Un governo che distruggerà l’Italia economicamente e socialmente

Di Paolo Muttoni

La maggioranza Pd – M5s – IV – LeU è in piedi da 2 mesi e sembra già arrivata al capolinea, che paese meraviglioso.

Il governo è nato sotto i migliori auspici: nuovo umanesimo di Conte, l’accordo di Malta ed una politica migratoria risolta nel giro di 5 minuti, Di Maio ministro degli esteri anzi Di Maio che non era più ministro dello sviluppo economico, l’addio di Toninelli, il nuovo ministro dell’istruzione che minacciava di dimettersi (il giorno del giuramento) se non otteneva 2 miliardi in più entro dicembre, il Green New Deal, la pace del mondo e Greta Thunberg.

Un governo che comincia a fare i conti con la realtà e con le innegabili differenze ideologiche che attraversano il quadripartito di governo.

Questa è stata la narrazione giornalistica nei primi giorni di vita della maggioranza poi, come un fulmine a ciel sereno, il giorno della nomina dei sottosegretari Renzi scinde dal PD e forma Italia Viva. E da qui comincia una lenta discesa dell’armonia all’interno della maggioranza che ci porterà ai giorni nostri.

Architrave di tutto, la politica migratoria. L’accordo di Malta era stato sbandierato come l’inizio di una nuova epoca (Redistribuzione, rotazione dei porti volontaria) poi vai a vedere nel concreto e ti accorgi di come gli sbarchi dall’arrivo della Lamorgese siano aumentanti in maniera esponenziale. Ma al di là di questo, che era prevedibile, molto più indecoroso (secondo il mio punto di vista) è il silenzio della Lamorgese che in 2 mesi di governo ha rilasciato una sola intervista. E sulla stessa linea tutto il governo, che reputo troppo silenzioso mediaticamente, come se fossimo in una democrazia liberale ottocentesca a ristretto.

Ora si potrebbe dire “eh ma non poteva fare come Salvini, 2/3 dirette Facebook alla settimana” no, ci mancherebbe, ma bisogna connettersi con la realtà e rendersi conto che siamo nel 2019 ed i mezzi per comunicare con i cittadini, con le cose che si fanno sono molteplici, un po’ di dialogo in più non guasterebbe.

Secondo punto è la politica economica del governo, che non c’è. Andando in ordine di tempo il caso ILVA è emblematico, qui abbiamo anche delle responsabilità di tutti i governi precedenti, con il giochino del “tolgo e metto” lo scudo penale. Così che quelli di Mittal si sono stufati ed hanno deciso di levare le tende, mettendo a rischio l’1.4% del nostro PIL (una manovra economica) ed il governo come risponde? Non si sa, minacce ed incontri. La realtà è che togliendo lo scudo penale, emendamento Lezzi votato dalla maggioranza a fine ottobre, “il governo ha dato a Mittal una pistola carica per spararci in fronte” (ex-ministro Centinaio).

Passando alla manovra la sostanza non cambia, litigi ed incomprensioni, ministri che votano la manovra e partiti dello stesso ministro che criticano la manovra il giorno dopo. Tasse definite “etiche” per poter combattere l’obesità e salvaguardare l’ambiente, poi si va a leggere i dati e noti come si prevede un aumento del gettito fiscale (quindi un consumo che rimane costante, o addirittura cresce) e capisci come l’unico obiettivo sia quello di fare cassa.

Per non parlare del dibattito, surreale, che si è avuto per giorni nel mese di ottobre. Quando le discussioni erano incentrate sulle “genialate” del ministro Fioramonti, come la tassa sulle merendine e la tassa sui trasporti inquinanti, oppure l’obbligo di usare il POS con l’obiettivo di eliminare dalla circolazione il contante.

In ultimo non potevo dimenticare il neoumanista, l’uomo della provvidenza, lo statista del futuro. Giuseppi Conte. Sommerso dalla questione sul Russiagate, in cui c’entra Renzi, in giri di spie internazionali più grandi di lui ed in conflitti di interessi e speculazioni immobiliari (in cui c’è lo zampino del Vaticano).

Insomma, per il premier che aveva annunciato la crisi di governo più trasparente della storia repubblicana (8 agosto) è un bel curriculum.

Alla fine, lo sanno tutti perché questo governo è nato, non c’è niente di ideologico o valoriale, ma per pura convenienza e strategia politica. Bisogna evitare che si vada alle elezioni, in cui la coalizione guidata da Matteo Salvini prenderebbe ben oltre il 50% dei suffragi e quindi bisogna anche evitare che quella stessa maggioranza abbia il potere di eleggere un Presidente della Repubblica “scomodo” in totale autonomia parlamentare.

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