Post moderno e Cultural Studies

di Pietro Tidei da Cicuta

Con il termine “postmoderno” ci riferiamo alla crisi dei grandi ideali che hanno segnato l’epoca moderna del mondo occidentale.
Ideatore di questa corrente filosofica è Jean-François Lyotard, proveniente da una formazione fenomenologico-marxista, Lyotard si è avvicinato alle posizioni del post-strutturalismo arrivando ad una teorizzazione del postmoderno.

Per il filosofo francese il postmoderno non va inteso come una fase storica successiva alla modernità, ma come una condizione che già ne fa parte. La postmodernità viene vista come un punto di rottura all’interno della sfera moderna, retta da principi indissolubili come la fiducia nella ragione, la tendenza a concepire la storia come un percorso progressivo in cui gli intellettuali conoscono i fini e i mezzi necessari per conseguirli, la concezione dominatrice dell’uomo, il progresso scientifico e tecnologico.

Il declino della struttura moderna viene riconosciuto soprattutto nell’affermarsi del consumismo di massa di stampo occidentale che porta alla creazione di un nuovo individuo, libero dai vincoli sociali tradizionali senza punti di riferimento.
Il concetto di decostruzione di tutti i grandi sistemi interpretativi del pensiero occidentale, associato alle riflessioni proposte da Lyotard agli inizi degli anni ’80, ha gettato le basi per nuove prospettive di pensiero incentrate sulla critica di un nuovo ordine sociale che si sarebbe venuto a formare.
Jean Baudrillard definisce la società come un’iperrealtà, perché dominata dai media e da mezzi di comunicazione sempre più pervasivi in grado di influenzare fortemente l’opinione pubblica.

Secondo il sociologo francese ciò avviene perché non esiste una reale distinzione tra gli oggetti e la loro rappresentazione. I nuovi media eliminano le distinzioni tra il mondo reale e quello apparente, frutto dell’immagine mediata.
La società non è in grado di cogliere le immagini vuote o artificiali che vengono trasmesse ma si identifica con quelle immagini prendendole come vere.
Questo concetto è strettamente correlato alla “società dei consumi” che provoca il costante rinnovamento di beni materiali: essi infatti non hanno più un valore dettato dalla loro utilità reale, ma sono dei segni o dei simboli al servizio del consumatore che si differenzia per la sua abilità nel manipolarli.

Gilles Lipovetsky insiste sul fatto che la liberazione scaturita dal progresso tecnologico, dal consumo di massa e dai media, abbia portato ad una sensazione di vuoto al cui centro troviamo il narcisismo. Il vuoto viene colmato da piaceri materiali, mentre l’individuo non manifesta nessun interesse nei confronti delle istituzioni collettive, bensì instaura un rapporto egoistico nei confronti altrui.
Inoltre, vi è il “culto del presente”: l’uomo non si preoccupa né di trasmettere il passato né di garantire un futuro.
Un’altra riflessione sul passaggio della modernità alla postmodernità e una forte critica alla “società dei consumi” viene fatta da Zygmunt Bauman. Quest’ultimo espone la sua riflessione facendo riferimento ai concetti di società solida e società liquida.
Il sociologo polacco spiega come l’incertezza che attanaglia la società moderna sia provocata dalla trasformazione degli individui da produttori a consumatori. Nella nuova società globalizzata e consumista l’individuo si sente escluso dal sistema sociale perché non più in grado di sentirsi parte di quella modernità che fa da padrone. Vi è un indebolimento del ruolo della tradizione e della religione nella vita sociale, un attenuarsi delle rappresentazioni e delle norme di riferimento della modernità. Si tratta, dunque, di una società “liquida” in cui tutto è instabile ed incerto.

Simile alla posizione di Bauman, è quella di Ulrich Beck il quale teorizza l’avvento di una società caratterizzata dal venir meno dei modi di vita tipici della società moderna e in cui il ‘rischio’ ha un ruolo centrale. I rischi prodotti dall’uomo non possono essere eliminati, ma vanno gestiti alla luce del progresso scientifico-tecnologico, il quale non fa che contribuire alla loro crescita e all’incremento dell’incertezza.

Infine, secondo il sociologo inglese Anthony Giddens vi è una ‘dualità strutturale’ del sociale
: la struttura non sarebbe esteriore agli individui, in quanto il sociale sarebbe frutto degli individui sebbene condizionato da vincoli e routine.

La società esisterebbe sia al livello delle strutture che a quello delle rappresentazioni degli individui, che si rafforzano in base alle abitudini quotidiane degli individui stessi e che costruiscono la struttura grazie alla riflessività dell’azione.
La riflessività indica che la modernità influenza la soggettività e il rapporto con il mondo degli individui oltre che le loro relazioni.

Ciò dipende dal fatto che la società è costantemente sottoposta a flussi di nuove informazioni che riguardano le pratiche sociali e che alterano le rappresentazioni mentali degli individui e modificano le loro pratiche. Questa riflessività permanente contribuisce a rendere le esistenze individuali imprevedibili e mutevoli. Il postmoderno è stato oggetto dei cultural studies da parte di pensatori come Stuart Hall il quale grazie ad un approccio concettuale ha definito la società come una formazione complessa risultante dall’insieme di diverse forme di organizzazione. Alla base degli studi effettuati si può riscontare uno stretto legame tra l’attività culturale e i suoi agenti, in particolare i media, e la struttura sociale in cui trovano margine tutte le dinamiche umane.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *