Secoli bui: come nasce una bufala storica

Di Manuel Berardinucci

Ancora oggi il Medioevo, un lungo e complesso arco temporale, è vittima di una delle più grandi bufale della Storia. Spesso lo si identifica come il periodo dei “Secoli bui”, in quanto presunto ricettacolo di ignoranza e superstizione (due costanti, in verità, nella storia umana), povertà, guerre, caccia alle streghe (che in realtà ebbe il proprio apice in età moderna), peste… Sono, tra l’altro, tantissime le micro-bufale che circolano su di esso, come quella sullo ius primae noctis, conclamato falso storico, o quella che vorrebbe l’intera società medievale convintamente terrapiattista o ancora la misoginia, l’omofobia ecc… E così l’epoca che diede i Natali a Giotto, Cimabue, Dante, Boccaccio e San Francesco, l’epoca del Dolce Stil Novo e della Scolastica,  durante la quale nacquero le prime Università e le iniziali forme di ricoveri ospedalieri, che vide abolita la schiavitù in quanto pratica antitetica con i valori Cristiani, in seno alla quale si affermò il concetto di Europa come Civiltà, che ammirò l’edificazione delle maestose Cattedrali, viene ridotta ai suoi aspetti negativi (spesso non necessariamente esclusivamente medievali). Ma come è avvenuto questo processo di Demonizzazione tanto pervasivo da resistere alle verità storiche e allo scorrere del tempo?

L’avvio di quest’opera mistificatoria si ebbe con l’Umanesimo (in parte, per paradosso, ancora inserito nel Medioevo) e proseguì col Rinascimento. Gli intellettuali del tempo, infatti, ritenevano che attraverso la rivalutazione e riproposizione dei grandi classici di Roma e della Grecia, l’uomo avrebbe conosciuto una vera e propria rinascita culturale e spirituale. Tali eruditi, per le loro opere, traevano ispirazione dai modelli dell’Antichità e si ritenevano eredi ideali di quel mondo che tanto idolatravano. Tuttavia, tra loro e il Mondo Antico si frapponeva un ingombrante susseguirsi di secoli con notevoli luci ed altrettante ombre (come quasi ogni periodo storico), che vedevano come un ostacolo per quella continuità ideale che avevano ipotizzato. Scelsero dunque di ridurre tutto ciò che li separava dai loro Maestri ad oscurantismo bigotto che, quasi per sbaglio, si era posto in mezzo (medium aevum: età di mezzo) al regolare cammino della Storia.

La vulgata anti-medievalista, però, venne ripresa con ancora maggior vigore nel 700’, con la crescente affermazione del pensiero illuminista. Gli apologeti settecenteschi della Ragione, infatti, disegnarono un medioevo totalmente imperniato di tutto ciò che essi desideravano combattere nella loro contemporaneità: la religiosità (intesa come bigotta e intollerante), la Tradizione (mostrata come adorazione delle ceneri e non conservazione del fuoco), la superstizione e l’ignoranza (come se qualcuno potesse sradicarle). In questo modo, essi combattevano alcuni aspetti del mondo nel quale vivevano, associandoli mistificatoriamente al medioevo (similmente a ciò che la sinistra fa assimilando al Fascismo tutto ciò che non la convince del presente).

Tentarono i Romantici a rivalutare questo periodo, dipingendolo come pilastro portante dell’identità europea ed enfatizzandone gli aspetti cavallereschi ed epici. Ma la loro opera non fu sufficiente per scardinare secoli di menzogne e generalizzazioni.

E oggi, nonostante l’accesso quasi universale al sapere, ai libri, ad Internet, il termine “medievale” continua ad avere connotazione negativa nel dibattito sociale e politico.

“Nella sua filosofia, nella sua architettura, nel suo modo di vivere, ovunque brilla una gioia di esistere, una potenza di affermazione, di fronte alle quali torna alla mente la parola scherzosa di Luigi VII, al quale si rimproverava la sua mancanza di fasto: “Noi altri, alla corte di Francia, non abbiamo che pane, vino e allegria”. Parola magnifica, che riassume il Medioevo, epoca in cui si seppe, più che in ogni altra, apprezzare le cose semplici, sane e gioiose: il pane, il vino e l’allegria.”

Régine Pernoud

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