Le sardine, una corrente in cortocircuito

“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole” diceva il comandante Mao. Acqua sotto i ponti ne è passata, Mao non c’è più, la storia fa il suo corso, ma la confusione resta. Ma chissà cosa direbbe se si trovasse di fronte a ciò che accade oggi: le rivolte dei gilet gialli, i manifestanti anti-Brexit, gli indipendentisti a Barcellona, le proteste anti-Trump. La fenomenologia della piazza in Italia e nel mondo è interessantissima: luogo di identità, potere e rivolte, l’agorà è da sempre sintesi di affermazione e protesta verso la maggioranza che tiene le redini della politica.

Fenomeno curioso è quello delle sardine, ultimamente sotto i riflettori in diverse piazze d’Italia, tra cui Verona. Questo movimento rappresenta il cortocircuito del nostro sistema politico istituzionale: senza una leadership ben definita (Mattia Santori è uno dei principali organizzatori delle manifestazioni, ma non esiste una struttura interna che lo abbia eletto leader), le sardine si battono principalmente “contro i populismi” (e non a favore di qualcosa), identificati nei partiti di Lega e Fratelli d’Italia. Un’opposizione (le sardine) contro la maggioranza (si vedano i sondaggi dei partiti che costituiscono il centrodestra), che a sua volta è all’opposizione in Parlamento (l’esecutivo giallo-rosso aveva come primo punto del programma impedire il ritorno di Salvini a Palazzo Chigi).

Insomma, un Paese guidato da una minoranza, che si sfoga nella piazza versus una maggioranza che sta all’opposizione. Un cortocircuito nato da un soggetto collettivo d’impatto (non solo) a livello mediatico, ma che rischia di sgonfiarsi proprio sul terreno tanto osannato e valorizzato: quello democratico.

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