Il sultano Erdogan – Come sta rinascendo l’Impero Turco

di Simone Casi.

Ci siamo: la Turchia ha appena annunciato che invierà truppe in aiuto del governo di Tripoli, rinvigorendo la causa del traballante premier Sarraj quando ormai tutto sembrava perduto. Un altro colpo in politica estera del presidente Erdogan, che dopo avere stabilito truppe in Somalia e aver invaso la Siria settentrionale adesso si inserisce anche in Libia, proprio sotto il nostro naso, come a voler vendicare la sconfitta che subì da noi l’Impero Ottomano un secolo fa. Perché ormai è chiaro cosa egli vuole fare: rifondare l’Impero Turco.

Ovviamente non ci saranno più né califfi né sultani – questa fase in Anatolia l’hanno ormai superata – come neanche più nessun bey né ufficiale unione territoriale. No, basterà solo un presidente che comandi dalla sua sede di Ankara, anche al di fuori dei confini turchi. Perché è questo il prezzo che Sarraj dovrà pagare in caso di vittoria: una totale dipendenza dalla Turchia e dai suoi aiuti, a discapito di francesi e americani, che questa guerra l’hanno causata, e dei politici italiani, i quali hanno preferito voltarsi dall’altra parte e far finta di niente lasciando che un paese importante per noi come la Libia scivolasse nel caos senza muovere un dito, neanche per tutelare gli interessi nazionali.

Ma non è solo la Libia a stare rientrando sotto la sfera d’influenza turca: anche la Somalia, un’altra nostra ex-colonia, pare che si stia orientando in tal senso. Il recente attentato terroristico a Mogadiscio del 28 dicembre scorso pare avesse come obbiettivo proprio degli ingegneri turchi, dipendenti della locale base militare turca. E chi era a conoscenza dell’esistenza di tale base prima dell’attentato? Certamente pochi sapevano qualcosa, ma questo non fa che confermare che i turchi, in particolare il loro presidente, hanno sete di potere ed egemonia, e stanno agendo proprio per portare sotto la propria sfera d’influenza quante più aree possibili del turbolento Medio Oriente e della travagliata Africa, guardacaso le zone più ricche ma anche più instabili e dove ci si può più facilmente inserire se si hanno uomini e mezzi sufficienti (come appunto ha la Turchia).

A questo punto le intenzioni di Erdogan – che viene chiamato “il Sultano” ormai non più per scherzo – sono chiare, e complici una politica estera americana incerta fin dall’epoca di Obama e il rafforzamento delle relazioni con la Russia di Putin (che però diventa sempre meno alleato e sempre più rivale) la Turchia si sta velocemente ritagliando uno spazio come nuova potenza internazionale, con un esercito dalla forza e dalla consistenza assolutamente non indifferenti (l’offensiva contro i Curdi è stata per esso un importante banco di prova).

Recep Tayyip Erdogan con quest’ultima mossa ha lanciato un importante messaggio, che specialmente ai paesi vicini della Turchia dovrebbe impensierire: “In campana, perché da adesso ci siamo anche noi.”.

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