senza solide fondamenta, proprio di un personaggio piatto e privo di spessore, di un’antagonista che è malvagia e basta, le cui scelte non sono dettate da motivazioni profonde, ma risultano ammantate da un velo di banalità. Per completare il quadro del politicamente corretto non si poteva non strizzare l’occhio a coppie gay interrazziali e uscire dai canoni tradizionali della lotta tra il bene e il male.

Le tematiche più interessanti sono altre: le svolte narrative avvengono dopo aver colto l’importanza delle proprie origini, e i passaggi più intensi quando si manifesta ciò che è in grado di smuovere l’amore nell’animo umano.

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