Più post con la Nutella, meno di geopolitica

di Manuel Di Pasquale.

Non me ne vogliano gli amici leghisti, ma certi argomenti vanno approfonditi e, per prendere posizione bisogna pensare con la propria testa.

Non si capisce se l’ignoranza relativa ad alcune questioni sia voluta o meno, ma la semplificazione che Matteo Salvini dà su determinate situazioni, oltre ad essere di un’incredibile superficialità, rischia di essere dannosa.

L’esempio lampante è raffigurato da ciò che ha scritto sull’omicidio del generale Soleimani: “Donne e uomini liberi, alla faccia dei silenzi dei pavidi dell’Italia e dell’Unione europea, devono ringraziare Trump e la democrazia americana per aver eliminato Soleimani uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo, un terrorista islamico, un nemico dell’Occidente, di Israele, dei diritti e delle libertà”.

Tran Tran che si ripete: la semplificazione di una delicata situazione geopolitica ridotta a due fazioni, con i “liberi” da una parte ed i “terroristi” dall’altra, senza contare l’apologetica difesa di Israele, onnipresente nei pensieri del leader leghista, così come quella degli Stati Uniti. Trump ha sicuramente dato un volto nuovo al conservatorismo a stelle e strisce, ma questa mossa rappresenta un caso a cui potrebbero seguire gravi problemi di livello internazionale, contando pure il fatto che i rapporti tra USA e Iran sono praticamente ai minimi storici.

L’attacco americano, secondo molti, sarebbe una rappresaglia contro l’attentato all’ambasciata statunitense a Baghdad avvenuto pochi giorni fa.

Soleimani guidava la brigata Quds, che in questi anni ha combattuto l’Isis. I detrattori dicono per semplice funzione anti-sunnita, dall’altra parte invece rimarcano che grazie a loro i cristiani in Medio Oriente hanno potuto godere di un po’ di tranquillità. Vorrei evitare di semplificare anch’io perché queste spiegazioni meritano non solo articoli, ma migliaia di pagine per avere un quadro generale.

Da seguire con cautela le vicende future, tra rischio terrorismo reale e nuove emergenze profughi, a cui si aggiunge la situazione spinosa in Libia, geograficamente vicina sia al Medio Oriente che all’Italia.

Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia si è espressa, ma in maniera completamente diversa, con la giusta moderazione che serve in questi casi.

Il post di Giorgia Meloni

Tornando a noi, dal Segretario federale del principale partito politico italiano ci si aspetta un atteggiamento più pragmatico, un livello di discussione più elevata: non si può fare il populista in eterno, servono idee chiare e non la perpetua ricerca del “trend topic”.

I post con pane e Nutella od un piatto di tortellini, seppur trash, non sono responsabili di potenziali incidenti diplomatici, mentre discorsi del genere sì. E farebbe piacere se qualche voce critica all’interno del partito prenda fortemente le distanze, invece di abbassare costantemente la testa e dire ” Grazie Capitano”.

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