16 novembre 42 a.C: nascita di Tiberio, l’imperatore depresso e vizioso

di Giovanni Rea

Il Princes Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma, fu un valoroso politico e riuscì a rendere grande la dinastia Giulio Claudia grazie alle sue spedizioni militari, che favorirono l’allargamento dell’impero, e all’introduzione di leggi più moderne come quella del divorzio richiesto dalla donna.
Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta delle vittorie belliche di Gaio Giulio Cesare, della strabiliante strategia politica di Augusto o della follia di Caligola e dell’incendio di Nerone ma nella storia dei primi imperatori romani ne ritroviamo uno non molto conosciuto ma allo stesso tempo molto interessante ed estroverso.

Parliamo di Tiberio


Nato il 16 novembre del 42 a.C a Roma con il nome di Tiberio Claudio Nerone, era figlio di Livia Drusilla, terza moglie di Augusto e fratello di Druso Maggiore, quest’ultimo era il padre di Germanico.
Tiberio, durante la sua giovinezza, è stato un abile combattente e fece molte campagne militari sui confini settentrionali dell’antico impero Romano, tutte terminate con successo.
La vita familiare degli imperatori non era per nulla rosa e fiori, anzi, le dispute e le rivalità tra fratelli, tra genitori e figli, tra cugini erano all’ordine del giorno e nella maggior parte dei casi, a causa della forte invidia, si ammazzavano tra di loro per prendere il posto al trono.
Tiberio, essendo stato adottato da Augusto, non si era mai preoccupato di diventare imperatore, in realtà neanche lo voleva diventare, ma per sua sfortuna, alla morte del padre adottivo rimase solo lui come unico erede, gli altri pretendenti e familiari erano tutti morti. E così, il vecchio figlio adottivo del Princes si trovò all’età di 56 anni a sopportare il peso della corona del patrigno.
Tiberio, nei primi anni del suo comando imperiale, fu un abile amministratore economico, alleggerì le tasse e invece di portare il proprio esercito su nuovi fronti preferì schierare i legionari sui confini imperiali garantendo ai Romani e ai cittadini delle altre province un periodo tranquillo senza battaglie e senza attacchi da parte dei barbari del nord Europa. Ai confini con le legioni si trovava anche il suo fedelissimo nipote Germanico, valoroso guerriero e padre del piccolo Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, meglio conosciuto con il soprannome di Caligola per via dei piccoli sandali che indossava chiamati caliga.


Tiberio ebbe un figlio che lo chiamò con il nome di Druso Minore, probabilmente per omaggiare la memoria del fratello deceduto in tempi prematuri, e da quest’ultimo ricevette anche un nipote con il nome di Gemello.
Il secondo imperatore romano godeva della fama di essere una persona strettamente riservata e cinica, evidentemente Tiberio maturò questo carattere così negativo perché non si sentiva all’altezza di essere l’uomo più potente del mondo di quel periodo, e il popolo stava iniziando ad acclamare i grandi ufficiali dell’esercito che erano pieni di carisma e coraggio. A causa di ciò le forti paranoie, le ansie e le paure dell’erede di Augusto iniziarono a crescere sempre più e proprio in quel periodo, a Roma, giunse la notizia che l’ impavido Germanico era morto improvvisamente all’accampamento ad Antiochia.


