Cosa accomuna Tolo Tolo al discorso di Gervais

di Alessio Valente.

La notizia più discussa in questo inizio 2020, nel mondo del cinema, ormai è sulla bocca di tutti: il discorso di apertura di Ricky Gervais. Un discorso che ha parzialmente eclissato perfino la premiazione stessa e che a suon di risate ha dato un forte scossone a tutta Hollywood. Sono già diventate meme le reazioni di Scorsese, Tom Hanks e tutta l’élite cinematografica statunitense. Fra gli argomenti più caldi toccati dal comico inglese, il più sorprendete è stato quello riguardante Jeffrey Epstein, trovato morto nella propria cella dopo essere stato coinvolto in un’inchiesta sulla pedofilia che, a detta di alcuni, avrebbe toccato anche i vertici della società americana. Gervais non ha fatto altro che ribadire un’idea ormai molto diffusa: Epstein non si è suicidato ed è stato ucciso per coprire qualcuno di potente, molto potente. Ma chi? Beh, Gervais subito dopo lancia una frecciatina che lascia intendere molto: “so che era vostro amico, ma non importa”. Ma questa non è stata l’unica “bomba” lanciata dal palco. Non è stata risparmiata Apple, per esempio, che esordendo nel mondo delle serie tv col suo “The morning show” porta sullo schermo “l’importanza della dignità e del fare la cosa giusta”, continuando però a “sfruttare i lavoratori cinesi”. Ed ecco un’altra bordata che mira ancora una volta alla platea presente e agli attori ed attrici hollywoodiani: “se l’Isis aprisse il suo servizio streaming chiamereste i vostri agenti” (per lavorarci, ndr). Il discorso, ormai facilmente reperibile in rete nella sua versione integrale, è un susseguirsi di battute che seguono la stessa linea: smascherare l’ipocrisia hollywoodiana per svelarne il marcio. La chiusa è la parte del discorso che ha veramente fatto il giro del web. Il comico ricorda ai presenti che sono andati a scuola “meno di Greta Thunberg” e consiglia loro di evitare discorsi pedanti e moralistici, limitandosi di ritirare il proprio premio, pregare il proprio dio e levarsi di torno. Ecco, questo è il terremoto che ha fatto tremare Hollywood qualche giorno fa. Ma che cos’ha in comune con Tolo Tolo, il nuovo film di Checco Zalone? Paradossalmente, per capire quali punti in comune abbiano i due fenomeni (sia Gervais che Zalone hanno fatto parlare molto di sé), occorrerebbe prima capire cosa li renda due fenomeni assolutamente diversi. Ricky Gervais utilizza una satira estremamente tagliente, rischiando quasi di ferire sé stesso con le proprie battute. “Questa è l’ultima volta che presento”, esordisce, ricordando un Grillo a Fantastico 7 ancora nella sua veste di comico irriverente. Gervais ha uno stile diretto, volgare, da stand up Comedy, che punta proprio a scandalizzare senza troppi giri di parole, sputando addosso al pubblico una cruda verità. Gervais, inoltre se la prende con l’ élite e attacca direttamente il potere. Checco Zalone ha un profilo estremamente diverso, è un comico, si trova in Italia e, probabilmente, ci tiene molto a tenersi stretto il lavoro. All’inizio del suo film Zalone ci mostra un giovane disoccupato, perso nei sogni, che decide di aprire un ristorante di sushi a Spinazzola, minuscolo paese abbandonato dai giovani ed abitanti principalmente da anziani. Tenete bene a mente questo concetto, perché Zalone sta anticipando molto sin dai primissimi minuti di film: durante l’inaugurazione, appena dopo aver proferito un discorso visionario, Checco trova un gruppetto di anziani intenti a girare insieme alle portate del ristorante che scorrono sul nastro tipico dei ristoranti giapponesi. Nella scena successiva, ha fallito. Non abbiamo spoilerato molto, questi sono davvero i primi due minuti di film, ma sono proprio i più importanti. Il resto del film, non ci mostra altro che la realtà dei fatti. Il nostro protagonista segue le caratteristiche del Zalone-macchietta che abbiamo imparato a conoscere, ma è affetto da una sorta di schizofrenia per cui monta in lui un “fascismo” di riflesso e al contempo un amore pazzo per l’Africa e gli africani. Zalone, quindi, mette in mostra la schizofrenia che contraddistingue l’opinione pubblica italiana, fatta di sedicenti nostalgici che nella realtà dei fatti si rivelano effemminati, troppo benestanti persino nel fallimento e totalmente privi di cultura. A fare da contraltare, grazie al dualismo interno del nostro protagonista, è il sognatore privo di lungimiranza, che reputa il fascismo una malattia simile “alla candida”, e che subito dopo corre incontro a un convoglio militare saltellando grottescamente e finendo, poi, per beccarsi una bomba lanciata contro. Il trionfo dell’idiozia buonista. E mentre l’italiano è perso in questa sorta di misero limbo, persino tutto il contesto assume tinte assurde, e nemmeno l’immigrato è salvato dalla critica beffarda tipica di Zalone. Ed ecco un’altra differenza fra lui e Gervais: mentre il primo attacca il potere, il secondo attacca la massa, il popolo, che diventa zimbello. Ma qual è allora il punto di contatto fra i due artisti? Quello di aver portato in scena, con due stili e in due modi completamente agli antipodi, la verità. Non vogliamo svelare altro di Tolo Tolo, che al di là dei gusti e delle interpretazioni si è rivelato, probabilmente, il successo dell’anno per quanto riguarda il cinema italiano. Vogliamo solamente dire che, forse, Zalone sa già che sarà lo stesso un fallimento. E ce lo ha mostrato, proprio all’inizio del film, quando quattro anziani si trovano a girare insieme ai piatti di un ristorante di sushi, non comprendendone il senso.

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