Altro che superate: destra e sinistra sono più distanti adesso che in passato

di Manuel Di Pasquale.

Diciamocelo apertamente: la retorica dell’era “post-ideologica” ha stancato. Diverse persone, negli ultimi anni, hanno avallato la teoria secondo cui destra e sinistra sarebbero categorie ormai sorpassate e quindi bisognerebbe correre verso nuove etichette.

Tutto ciò, però, anche se a primo impatto può sembrare giusto (pensiamo alla divisione “sovranisti-antisovranisti”), è quanto di più sbagliato si possa pensare.

Partiamo da un presupposto: a differenza del “bipolarismo” tipico dei paesi anglosassoni, dove destra e sinistra rappresentano più una divisione dettata dal pensiero sul mercato, nei paesi mediterranei, specialmente nel nostro e soprattutto dall’esperienza repubblicana, le due categorie rappresentano una contrapposizione per lo più valoriale, prima ancora del pensiero su statalismo e libero mercato. Difatti, svetta la contrapposizione tra progressismo e conservatorismo: il primo cardine delle forze di sinistra, il secondo di quelle di destra.

Quanto detto sopra ci aiuta a comprendere, ad esempio, le divergenze della “prima repubblica”. In quel caso potremmo parlare di altre due categorie: forze politiche pragmatiche e di governo, quelle del Pentapartito, in prima linea la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, che non a caso tendevano al “centrismo”, e forze politiche ideologiche e dottrinali, quelle considerate agli “estremi”, ovvero il Partito Comunista Italiano e il Movimento Sociale Italiano. Il PCI rappresentava la sinistra, il MSI la destra. Il MSI, poi, considerato il principale partito della destra italiana della prima repubblica, non era liberale ma, come suggerisce il nome, di destra sociale, o ancora meglio, di “destra dei valori”. Infatti, il MSI, nonostante si collocasse a destra, si rispecchiava in questa solo nei valori, ma nelle idee tendeva a sinistra (“Se si parla di Dio, Patria e Famiglia, non c’è nessuno più a destra di noi. Se si parla di stato sociale, non c’è nessuno più a sinistra di noi”).

Oltre quanto detto prima, PCI e MSI avevano convergenza, seppur con una visione diversa, su più punti. Uno su tutti l’Europa: da un lato vi era l’eurocomunismo, dall’altro l’Europa dei popoli, due istanze che comprendevano un’unione tra stati del nostro continente.

Con gli anni della seconda repubblica parliamo di una contrapposizione diversa: centro-sinistra e centro-destra. Questo perché i due partiti ideologici puntarono ad evolversi in forze di governo, seppur alleandosi con le due frange della DC, in un percorso che ha portato prima alla moderazione, con il PCI che diventerà Partito Democratico della Sinistra e il MSI che diventerà Alleanza Nazionale, poi alla vera e propria fusione. Nel 2008, difatti, avremo due partiti unici: Partito Democratico a sinistra, Popolo Della Libertà a destra. In tutto questo, però, c’è da dire che a destra, a differenza che a sinistra, il partito che fu il MSI, ovvero AN, non fu mai “azionista di maggioranza” della coalizione, ruolo riservato a Forza Italia, che rendeva di fatto Berlusconi il leader della destra, quindi i liberali godevano di un primato sui più conservatori.

In questo decennio, con l’esplosione del Movimento 5 Stelle, forza senza alcun bagaglio ideologico ma nata dalla sfiducia verso le istituzioni, ha iniziato a prendere piede l’idea che le due categorie fossero superate. Sbagliato: è proprio negli ultimi anni che sinistra e destra, con nuovi leader e nuovi partiti, hanno preso strade completamente asimmetriche. Questo perché a destra sono cambiati gli equilibri: FI, in costante calo, non solo ha perso il primato ad appannaggio della nuova Lega di Matteo Salvini, ma col passare del tempo è sempre più relegata ad un ruolo marginale, scavalcata di recente anche da Fratelli d’Italia, partito erede del MSI e di AN. La Lega, tendente alla “nouvelle droite”, riprende gli stessi valori tipici della destra sociale, seppur non le idee, visto che tra i cardini vi è il federalismo.

Dall’altro lato il PD, erede del fu PCI, ha sempre più allargato le porte, tanto da essere diventata una forza quasi “libertaria”, soprattutto nel periodo in cui Matteo Renzi, liberale e proveniente dalla DC, è stato segretario e presidente del consiglio.

Per qualche periodo, quindi, sembrava che questa dicotomia stesse scomparendo perché ad ambo i lati i liberali, seppur in barricate opposte ma con lo stesso tipo di formazione ideologica visto che spesso e volentieri vi era anche convergenza valoriale, costituivano la maggioranza, ma adesso sono completamente cambiati gli equilibri. Oltre a ciò, la prima maggioranza della scorsa legislatura era costituita proprio da PD e FI.

Destra e sinistra, oggi, hanno visioni contrapposte su tutto, anche perché l’evoluzione della società ha aumentato temi e sfide: sull’Unione Europea, dove da un lato vi sono gli “europeisti” e dall’altro gli “euroscettici”, sulla famiglia, sull’immigrazione, su addirittura gli stati con cui trattare (stavolta è la destra ad aprire alla Russia), sulla globalizzazione e così via. Questo perché a destra è scemata la componente liberale per dar spazio alla fronda sovranista e sociale, mentre dall’altro lato la componente comunista ha perito sotto i colpi di quella liberale, grazie anche alle innumerevoli scissioni che hanno frammentato la frangia ex-PCI.

Smettiamola col dire che queste due categorie sono sorpassate: destra e sinistra, al giorno d’oggi, sono agli antipodi più che in passato.

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