Ma siamo sicuri che la comunicazione sui social del PD sia moralmente superiore?

di Renato Marcantonio

Quante volte abbiamo sentito parlare negativamente dei post dell’Ex ministro Matteo Salvini sui social? Per esempio, di quelli che sarebbero colpevoli di seminare odio contro il diverso, o quelli sessisti (di quali ci chiederete, la risposta non riusciamo a darvela, forse dovreste chiedere alle sofisticate menti parioline), o più semplicemente quelli in cui si vedono i suoi pasti, più che abbondanti (Melius abundare quam deficere) finalizzati ai facili likes, che arrivano soprattutto dalle generazioni nate tra gli anni Sessanta e Settanta.

Abbiamo assistito a critiche di ogni tipo: da quelle più raffinate e intellettuali, da parte anche di accademici schierati sicuramente non dalla parte del centrodestra, a quelle più faziose e colorite, spesso fatte da personaggi del mondo dell’intrattenimento.

In questi anni è passato il messaggio, soprattutto dalle televisioni e dai giornali, che la pagina ufficiale della lega e di Salvini sia una fucina di fake news, o di notizie superficiali e decontestualizzate. Se non si parla della Lega allora si fa riferimento solo a pagine orientate a destra, perché solo e solamente quelle sono seminatrici di discordie (i loro admin rischiano la nona bolgia dell’Inferno dantesco).

Nessuno si è mai realmente chiesto cosa circola nelle pagine delle altre fazioni? Tralasciando quelle delle tifoserie, esaminiamo i post della pagina ufficiale del Partito Democratico, e vedrete che forse il basso livello di fare politica non riguarda solo i soliti (al di là delle esagerazioni isteriche dei Vauro e dei Saviano, non neghiamo comunque che la comunicazione delle pagine ufficiali dei partiti di destra andrebbe fortemente rivista, al fine di garantire una comunicazione sobria, chiara e soprattutto di livello), ma anche i cosiddetti insospettabili: coloro che istituiscono tribunali dell’odio; coloro che negli ultimi anni si sono elevati a veri e unici antagonisti della “disinformazione leghista”; coloro che informano il proprio elettorato con argomenti di alta levatura culturale e assolutamente non ripetitiva.

Sarà cosi? Non proprio: cominciamo con l’incoerenza di fondo che ha corrotto l’anima del secondo partito d’Italia (stando ai risultati delle elezioni europee): un PD che lo scorso 11 giugno 2019 postava fieramente l’immagine di alcuni suoi deputati che rendevano omaggio alla tomba di Enrico Berlinguer, ma che pochi mesi dopo ha aderito alla proposta europea di equiparare il comunismo con il nazismo, e che pochi giorni fa ha celebrato la ricorrenza della caduta del muro di Berlino.

Magari, gli stessi Dem fanno anche umorismo sulle simpatie di Salvini prima per i Catalani poi per Vox, senza rendersi conto che in questa classe politica, confusa e mal ridotta, ci sguazzano bene anche loro. I post del Partito Democratico sono calibrati a seconda dell’aria che tira e questo è stato particolarmente evidente negli ultimi tre mesi: A settembre era grande l’entusiasmo e grandi erano le promesse, ben visibili anche nella pagina ufficiale Facebook. ogni giorno effettivamente si notavano post e interventi volti a impegnarsi nei bisogni dei lavoratori e delle imprese.

Per un periodo c’è stato un controverso silenzio sulla situazione dei migranti, dopo l’accordo di Malta soprattutto. Forse pensavano di aver veramente sistemato il problema? Non vogliamo nemmeno immaginare che si possa essere cosi ingenui. Sarebbe meglio la malafede a questo punto: la stessa che hanno avuto nel non parlare più, o assai sporadicamente, dei migranti morti nelle tratte criminali del mediterraneo. Forse perché le responsabilità di queste tragedie, per loro, sono del governo solo se non è liberale di sinistra.

A margine del naufragio vicino l’isola di Lampedusa, dove sono morte dodici donne, il PD aveva anche l’occasione per mostrare la sua indignazione neo-femminista, presenziando quanto meno ai funerali, dove però Boldrini, Giachetti e Delrio stavolta hanno preferito disertare.

Ci ricordiamo molto bene di quei post sui morti nel Mediterraneo durante il governo Gialloverde, del loro contenuto e delle loro accuse soprattutto. Dal primo giorno di governo del nuovo esecutivo, su questo argomento, almeno sui social si è preferito parlarne il meno possibile.

Si rompe nel frattempo l’idillio iniziale, c’è aria di crisi di governo (tanto per cambiare): L’Ilva; la manovra finanziaria, bocciata anche da Confindustria, penosamente esaltata con un post, estremamente superficiale, in cui si fa menzione di questi famigerati aumenti in busta paga che anche secondo l’economista, non proprio di destra, Nicola Rossi sono poco più di una paghetta mensile, che poi probabilmente non verrà nemmeno avvertita grazie a delle tasse insensate sulla plastica che per le famiglie costeranno 109 Euro in più ogni anno; l’effimero accordo di Malta; presto probabilmente la non convergenza sulla Tav (momentaneamente accantonata); e per finire la schiacciante vittoria della Lega in Umbria sembrano aver sentenziato qualcosa che alla fine già pronosticavamo da inizio legislatura: questo governo non durerà.