Si parlava di morte naturale ma la plebe romana presumeva che il nipote del nuovo Cesare fosse stato avvelenato per mano di Tiberio stesso; stessa cosa la confermano numerose fonti storiche.
C’è da dire che a quei tempi gli imperatori potevano essere succeduti non solo dai loro parenti più stretti ma anche da generali romani che il popolo venerava, tutto era nelle mani del fato e Tiberio, forse, avrebbe temuto la popolarità di Germanico e quindi, per assicurarsi di non ricevere alcun danno dal nipote, ordinò di farlo avvelenare.
L’ imperatore non aveva mai avuto un buon rapporto con i senatori – a dire il vero il Senato non ebbe quasi mai buoni rapporti con nessun imperatore – li reputava possibili traditori pronti a pugnalarlo alle spalle per prendersi un po’ di gloria. L’ ostilità dei senatori, la sua nomea negativa, la sua pigrizia e la sua personalità debole, senza carisma e ricca di paranoia condussero Tiberio a trasferirsi nella sua Villa Jovis a Capri per trascorrere gli ultimi suoi anni di vita.
Fu così che Tiberius Claudius Nero, ormai anziano e solo, giunse sull’isola di Capri per allontanarsi il più possibile dalla capitale, dai problemi e dalla politica. A vegliare le sorti di Roma c’era – sottordine di Cesare, ovviamente – il capo della guardia pretoriana Seiano, uno degli uomini più fidati dell’imperatore.


Nel frattempo, alla Villa Jovis, Tiberio diede libero spazio ai suoi impulsi sessuali più perversi.
Fece decorare l’intera abitazione con decine di affreschi pornografici, si divertiva a stuprare innocenti fanciulli, nuotava nudo nella sua piscina interna con donne e uomini senza veli chiamandoli con il soprannome di “pesciolini”, organizzava molti banchetti e orge, godeva nel sventrare (o far sventrare) poveri mal capitati e, la leggenda vuole, che l’imperatore amasse buttare da una rupe dell’isola – chiamata Il salto di Tiberio – alcune sue amanti dopo aver fatto l’amore con loro.
Mentre Tiberio era vecchio e malato di una patologia che gli procurò delle infezioni alla pelle simile a delle verruche, Seiano conquistava sempre di più la fiducia del popolo romano e quindi l’imperatore, temendo una cattiva sorte per la sua persona a causa del prefetto pretoriano, ordinò dunque di assassinarlo.
La sua volontà era fatta, il povero Tiberio era chiaramente malato anche nella mente e nell’anima, era rimasto solo, suo figlio Druso Minore morì anni prima (fonti storiche affermano che fu Seiano stesso a spedirlo all’Oltretomba), un secondo genito gli morì infante, le due mogli che ebbe morirono anch’esse.
Tiberio si faceva sempre più vecchio e sapeva bene che doveva nominare qualcuno come futuro imperatore, ma chi? Suo nipote Gemello era troppo giovane e il figlio di suo fratello Druso, Claudio, era un ritardato.


C’era solo una persona in grado di ottenere il futuro posto da imperatore; costui era il figlio di Germanico, Caligola.
Il folle imperatore diede l’ordine di far convocare Caligola a Capri, che negli anni precedenti era stato esiliato insieme alle sue sorelle lontano da Roma, per dargli la buona novella. Il neo principe romano alloggiò anch’egli a Capri insieme al nonno adottivo per diversi anni.
Qualche tempo dopo, a Miseno (NA), Tiberio era afflitto da un tremendo malessere e la morte gli era vicina. A velocizzare la situazione fu Caligola che, aiutato dal nuovo prefetto pretoriano Macro, uccise il nonno imperatore per diventare così il terzo imperatore di Roma; era il 16 marzo del 37 d.C.
È al quanto buffo sapere che molti dei potenti di oggi, come le star del cinema, i cantanti o i politici stessi, soffrano di malinconia o di paranoia come Tiberio; ed è anche interessante il fatto che questi famosi personaggi, per fuggire alle loro agonie psicologiche, si affidano alle stesse “cure mediche” dell’imperatore, quali: il sesso, il cibo, il bere, la violenza e anche la droga.
È estremamente affascinante il fatto che chi ha tutto nella vita, a volte, sia la preda preferita della solitudine, della tristezza e della depressione.
Le persone che vediamo spesso sui social a bordo di barche lussuose, che bevono champagne e che mangiano ostriche dovrebbero essere delle persone felici e spensierate; e invece – molte di queste – vivono una vita spenta e grigia proprio come Tiberio che, ai tempi, era l’uomo più potente e più temuto del globo.

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