Ecco perché non possiamo smettere di fare il presepe

di Giovanni Rea.

Il presepe, un’opera d’arte puramente italiana creata da San Francesco d’Assisi nel 1223 che unisce il sacro e il profano.

Il presepio rappresenta la natività di Gesù Cristo, simboleggia, quindi, la vita, la famiglia, la tradizione e il Cristianesimo.

Il presepe classico napoletano ha particolari dettagli che lo caratterizzano; difatti, in alcuni presepi, al posto della classica mangiatoia, Gesù bambino nasce sotto ad una colonna spezzata di un tempio romano. La colonna viene rappresentata in maniera distrutta poiché essa simboleggia la caduta del paganesimo e l’inizio del monoteismo.

Accanto alla grotta si situa, di solito, una specie di locanda dove vi troviamo grosse quantità di cibo, ciò simboleggia l’inizio di un’era di forte abbondanza.

I personaggi più famosi del presepe sono, oltre alla Sacra famiglia e ai tre Re Magi, anche la lavandaia, il pastore dormiente chiamato Benino, la Zingara con il bambino in braccio che sarebbe, in realtà, il piccolo Stefano. La leggenda vuole che quando l’arcangelo Gabriele annunciò agli abitanti di Betlemme la nascita del futuro Re dei Re, egli ordinò alle donne di andar a trovare la Vergine Maria solo se esse avessero già avuto un figlio.

La zingara, che non aveva figli e che era curiosa di vedere il nascituro, tra la notte del 25 e del 26 dicembre (notte si S. Stefano) prende un pezzo di pietra, lo avvolge in un panno come se fosse un bambino e lo porta tra le braccia dirigendosi verso la capanna. Gli angeli, che si erano accorti dell’inganno, perdonarono la giovane donna e trasformarono la pietra in un bambino che prese il nome di Stefano. E fu così che nacque la leggenda di Santo Stefano.

Un’altra interessante curiosità del presepe napoletano è che tutti i suoi pastori sono vestiti con abiti stile 1700 tranne, ovviamente, la Sacra famiglia.

Il suo messaggio, fondamentalmente, è un messaggio puramente pacifico eppure, negli ultimi giorni, la parola “presepe” è diventata un taboo.

Già da qualche anno si parla di voler togliere il crocifisso dalle scuole, in molte già è stato tolto, quest’anno, oltre al crocifisso, è anche il presepe a disturbare la sensibilità di qualcuno.

La solita sinistra fucsia e i radical chic da tastiera continuano a dirci che il presepio offende chiunque non sia cristiano e che va contro i principi della Costituzione italiana la quale afferma che lo Stato Italiano sia laico.

La cosa esilarante è che, nella maggior parte dei casi, non sono gli stranieri o gli islamici in generale ad essere contro i classici simboli Cristiani, ma sono alcuni Italiani che si preoccupano così tanto della sensibilità degli extracomunitari e delle persone non religiose e, allo stesso tempo, ignorano totalmente la sensibilità dei propri connazionali.

Che piaccia o meno, il Cristianesimo ha forgiato la storia d’Italia, d’Europa e di una parte restante del globo. Grazie ad esso sono nate innumerevoli opere d’arti, edifici maestrali come il Duomo di Milano, la Basilica di San Pietro, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Cattedrale di Notre-Dame a Parigi e tanti altri ancora.

Per non parlare delle tante tradizioni che il Cristianesimo ha portato e che ormai sono una parte della nostra storia e del nostro cuore. Pensiamo alla festività di Ognissanti, la Domenica delle palme, alla domenica di Pasqua dove banchettiamo insieme ad amici e parenti cari per poi dirigerci in chiesa per la messa, la festa dei Santi patroni della nostre città, i nostri onomastici, la Festa dell’Immacolata e – ovviamente – il Santo Natale.

Questi importanti giorni di festa vengono, spesso, accompagnati anche da un altro tipo di tradizione, quella del cibo. Nella città di Napoli, ad esempio, durante il periodo di San Giuseppe (a marzo), si preparano le famose zeppole di S. Giuseppe, a Pasqua troviamo la famosa pastiera, durante le festività Natalizie le tavole vengono imbandite da gustosi struffoli, dai roccocò, dal capitone, dalla minestra di Natale, dal Panettone, dal Pandoro e tanto tanto altro.

Insomma, la religione Cristiana ha decisamente segnato la nostra storia, i nostri usi e costumi, i nostri caratteri, i nostri pensieri e il nostro modo di vivere; non possiamo assolutamente eliminare dai nostri enti pubblici dei simboli che sono cari a noi.

Probabilmente molti valori morali si stanno perdendo proprio perché molte persone, soprattutto molti giovani, hanno abbandonato la religione e la vita spirituale. La bestemmia è diventata ormai un meme, una cosa divertente, una cosa figa; quando in realtà non è altro che una cosa altamente disgustosa e volgare.

Stiamo diventando sempre più materialisti, più narcisisti, più menefreghisti, più invidiosi, stiamo perdendo sempre più contatto con le nostre famiglie; e questo solo per sembrare più forti, più aperti mentalmente, più in gamba d’innanzi ad una società consumista, iper-sessualizzata, senza alcun principio e che obbedisce solo ed unicamente al Dio Danaro.

Per ritornare ad essere un popolo degno dovremmo, oltre ad aver una buona struttura politica ed economica, ritornare ad riabbracciare le tradizioni, gli antichi valori trasmessi dai nostri Avi e la vita spirituale.

Queste righe, per qualcuno, potranno risultare bigotte e retrogradi, ma cosa è meglio in realtà? Una società alla sbando al pari di Sodoma e Gomorra o una società dove vige il rispetto per se stessi, per il prossimo e ricco di tradizioni?

Ricordate che quando la libertà diventa liberticidio e quando i valori morali svaniscono allora tramontano le civiltà.

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