“Liberismo? Il male assoluto” FAKE NEWS

di Matteo Poloni

Il seguente articolo va inteso come controrisposta alla tesi pubblicata sempre sul nostro sito da un altro collaboratore.
Giovani A Destra è un giornale che spazia tra più destre e condivide il confronto come possibilità di miglioramento tra i ragazzi, per questa ragione abbiamo dato spazio alla replica del Dott. Matteo Poloni che si fa portavoce della parte liberale.

Mai come in questi ultimi anni si è assistito a così tanti attacchi al liberismo e ai suoi principi, assalti condotti con una ferocia pari soltanto alle disarmanti mancanze degli autori di ciò, un carnevale di carenze i cui deleteri risultati porta i meno attenti a cercare rifugio nella vera minaccia al sistema economico e sociale: il collettivismo.

Partiamo dall’inizio; il testo inizia con la seguente frase:“ Liberismo … con questa parola si identifica un tipo di economia basato esclusivamente sul mercato, senza alcun intervento statale”.
Ecco come rispondo:

1) il liberismo non riguarda solo la dimensione economica della società, ma anche quella dei diritti e delle libertà individuali e sociali
La distinzione tra liberismo e liberalismo è un errore prettamente italiano, dovuto a Croce e corretto già all’epoca da Einaudi, poiché senza libertà economica non vi sono libertà sociali e viceversa; a tal proposito, tra noi liberali si è soliti dire che chi vuole solo le libertà economiche (leggasi minor pressione fiscale) è un “fascista che si crede liberale solo perché vuole pagare meno tasse”, mentre chi vuole solo le sociali (leggasi legalizzazione delle sostanze stupefacenti) è un “socialista che si crede liberale solo perché vuole legalizzare la ganja”, sebbene la differenza tra le due categorie è nulla, come ci ricorda il nostro caro Hayek.

2) il liberismo non esclude a priori l’intervento statale
Non molti lo sanno, ma i liberali si dividono in più correnti di pensiero che vanno dal liberismo sociale (su di essa l’opinione non è unanime perché fa riferimento al pensiero di gente come Keynes) all’anarco-capitalismo.
Ebbene, l’assenza di intervento statale è una caratteristica proprio di quest’ultima corrente, mentre i liberali classici come me riconosco la necessità di un intervento statale in ambito economico, sebbene ridotto al minimo e di tipo negativo, visto che lo Stato è sì un male necessario, ma resta pur sempre un male e il masochismo, è personale, non un “gusto” da imporre a tutti.

Dove è mai stato veramente attuato il liberismo in questi anni?
Se guardiamo l’Index of Economic Freedom, sono 4 i Paesi più liberali al mondo: Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda e Svizzera.


Mi vuoi forse dire che siamo tutti come Hong Kong o la Svizzera? Come fai a parlare del trionfo del liberismo in un periodo storico ove lo Stato interviene massicciamente nel sistema economico?
E occhio: non mi si venga a dire che tale azione è dovuta proprio al fallimento del liberismo.
Infatti, per chi come me è cresciuto durante la Crisi e ha avuto gli studi universitari pervasi dai suoi effetti, sa che l’odierna crisi è stata originata – manco a farlo apposta eh – proprio dallo Stato e dalle sue istituzioni, con politiche monetarie espansive fuori controllo (leggasi FED), legislazione inadeguata (leggasi normativa finanziaria) e una socialistica gestione delle politiche fiscali.

E a tal proposito, altri due punti di informativa:
il liberismo – nel voler un minor ruolo dello Stato nella società sul fronte economico – richiede due politiche congiunte: minor spesa e MENO TASSE!
l’austerità non è colpa del liberismo, ma bensì (indovina un po’) dello Stato.
Infatti lo Stato – al pari di famiglie, imprese e terzo settore – è un’azienda soggetta al funzionamento delle leggi dell’economia, tra le quali quelle del mercato e se esso spreca i soldi dei cittadini (N.B.: come disse Margaret Thatcher, non esistono i soldi dello stato, ma bensì quelli dei contribuenti), violando ogni principio di sana e prudente gestione, non ti meravigliare se con la crisi salta la baracca e i finanziatori richiedono un maggior tasso d’interesse.
Ciò è tant’è vero che qui – giusto per fare un po’ di sana cultura economico-finanziaria – stiamo parlando di una delle leggi fondanti del sistema economico: la relazione positiva tra rischio e remunerazione; della serie, vorreste forse sostenere che se Tizio è un pessimo debitore e vi chiede dei soldi, voi non glieli concedete senza chiedere una maggior tutela a fronte del rischio che correte nel privarvi della possibilità di usare tale denaro per altre attività più sicure?

A ciò fa poi seguito un forte mixaggio di luoghi comuni che ci portano alla Francia (i francesi liberisti? Ma se per definizione storica sono dei centralisti burocrati) e ad ulteriori accuse infondate all’austerità (talmente infondate che basta leggere i dati relativi alla gestione del rapporto deficit/PIL), il tutto unito da un uso di termini e parole che nel ricordarmi fortemente i discorsi dei centri sociali quando parlano di quel filosofo disadattato che è Karl Marx, ci portano a un vergognoso attacco alla globalizzazione e al libero commercio.
Ora, premettendo che solo per questo servirebbe un articolo a sé, qui mi limiterò a fare alcune riprese fondamentali, partendo da un caloroso invito: leggetevi La verità, vi prego, sul neoliberismo di Mingardi.

Principio cardine dell’economia: i bisogni dell’uomo sono illimitati, mentre le risorse sono scarse;
la specializzazione nella produzione risale alla Preistoria, tant’è che è da qui che nasce il mercato e i vantaggi derivanti dalla specializzazione e commercio fra paesi, sia per il sistema produttivo che per i consumatori, sono stati dimostrati mica l’altro ieri, ma bensì da Ricardo nei Principi di Economia Politica (1817) con la legge dei vantaggi comparati;
il liberismo non solo è a favore del libero commercio, ma è contrario allo sfruttamento dei lavoratori e a un sistema produttivo che danneggia l’ambiente; infatti, lo sfruttamento danneggia tanto la libertà sociale quanto quell’economica.

Infine, smentisco velocemente quest’ultima affermazione: il liberismo privilegia i poteri forti.

Infatti, in tale documento egli (l’autore ndr) esplicita come la condizione per il corretto funzionamento del sistema economico sia la libera concorrenza, con un processo di formazione dei prezzi che non deve subire ingerenza da attori esterni (leggasi Stato), salvo nel ridurre ciò che ostacola ciò, IVI INCLUSI I POTERI MONOPOLISTICI & C.


La libertà e l’agire dei singoli individui è – come scrissi nell’introduzione alla mia tesi triennale sulle politiche di reazione alla crisi da parte di UE e Giappone – ciò che storicamente ha fatto crescere ed evolvere la nostra società, la quale è oggi minacciata sia da un intervento statale fuori controllo (specie qui in Italia) che da un sistema capitalismo violante i suoi principi di corretto funzionamento.
Pertanto, invocare l’intervento di una destra sovranista e antiliberista non è la soluzione, ma semmai il colpo di grazia alle libertà (economiche e sociali) dell’individuo (ivi inclusi me, lui e voi) e alle formazioni sociali nel quale esso stesso opera.
Insomma, per dirla con un eufemismo vedete questo Paese come la propria casa che va in fiamme: al posto di metterti al sicuro e chiamare i pompieri, ti ci chiudi dentro inneggiando ai piromani.
Della serie, liberi di farlo ma non imporre i tuoi errori agli altri.

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