E cosa fa il Partito Democratico quando le cose vanno male? Quando lo spettro delle elezioni politiche non è poi cosi lontano? Ritira fuori la storia dei fascismi, dei nazismi, dell’omofobia e dell’avanzare del pericoloso “odio sovranista”.

Un giochino a cui siamo tutti abituati, lo stesso che utilizzano quando si deve votare. Si è visto il delirio social più totale: sull’onda del caso Segre (dove lo stesso Enrico Mentana, intelligentemente, ha fatto dietrofront davanti alla balla colossale dei 200 messaggi privati minatori al giorno) la pagina ufficiale del partito di Nicola Zingaretti ha dato lustro ad un grottesco repertorio di caccia alle streghe.

La pagina è arrivata addirittura a esaltare Claudio Marchisio, con un lunghissimo intervento riempito di inesattezze. Raccontiamo brevemente la storia dell’ex calciatore della Juventus su cui si sono rivolte anche le attenzioni politiche: Marchisio subisce un furto nella sua abitazione da tre malviventi, qualche giorno dopo il calciatore dichiara che il suo caso non deve essere strumentalizzato politicamente e che in fondo capisce chi cerca di sopravvivere rubando nella proprietà altrui.

Cosa fa il Partito Democratico sui social? Pensando che la strumentalizzazione politica sia solo una questione che riguarda il centrodestra, usa l’intervista di Marchisio per parlare di integrazione e tolleranza.

Non contenti riempiono il post, come appena detto, di inesattezze: secondo la pagina ufficiale del Partito il giocatore avrebbe ricevuto molti insulti, la cui grande maggioranza avrebbe goduto del fatto che un “democratico” come lui abbia subito un furto da tre stranieri. Falso, Marchisio ha subito insulti tremendi, di bassa lega, sia sul suo profilo sia sugli spazi commento dei giornali online, la cui maggioranza netta però era composta da tifosi non juventini che tristemente godeva del fatto che tre ladri avessero rubato in casa di un “ladro come loro” (giocare nella Juventus per alcuni è simbolo di malaffare).

Sempre nello stesso virgolettato firmato PD viene anche aggiunto un “Ma tu sei Claudio Marchisio e ne hai viste tante” che avrebbe fatto ridere anche l’uomo più cupo e tedioso del pianeta.

Seriamente, ma cosa può aver mai visto un calciatore milionario che il mondo lo gira e lo vede soggiornando nel lusso?

Immancabile poi il post a favore di Balotelli, altro delirio mediatico scatenato dagli ululati di tre invasati a Verona, individuati dallo stesso giocatore che si è quasi ritrovato (più che immeritatamente) convocato nella nazionale di calcio per una questione di Politically correct. Intervento, quello su Balotelli e sul razzismo, a cui ne sono seguiti altri, come quello dello scorso dodici novembre sull’unico e vero “pericolo nero” (parole utilizzate dalla pagina ufficiale del PD): il ritorno del nazismo, sottolineato dal sequestro di materiale neonazi al solito gruppetto di poveri mentecatti a cui però Salvini “liscerebbe il pelo”. Purtroppo, quest’ultima frase, grave e soprattutto infamante è stata scritta veramente, dimostrando quanto bassa sia diventata la dialettica, ripetiamo, del secondo partito d’Italia.
Il leader della Lega probabilmente è abituato all’insulto, ma rispondere (nelle sedi opportune) quando certe accuse, feroci ed intolleranti, arrivano da dei colleghi sarebbe doveroso.

Insomma, una pagina ufficiale che celebra le proprie manovre con grande superficialità, che insulta l’avversario e che inventa notizie per racimolare consensi. Dove sarebbe questa grande differenza con le pagine di altri partiti? Una ci sarebbe, forse: negli spazi dedicati ai commenti della pagina ufficiale della Lega gli interventi dei sostenitori sono quasi tutti di elogio.
Nella pagina dei Dem gli elettori non risparmiano critiche, lasciando poco spazio alla contentezza.

Un esempio? Vi invitiamo a leggere i commenti sotto il video postato dalla pagina ufficiale del PD in data 10/11/2019 sul coro pro-Lgbt che dà una sua versione (oggettivamente comunque orecchiabile in quanto musicalità, ma inopportuna da condividere sul profilo social di un partito) sull’ormai noto tormentone “Io sono Giorgia”. La stessa Giorgia Meloni che per anni, tra l’altro, ha proposto con Fratelli d’Italia di mettere gli asili nido gratis.

Anche questo è un dettaglio che l’impeccabile e assolutamente non fomentatrice pagina ufficiale del Partito Democratico, nell’esaltare questa sua giusta proposta di legge, ha preferito omettere.

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