Demonizzare il nemico: manuale di sopravvivenza di una Sinistra al tramonto

di Manuel Massimiliano La Placa

Il ‘’viziaccio” striscia, silenzioso e velenoso, tra le schiere della social-democrazia in salsa italiana ormai  da tempo incalcolabile.

Per rintracciare – in quella zona del campo politico – qualche rantolo di genuinità, l’impeto delle lotte di piazza per proposte concrete, credibili affermazioni ideologiche dei diritti sindacali e collettivi in nome del socialismo bisogna riavvolgere il nastro della storia fino all’epoca del P.C.I.

Dopodiché, il vuoto assoluto.

Il progressivo smantellamento e prosciugamento di contenuti nello schieramento post-comunista – che oggi vede capofila l’edulcorato PD e qualche sigla satellite di contorno – ha innegabilmente contribuito alle vittorie del nemico, del tanto detestato, bistrattato, denigrato ‘’male assoluto’’, che altro non è se non il cd.centro-destra.

Prima è stato il turno di Berlusconi: su quel nome si è verificato un vero e proprio miracolo politico, con le schiere dei social-democratici tutte unite a scagliarvisi contro giorno dopo giorno unite, tuttavia, dal mero – effimero – intento di abbatterne il potere, senza al contempo prospettare rimedi, proposte, soluzioni alternative funzionali al rimpiazzo tanto ricercato, in poche parole il nulla abissale.

Uscito di scena Berlusconi, la ‘’sinistra’’ (o presunta tale) non ha fatto altro che perdere terreno sul proprio elettorato, vivacchiando alla giornata pur di rimanere al potere nazionale e territoriale, sbriciolandosi dietro retoriche stantìe e con nessuna appetibilità.

L’emorragia – è evidente – prosegue copiosa ed imperterrita ancor oggi.

Il nuovo nemico da abbattere, necessario alla sopravvivenza di un galeone fantasma che non ha più alcun tesoro da svelare, si chiama Matteo Salvini, e poco importa che – in realtà – si tratti del leader di un partito che ormai  sta all’opposizione, mentre al Governo siedono – dopo un’abile mossa di palazzo tesa ad evitare il confronto con gli elettori – proprio gli stessi che oggi sbraitano contro pericoli e derive autoritarie inesistenti.

Senza un mostro da demonizzare, la galassia social-democratica non è capace di sopravvivere da sola e di camminare con le proprie gambe, ormai decotta, incapace di essere per conto proprio e di presentarsi in maniera credibile di fronte ai reali problemi e alle sfide nazionali ed internazionali.

Ed ecco che, per riempire piazze altrimenti deserte, spunta una mobilitazione ittica apparentemente slegata dalle bandiere e dai simboli ufficiali del PD (non che servissero particolari incentivi a metterle da parte…) che mostra il volto della gioventù ma, in concreto, non sembra proporre alcunché, se non un ‘’essere contro’’ ciò che non sta da quel lato del campo, divenendo al contempo un utilissimo strumento per spostare l’attenzione dalle, a dir poco, dissennate iniziative che, nel frattempo, i ‘’cugini’’ più grandi stanno attuando a palazzo con i nuovi compagni d’avventura grillini.

Poco importa, peraltro, se la giustificazione addotta per un simile atteggiamento è che ‘’ha cominciato prima lui’’ poiché Salvini si sarebbe fatto portavoce del ‘’basta PD’’, in primis perché se davvero quel movimento è slegato – come nelle apparenti intenzioni – da quel mondo, poco o nulla dovrebbe importare il sussistere di un attacco ai Dem, in secondo luogo perché la tanto ostentata superiorità ideologica, politica di cui quell’area di fa da sempre portatrice, dovrebbe portare a soprassedere, ad agire e reagire in modo nettamente diverso dall’avversario tanto bistrattato ed accusato di essere un ”buzzurro”.

Oggi tocca a Salvini un ruolo appioppato ad altri prima di lui: per la Sinistra (o presunta tale) è molto meglio continuare a cercare un demonio da esorcizzare ciclicamente da qualche parte, scovandolo in qualche angolo buio per tirare a campare, anziché rifondarsi da capo a piedi nei contenuti e nella forma ed affrontare, così, l’unico vero mostro realmente esistente, cioè la propria inconsistenza, la propria irrilevanza contenutistica ed il proprio, inarrestabile, declino ideologico.

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