Venezia, ora Riemergere

di Enrico Ellero

La Serenissima, un nome che suona quasi come un ossimoro negli ultimi giorni, è stata sommersa dall’acqua, un acqua che non raggiungeva questi livelli dal 1966, l’anno dell’ “Aqua Granda”.
Fu proprio l’Aqua Granda a rendere il problema della salvaguardia di Venezia e dell’intera laguna una questione “di rilevante interesse nazionale”, anche se ci vollero sette anni per ottenere la prima Legge Speciale per la città.
Tra gli anni Ottanta e Novanta venne ideato un progetto di difesa della laguna dalle maree che assunse in seguito il nome di MoSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), richiamando la figura del patriarca biblico che divise le acque del Mar Rosso.
Nel 2003 venne posta la prima pietra di un’imponente opera di ingegneria idraulica che, una volta in funzione, dovrebbe tutelare la città e le altre isole da maree alte fino a tre metri. Il condizionale è d’obbligo visti i grandi ritardi che si sono accumulati nella fase di realizzazione e viste le ultime notizie, non proprio incoraggianti, sul possibile deterioramento delle cerniere d’acciaio delle paratoie.

Ad ogni modo, il MoSE dovrebbe (altro condizionale) diventare operativo alla fine del 2021 e si spera possa finalmente fungere da scudo a difesa di una città fragile, di una popolazione esasperata e di tesori dal valore inestimabile. Calamità come queste infatti non danneggiano solo residenti e lavoratori, ma sfregiano il volto di una città patrimonio dell’umanità, una città unica, una città che il mondo intero invidia, omaggia e contempla da sempre.


Le immagini dell’acqua che entra nella cripta di San Marco dovrebbero risvegliare in tutti gli italiani, non solo nei veneziani, un istinto di compassione (cum patior, soffro con), di amor patrio, di solidarietà, di vicinanza spirituale. Così come il popolo francese ha assistito inerme, commosso, ma ancora più unito alle fiamme di Notre-Dame, così in questi giorni gli italiani devono essere con la mente e con il cuore a Venezia.


Ci sarà tempo per le polemiche, ci sarà tempo per ricordare che speculazione e malaffare hanno profanato per anni questa città, indebolendone le difese e accelerandone il declino, ci sarà tempo per attribuire delle responsabilità, ci sarà tempo per capire qual è l’impatto dei cambiamenti climatici sull’ecosistema lagunare, ci sarà tempo insomma per provare a disegnare un futuro diverso per Venezia e per lasciarsi alle spalle un presente tutt’altro che roseo.
Adesso però è il momento di ripartire, di restare uniti, di vivere la città come una comunità organica. Una comunità che non vuole rassegnarsi, che non vuole vedere nelle calamità naturali un segno del tragico destino che attende la Regina del Mare, che non vuole rinunciare alla propria venezianità.

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