La Destra è sovranista o non è. Con buona pace dei cercatori della “destra non truce”

Di Manuel Berardinucci.

Talvolta capita di udire da parte di “turisti” dell’ala destra dello scenario politico nazionale o da giornali e intellettuali di area principalmente liberale e riformista, la richiesta di una “destra non truce”. Una modalità di elaborazione del mondo “destro”, di cui l’ultimo Fini (quello di Futuro e Libertà) fu grandioso e fallimentare interprete. Oggi gli anti-populisti alternativi alla sinistra vedono in Mara Carfagna, moderatissima esponente della già moderata Forza Italia, la possibilità di emersione di quel mondo. Altri ancora sperano nel leghista Giorgetti per traghettare il Carroccio dal nazional-populismo al popolarismo responsabile.

È una tentazione che da sempre alberga in certe aree della destra, quella di fare un polo alternativo ai progressisti ma che piaccia agli stessi, che rispetti i loro canoni politicamente corretti, che non metta in discussione i loro Santini ideologici (Euro e Ue in testa), che non sia di piazza, non faccia proclami eccessivamente oltranzisti.
Ma una Destra che piace alla Sinistra, banalmente non è tale.

Quel mondo che noi chiamiamo Destra, non è infatti un monolite storico, tenuto a dare sempre le stesse risposte a prescindere dal tempo in cui opera. È caratterizzato da valori sempiterni quali la centralità economica, sociale ed etica della Famiglia naturale, la valorizzazione della Tradizione e dell’amor Patrio, la difesa dell’economia reale e della libertà di iniziativa economica, il senso di appartenenza ad una solidale comunità umana e storica, l’Ordine, la legalità e il senso dello Stato, una visione spirituale della vita e la tutela della stessa dal concepimento alla morte e la libertà di autodeterminazione (da non confondere con autoderegolamentazione o autodegenerazione) dell’individuo.

Ma quei valori ancestrali devono essere calati nella contemporaneità e declinati nelle battaglie del presente. Lo dimostra la storia di una Destra, limitandoci a quella repubblicana, che pur restando leale a quei principi ha mutato il proprio ruolo nel corso del tempo. Durante la Prima Repubblica, ad esempio, quella visione del mondo fu eroica e solitaria testimonianza contro le degenerazioni da Est e lo status quo del Centro, necessaria per traghettare nel nuovo ordinamento i reduci dell’esperienza fascista e i loro figli. Quei figli che poi, caduto il muro di Berlino, cambiato il pelo degli ex-comunisti e venuto meno il precedente Arco Costiuzionale, hanno saputo cogliere l’opportunità di rendere quelle idee, attrattive e competitive in un polo con aspirazione maggioritaria, per portarle al governo della Nazione, pur con i dovuti e talvolta tristi, compromessi. E per 20 anni il suo ruolo è stato quello di contribuire, elettoralmente e dal punto di vista valoriale, alla coalizione alternativa alla Sinistra.

Oggi la sfida è cambiata e chi, ancora, agisce seguendo lo schema del liberalismo contrapposto al socialismo non ha contezza del tempo in cui vive:

1-La morsa del progressismo si è fatta sempre più stringente sui temi etici e un conservatorismo democristiano annacquato non può essere la risposta ad un fervore ideologico tanto devastante. Per resistere ai colpi ed essere in grado di restituirli è necessario un Conservatorismo Nazionale che sfoci nella Reazione, la quale, benché qualcuno a destra l’abbia scordato, non è una parolaccia, e che non tema di rifarsi a Cristo e al suo Verbo.
Altrimenti Famiglia, Vita e Spiritualità (in rimando ai valori prima enunciati) saranno un felice ricordo;

2-L’europeismo e il globalismo mirano ad indebolire sempre più il potete degli Stati Nazionali, in favore di organismi centralizzati.
Ad una sfida epocale come questa non si può rispondere col patriottismo costituzionale che fa delle Istituzioni un feticcio. È necessaria invece una presa di coscienza di cosa sia una Nazione (che esisteva prima dei suoi Ordinamenti Giuridici ed esisterà dopo la loro eventuale caduta o trasformazione) e la strenua difesa della sua Sovranità;

3-La finanza speculativa, con la collaborazione dello Stato, sta attaccando l’economia reale, il commercio al dettaglio, la media imprenditoria attraverso subdoli strumenti come l’ipertassazione, la lotta al contante e il finto contrasto all’evasione. La risposta da dare non può essere il liberismo di sempre, di cui l’alta finanza si è avvalsa per rendersi indispensabile nelle economie, e nemmeno lo Statalismo parassitario e socialisteggiante di cui, attualmente, la sinistra pentastellata è maggior esponente e che, spiace dirlo, tenta anche alcune aree della Destra sociale. Il punto fondamentale è deideologizzare la materia economica, restituendo allo Stato ruolo centrale nei rapporti col mondo finanziario e multinazionale e liberalizzando, invece, il mondo dell’economia reale.

Ecco perché la cosiddetta “destra non truce”, non può aver futuro, non solo elettorale, ma anche e sopratutto ideale. Perché non avrebbe gli strumenti valoriali e programmatici per contrastare la sinistra e costruire una vera alternativa ad essa. Sarebbe costretta ad un’ eterna alternativa al ribasso.

Mettetevi l’anima in pace, oggi la Destra o è Sovranista o non è. Lo chiede la Storia, lo chiede il momento, lo chiede la Realtà.

E per gli eterni cercatori del moderatismo a tutti i costi, ci sono sempre Calenda, Renzi e la Bonino. Ma la Destra è altra cosa.

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