Natale resisterà grazie a vecchi e bambini

Di Manuel Berardinucci

Finché vivranno i vecchi e i bambini, il Natale resisterà. Si, i vecchi, non gli anziani. Termine scialbo e terribilmente neutro quest’ultimo. Scriveva Oriana Fallaci che “la vecchiaia è una bellissima età. L’età dell’oro della Vita. Non tanto perché l’alternativa è morire senza conoscere il lusso di quel privilegio, quanto perché è la stagione della libertà”. Ed è il tempo della Memoria, della congiunzione tra le epoche e le generazioni.

Tentano da decenni e con una furia distruttrice ancor più potente in anni recenti, di sradicare ogni forma residua di Tradizione, Cattolica, Popolare o Nazionale, per far posto al Presente come unico e assoluto Paradigma. Ma il Natale non si piega a queste logiche, è sempre lì, immobile, non immutabile ma etereo (eccezion fatta per le psicopatie di qualche scuola che vieta il Presepe o di qualche bergogliano che sostituisce la Sacra Famiglia con i migranti).Dicevo non immutabile: perché il consumismo, la fretta costante di questa società liquida, l’americanizzazione e l’opulenza non l’hanno cancellato, anzi si sono fatti assorbire dallo stesso.  Natale è l’esempio perfetto della Tradizione che piega il Progresso ai suoi scopi. E se il Natale resiste è merito di Vecchi e Bambini. I primi sono custodi dell’unità famigliare. E’ nella casa dei Nonni che tutti, cugini, zie e zii, fratelli e sorelle, si ritrovano e ritrovano la propria origine. Nei loro occhi vivi e stanchi si cela la Memoria di una Famiglia che durante l’anno è impegnata con le mille occupazioni e il conseguente stress che la modernità ha imposto nella vita di ognuno. Nella cucina delle Nonne è tramandata la Tradizione culinaria Natalizia. Nelle loro ingenue lacrimucce commosse dinnanzi al nipote che recita una poesia, nel porta-spicci un po’ logoro che cacciano dalla tasca quando è il momento di giocare, nelle paghette e nelle loro preghiere è custodita la magia del Natale.

E poi ci sono i bambini. Il mondo delle Fiabe scende in Terra sottoforma di Babbo Natale, Elfi e Renne volanti. E poi, cosa è il Natale se non la festa per un bambino che nasce? Dall’8 dicembre al 6 di gennaio le città sono illuminate, nelle case si gioca, ci si abbuffa di dolci e si ricevono doni. Praticamente il dorato mondo dell’Infanzia elevato a sistema. E per accontentare i più piccoli, i grandi indossano buffi travestimenti rossi, raccontano strane storie e si alzano di notte per mangiare i biscotti lasciati sul tavolo in offerta all’omone del Polo Nord.

Foss’anche solo per non lasciare soli i nonni e non deludere i bambini, il Natale resisterà.

Non mancano i critici, certo: Quelli che dall’alto del loro ateismo ideologico chiedono meno vistosità, altri che vivono come uno stress la corsa ai regali e le visite ai parenti, altri ancora che per criticare l’acceso consumismo (discorso sul quale potrei anche convergere) gettano il bambino con l’acqua sporca e infine i finti o veri cinici che credono faccia “tendenza” assomigliare al Grinch. Per tutti costoro spendete una preghiera, un sorriso e una fetta di Panettone: Dio, amore e dolcezza sono gli elementi che mancano nelle loro vite.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *