Riflessioni sul fenomeno Liliana Segre

di Simone Casi

Prima di leggere, fermi tutti! Mi sento in dovere di fare una premessa perché altrimenti, andando contro l’istituzione che ormai è per certe persone la senatrice a vita Liliana Segre, rischio di essere tacciato di nazismo, fascismo, razzismo, antisemitismo e compagnia bella. Ebbene, lo dico qui e non lo ripeto più, io non sono nessuna di queste cose. Non ho nulla contro gli ebrei né contro altri rappresentanti delle minoranze fintantoché sono disposti ad un dialogo serio e non prevenuto, come dovrebbe sempre succedere in un paese cosiddetto civile, dove dichiarazioni come questa sarebbero inutili e ridondanti; ma visto che sono costretto a farla ciò è indicativo dell’assurda situazione in cui ci troviamo, dove ogni critica viene presa come un’apologia di reato.

Ora, torniamo a noi. È recentissima l’istituzione della Commissione Segre contro ogni forma di antisemitismo e discriminazione che avvenga online, ed è questo il punto in cui si concentrano le critiche di chi è in disaccordo (ribadisco, non perché fascista o nazista, ma per ben altri motivi che ora mi appresterò ad esporre). Il testo dell’atto costitutivo è disponibile da leggere con una rapida ricerca su Google, e tra una normativa e l’altra si comprende come la commissione avrà funzione solamente di elaborazione e di proposta di provvedimenti al Parlamento, che dovrà poi valutare le misure da prendere in relazione a quanto suggerito dai membri della commissione stessa.

In teoria tutto ciò sarebbe perfetto e non farebbe una piega, ma la realtà è ben diversa. In Italia di commissioni del genere ne esistono a bizzeffe, e molte di esse sono di un’utilità assai dubbia. Ciò su cui invece è opportuno soffermarsi sono gli scopi di questo organo, ovvero la lotta alla violenza verbale dilagante sulla rete, cosa di certo lodevole e utile per tracciare un solco nella giungla che è attualmente il mondo virtuale.

Il problema è che, come è legittimo temere, la signora Segre e la commissione che porta il suo nome possano essere strumentalizzati da uomini e donne della politica senza scrupoli per censurare le dichiarazioni e le opinioni difformi dalle loro, ed è palese di chi si stia parlando: di quella parte della politica che giudica fascista ogni cosa che non concordi al cento percento con quel che dice. E con un governo formato da numerose componenti al potere contro ogni logica e ogni volontà popolare, è legittimo avere questo sospetto.

Non solo: anche il nazionalismo è stato incluso dalla commissione tra le problematiche a cui far fronte, ed è su questo punto che si concentrano le rimostranze di molti, soprattutto degli uomini e delle donne di destra, perché sul nazionalismo si può essere concordi o meno, ma di certo non si tratta di una tendenza innaturale e abominevole della politica. Se chi è italiano ama l’Italia e vuole solo il meglio per lei, che problema c’è? Evidentemente ci sono alcuni italiani che non si sentono tali e che disprezzano l’amore per la patria, e questo disprezzo ce lo vorrebbero imporre tramite un’opera velata (ma neanche tanto) di repressione e censura mediatica, metodiche che non si discostano poi tanto da quelle ideologie che certa gente dice di voler combattere.

L’antisemitismo e il razzismo sono piaghe terribili e innegabili della società odierna, ma spesso gli si grida contro senza analizzare e tentare di risolvere le cause che li scatenano, le disuguaglianze e le conseguenti gelosie sociali in primis. Ma è bene ricordare che non siamo nel 1938, e che un dramma come quello delle persecuzioni novecentesche oggi non è assolutamente ripetibile, almeno non in Italia e non in Europa. Ciò che la sinistra sta facendo è puro e semplice terrorismo mediatico, ingigantendo episodi deprecabili e facendo di tutta l’erba un fascio (non è una battuta), ovvero facendo passare l’intera fascia degli elettori di destra come quei pochi invasati fuori di testa che sono in realtà i veri razzisti e antisemiti.

Il conferimento della scorta alla senatrice Segre non fa altro che confermare questa tesi: non è altro che una mossa per aumentare la tensione e tenere tutti sul chi vive per un problema che in realtà non lo è; una falsa problematica che serve a distogliere l’attenzione degli ingenui dai veri problemi che i nostri governanti non sanno e non vogliono affrontare, ovvero la prossima recessione e il nuovo acuirsi della crisi economica, che di giorno in giorno pare sempre più inevitabile e che le maldestre manovre del governo Conte II non riusciranno certo ad impedire.

E’ di queste ore la proposta di Liliana Segre alla presidenza della repubblica sull’onda della notorietà che questa rispettabilissima signora ha acquisito nell’ultimo periodo. E’ di certo una proposta suggestiva, ma sarebbe impraticabile per più di un motivo: primo, nel 2022 (ovvero alla scadenza del mandato di Mattarella, che difficilmente sarà riconfermato) Liliana Segre avrebbe novantadue anni, e sarebbe una pia illusione sperare che riesca a gestire una carica difficile come quella presidenziale per ben sette anni, ovvero fino ai suoi novantanove; secondo, si è vista la strumentalizzazione selvaggia di cui è stata oggetto nelle ultime settimane, e che di certo non diminuirebbe con una sua elezione, anzi; terzo, alcune dichiarazioni contro Matteo Salvini da parte della senatrice ne dimostrano la parzialità (Salvini è ben lungi dall’essere un politico perfetto, ma da qui a paragonarlo ai persecutori razziali del passato ce ne corre!).

Per concludere sarebbe opportuno da parte di tutti, a destra e a sinistra, riflettere con più oculatezza e ragion di Stato, senza pensare solo al proprio tornaconto: diamo a Cesare quel che è di Cesare, alla Segre quel che è della Segre, e nulla più.

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