Il deserto di Montecitorio – Se questa è la politica…

di Simone Casi

In queste ore sta circolando una foto davvero clamorosa: l’aula di Montecitorio, dove si sarebbe dovuto tenere il dibattito circa il DL Sisma e i provvedimenti da prendere sul clima, quasi completamente vuota ad eccezione di una manciata di parlamentari. Erano sei per la precisione, e di diversi partiti, che sono aumentati fino ad arrivare a venti in serata. Ma la sostanza non cambia, e le circostanze restano assai gravi.

La foto è stata scattata dal deputato del PD Filippo Sensi, e ritrae i pochi presenti che stanno seduti in mezzo alle poltrone a girarsi i pollici. Indipendentemente dall’appartenenza politica del fotografo e degli altri cinque l’immagine è sconcertante, e costituisce il perfetto e doloroso emblema di una realtà che tutti noi viviamo drammaticamente sulla nostra pelle: il più totale menefreghismo di una certa (anzi, a quanto pare di una larga, larghissima) parte della politica nei confronti di chi, a sua detta, dovrebbe beneficiare delle sue iniziative. E da questo punto di vista, duole assai dirlo, nessuno schieramento si salva, né destra né sinistra e neanche chi dice di non essere né carne né pesce, poiché il poltronaro è un mestiere assai facile da esercitare in certi ambienti (anche se dalla foto non parrebbe neanche quello, perché perlomeno sulla poltrona ci si dovrebbe stare!).

L’Italia, oggi più che mai, è afflitta da tanti, troppi problemi: la crisi economica e industriale, il dissesto idrogeologico, la sicurezza incerta, l’immigrazione incontrollata, la giustizia inefficace e a tratti insensata, la burocrazia mastodontica e folle, e si potrebbe continuare. Ma la radice di tutti questi problemi si può dedurre proprio da questa foto: è la politica; una politica che però non si può definire davvero tale. La politica vera infatti è quella che viene esercitata per il benessere dei cittadini e del popolo in generale, non quella volta all’autoconservazione e al perpetrare di privilegi e posizioni di potere, poiché se quello stesso potere non viene utilizzato per concludere qualcosa di buono, allora diventa sterile e da esso non può derivare un bel niente, se non la sofferenza per chi ne è comunque soggetto. Ed è questa ritratta la politica che dovrebbe garantire il nostro benessere e il nostro futuro?

Questa grottesca situazione riporta alla mente le provocatorie parole di Massimo Popolizio nei panni di Mussolini nel recente film Sono tornato: “A che serve votare se poi non avete la minima idea di quello che fanno i politici che voi avete votato?”. E invece fanno ridere di tristezza e sconforto le parole dei politici assenti che così hanno reagito alla foto: “Una cialtronata! E’ stato violato il regolamento!”. Certo, perché il diritto di fare il proprio comodo va tutelato senza se e senza ma! E poi ci si chiede come mai è sempre crescente la disaffezione degli italiani verso la politica, l’astio – che a tratti rasenta l’odio – contro i politici da parte degli strati bassi della popolazione…

A dire il vero, più che di politica in generale, sarebbe più corretto parlare di classe politica o di politici, poiché è di quelli attuali la responsabilità di tutto ciò: si tratta per la maggior parte di individui ambigui, loschi, untuosi, addirittura meschini, che si beano dei privilegi che hanno ottenuto con la nomina da parte del loro partito e che non si sogneranno mai di abbandonare, a dispetto di tutti i proclami, e che sono sempre i primi a disertare se qualcosa li preoccupa o non è di loro gradimento. In sostanza, individui che pensano al proprio interesse e basta, feccia della feccia, vere e proprie bestie della politica nel senso negativo del termine (e di esempi ce ne sono fin troppi). Ciò sarebbe anche normale a livello privato e personale, ma a livello politico non lo è e non può esserlo in nessun caso: tu, parlamentare, decidi non solo per te ma per tutti, e non è giusto che te ne infischi e pensi solo alle cose tue.

In definitiva, questa è senza dubbio la più grande piaga che affligge l’Italia al giorno d’oggi: gente subdola e senza spina dorsale al potere, pronta a piegarsi a tutto e a tutti pur di salvaguardare il suo bieco interesse, sempre intenta a complottare e a macchinare a suo favore e contro il prossimo come se questa fosse la sua unica ragione di vita. Che rappresentanza è questa? Che razza di avvenire possiamo prospettarci se è gente di questa risma a guidarci?

Le soluzioni ci sarebbero, ma si tratterebbe di provvedimenti drastici che susciterebbero di certo una fortissima resistenza. Quello più ovvio e moralmente giusto sarebbe di impedire a questa classe politica di ammorbare ulteriormente con la sua presenza i palazzi romani impedendogli di ritornarci, ma questo sarebbe lesivo della libertà degli individui e non si può fare. Si potrebbero piuttosto far passare certe norme tassative e obbligatorie per tutti i parlamentari, come per esempio:

1)      istituire il vincolo di mandato e annullare la discrezionalità della condotta (se il partito decide il parlamentare vota di conseguenza, altrimenti si dimette e viene rimpiazzato);

2)      istituire l’obbligo di presenza a tutte le sedute nelle aule con severi controlli (chi lavora per il Paese deve farlo SEMPRE e non quando gli è più comodo, come minimo quattro giorni su cinque alla settimana, poiché i normali lavoratori non possono presentarsi quando vogliono al loro impiego);

3)      istituire severissime pene per i trasgressori dei punti 1 e 2(che siano pene definitive, non riducibili e inappellabili, affinché si scoraggino comportamenti analoghi; esempio: espulsione dal parlamento, decadenza di tutti i privilegi, pagamento di salate ammende e altro);

4)      proibire la rielezione consecutiva per più di due mandati (cioè far sì che non si possano trascorrere più di due legislature consecutive nelle aule, poiché altrimenti la classe politica si sedimenterebbe e si creerebbero davvero delle caste, come i cinquestelle della prima ora affermavano non senza ragione);

5)      abolire in maniera totale e definitiva i vitalizi (che a dispetto delle dichiarazioni continuano a venire erogati agli ex-parlamentari e ai loro discendenti, costituendo di fatto delle vere e proprie rendite);

6)      e altre disposizioni dello stesso genere…

Sarebbero leggi dure, ma motivate: chi gestisce un popolo non sta giocando e non può permettersi errori, cosa che però molti dei nostri governanti paiono non aver capito. Solo con delle leggi draconiane come queste si potrebbe ancora sperare di salvare il paese, ora come ora, poiché ci troviamo davvero in alto mare. E se si riuscisse a stravolgere e ad eliminare i mali che affliggono le alte sfere (come il trasformismo, l’assenteismo, il clientelismo, la corruzione e l’abuso di potere) si darebbe origine ad un positivo effetto domino, che davvero potrebbe cambiare per il meglio questo paese così segnato.

E’ utopico sperare in soluzioni drastiche del genere, ma davvero oramai queste paiono le uniche strade percorribili per salvare la nazione. E più tardi la gente lo capirà, peggio sarà.

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