Intervista al Presidente di Tradizione Famiglia e Proprietà in Italia: “La Croce resta ferma mentre il mondo gira attorno”

Di Manuel Berardinucci

Ho il piacere di poter porre qualche domanda sulla situazione della Chiesa e della Fede, in relazione anche all’attualità, a Julio Loredo, Presidente di Tradizione Famiglia e Proprietà in Italia.

Innanzitutto vorrei chiederle, anche per maggior chiarezza nei confronti dei nostri lettori, cos’è Tradizione Famiglia e Proprietà? E come opera in Italia?

Le Società per la difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà – TFP costituiscono una vasta famiglia di associazioni civili di ispirazione cattolica, consorelle sebbene autonome su base nazionale, oggi presenti in trentadue Paesi dei cinque continenti. Le TFP si ispirano al pensiero e all’esempio di vita del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, sintetizzati nel suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione».

La presenza della TFP in Italia risale ai viaggi di Plinio Corrêa de Oliveira nel nostro Paese negli anni Cinquanta del secolo scorso. Poi, durante il Concilio Vaticano II, la TFP brasiliana mantenne due sedi a Roma per accompagnarne i lavori. Nel 1974 fu aperto a Roma l’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà. Nel 1998 fu fondata l’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, con sedi a Roma, Milano e Palermo. La TFP italiana conta anche su una vasta rete di amici e collaboratori in tutto il territorio nazionale.

Per maggiori informazioni, suggerisco di visitare il nostro sito www.atfp.it

A suo parere, ad oggi, cosa dovrebbe fare la politica per recuperare la dimensione spirituale della Vita nel pubblico?

Le molte crisi che scuotono il mondo odierno — dello Stato, della famiglia, dell’economia, della cultura, ecc. — costituiscono soltanto molteplici aspetti di un’unica crisi fondamentale, che ha come specifico campo d’azione l’uomo stesso. In altri termini, queste crisi hanno la loro radice nei problemi più profondi dell’anima, e da qui si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell’uomo contemporaneo e a tutte le sue attività. Si tratta, dunque, fondamentalmente di una crisi spirituale. Senza una conversione profonda dell’uomo stesso, rigettando lo spirito della Rivoluzione ad imis fundamenta e assumendo quello opposto, la politica si troverà sempre impotente. Lo Stato può e deve fare molto, ma non può produrre la conversione delle anime, conditio sine qua non per la sconfitta della Rivoluzione. Questa è frutto della grazia divina. In altre parole, la lotta fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione è, fondamentalmente, una lotta religiosa. La politica ne è un riflesso. O andiamo alle radici del problema, o stiamo facendo battaglie di retroguardia, magari importanti e perfino necessarie, ma non risolutive.

Oggi i Tradizionalisti che punti di riferimento hanno in seno alla Chiesa Cattolica?

In campo ecclesiastico, i tradizionalisti hanno come punto di riferimento la Tradizione, fondata sul Supremo Magistero della Chiesa, sviluppato dai Papi, Santi e Dottori lungo venti secoli di storia. Questo Magistero è la roccia sicura alla quale ci dobbiamo aggrappare, e non tanto alle singole persone, per quanto eccellenti e generose. Detto ciò, è ovvio che oggi in seno alla Chiesa ci sono persone, perfino alti prelati, che si battono in difesa del Magistero contro ogni tentativo di contraffazione. Vanno appoggiate e incoraggiate. Va fatto loro sentire che c’è tutto un popolo fedele che li segue. Stat Crux dum volbitur orbis, si diceva una volta. La Croce resta ferma mentre il mondo gira attorno. In mezzo alla crisi odierna, che rischia di disorientare tante anime gettandole nello scoraggiamento, noi abbiamo certezze soprannaturali che ci infondono serenità, fiducia e forza invincibile. Il cattolico oggi non può esimersi dal lottare contro le infiltrazioni rivoluzionarie nella Chiesa. È un preciso dovere morale. Ne va della nostra salvezza.

Il fenomeno del Sovranismo, in che modo si lega al mondo della Tradizione?

Ritengo il termine “Sovranismo” inadatto a definire la nostra posizione, poiché ne descrive appena un aspetto: il rigetto del mondialismo. La Contro-Rivoluzione è qualcosa di molto più ampio e profondo. Il termine “Sovranismo” è stato coniato per descrivere un fenomeno oggi in atto un po’ ovunque, specialmente in Europa.

Vediamo l’affermarsi di sane reazioni agli eccessi della Rivoluzione. Analizzate nei loro contenuti, queste reazioni appaiono come la difesa di certe tradizioni: difesa della famiglia contro l’agenda lgbt; della sovranità nazionale contro la dittatura mondialista; dell’identità locale contro l’immigrazione incontrollata; della Fede contro il progressismo e via dicendo.

È compito dei cattolici capire e fomentare queste reazioni, dandole un contenuto di Fede e conducendole a un rigetto non solo di questo o quel punto dell’agenda rivoluzionaria, ma della Rivoluzione nella sua totalità.

Molti ritengono che la crisi della Chiesa Cattolica abbia preso avvio con il Concilio Vaticano II. A suo avviso, quali errori si commisero?

Nel Concilio si suole distinguere tre elementi: i documenti, il fatto e la propaganda mediatica. Di gran lunga, l’elemento più importante è quello centrale, ossia la concreta applicazione del Concilio. A parte qualche addetto ai lavori, chi ha letto i documenti? Nessuno! Eppure, in nome del Concilio, o meglio del suo “spirito”, si è fatta la più radicale rivoluzione nella storia della Chiesa. Senza negare l’importanza del campo teologico, ci sembra che, concretamente, la battaglia da fare sia contro i frutti del Concilio, cercando di contrastare il suo “spirito”.

L’errore fondamentale del Concilio, che ingloba tutti, è il cosiddetto “aggiornamento”, cioè la brama di adattare la Chiesa al mondo moderno. Un elemento essenziale di questo mondo è il comunismo, che il Concilio non solo ha evitato accuratamente di condannare, ma ha abbracciato con l’Ostpolitik. E adesso è in procinto di abbracciare anche il post-comunismo, cioè la rivoluzione culturale.

Non dobbiamo, però, pensare che la crisi nella Chiesa sia nata col Concilio. Gli errori del Concilio sono espressione della Nouvelle Théologie, figlia del Modernismo, a sua volta frutto del Cattolicesimo liberale. Una critica contro-rivoluzionaria al Concilio deve andare alle radici.

Tornando alla contemporaneità: quali sono i rischi legati al Sinodo dell’Amazzonia?

Il Sinodo speciale per la Regione amazzonica svoltosi a Roma ad ottobre è stato, secondo il cardinale peruviano Pedro Barretto, il compimento di un percorso nella chiesa latinoamericana durato più di quarant’anni. Si tratta della cosiddetta Teologia della liberazione, nelle sue versioni più aggiornate: la Teologia indigena e la Teologia ecologista. Il Sinodo pretende nientemeno che reinventare la Chiesa, dandogli un “volto amazzonico”. Questa reinvenzione tocca l’intera Chiesa: dalla sua liturgia alla sua dottrina alla sua struttura alla sua disciplina. Proprio com’è successo col Concilio, adesso c’è lo “spirito del Sinodo”, in nome del quale si faranno vere e proprie rivoluzioni. Queste rivoluzioni avranno poi anche un riscontro politico, con l’affermarsi dell’estrema sinistra in America Latina, da sempre caldeggiata dalla Teologia della liberazione.

Grazie mille Presidente!

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