La Corda del nostro cappio – L’ormai ordinaria follia dei pentastellati

di Simone Casi.

“Nessuno ricorda il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento la strage. Quando si parla di lui se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice. […] Non è escluso che quel giovane, come tanti altri kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame e dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari.”. Non è un ayatollah che parla, non è un imam salafita, ma la (dis)onorevole Emanuela Corda (M5S) nel suo discorso alla Camera per ricordare la strage di Nassiriya (che poi degenera quasi subito in un’invettiva contro l’Occidente e gli USA). E no, gli attentatori (i veri kamikaze, quelli giapponesi, erano gente con onore che non prendeva di mira i civili) non agiscono per le loro famiglie; agiscono perché sono solo dei maledetti fanatici pronti a tutto, e tentare di giustificarli è inammissibile in qualunque caso.

Le scuse che poi la Corda ha presentato non servono a nulla, poiché il suo discorso è solo l’ultima delle allucinanti e ormai quotidiane follie dei cinquestelle. Ma il problema non è tanto questo (in realtà sì, ma stendiamo un velo pietoso); il vero dramma è la passività con cui noi – non dico da italiani, ma da persone di buonsenso – accettiamo tutto ciò. Un esponente delle istituzioni si permette di dire queste follie (idiozie sarebbe troppo leggero come termine), queste nefandezze, e noi che facciamo?

Niente. Nessuno fa niente. E’ questa la risposta.

“Che sciocchezza!” fa qualcuno, “Che imbecille!” fa qualcun altro. Ma poi basta, non se ne parla più, e nessuno prende provvedimenti. Ed è questa la cosa terribilmente seria: i soggetti che fanno queste sparate dovrebbero (e sottolineo dovrebbero) rappresentarci, e se coloro che ci rappresentano dicono solo stupidaggini se va bene e affermazioni al limite della casa di cura se va male, allora che razza di immagine stiamo dando al mondo dell’Italia? Abbiamo una frotta di Ludovico II al potere, solo senza il gusto artistico del re bavarese e con unicamente l’insana voglia di far danni mascherati da riforme.

Io ho un amico che, testuali parole, mi ha detto: “Con i cinquestelle che fanno ridere al governo siamo finiti, tanto vale che ci facciano ridere per davvero.”. Ma, ahimè, dopo il divertimento iniziale ho capito la tragica verità: noi ci ridiamo e ci scherziamo su, ma questi ci porteranno sul serio nel baratro se nessuno fa niente contro la loro insensatezza, contro la loro pochezza di giudizio, contro la loro bipolarità (senza ovviamente voler offendere le persone realmente bipolari; ma come si fa a definire in modo diverso un movimento che il giorno prima dice una cosa e il giorno dopo l’esatto opposto a seconda di dove tira il vento, e che internamente non è d’accordo neanche su questo? Per un esempio degli innumerevoli che si possono fare si veda l’ormai proverbiale discorso di Luigi Di Maio su Bibbiano, che non è neanche dei fatti più gravi, poiché ricordo benissimo Di Battista che qualche anno fa parlava di trattare con l’ISIS).

Siamo diventati passivi, esattamente come il gregge a cui molti intelligentoni paragonano la moltitudine degli italiani (senza ovviamente includersi). Il problema è che hanno proprio ragione: esattamente come le ignare pecore ci stiamo dirigendo al macello, dove un macellaio vestito di giallo – e con le bretelle rosse – ci sta aspettando con la mannaia in mano.

Bisogna fare qualcosa, non si può più aspettare, è l’unica soluzione è: VOTARE, VOTARE, VOTARE! Non è una possibilità, una teoria, ma un imperativo cacciare dai palazzi questi pazzi incompetenti, che pretendono di governare con la forza della loro folle presunzione e basta. Presidente Mattarella, lei solo può legalmente riuscirci, e se per gli italiani le è rimasto un briciolo di considerazione, sciolga seduta stante le Camere.

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