Forza Kurz

di Luca Palmegiani.

Nel mondo di internet è difficile che una persona non si sia fatta anche una semplice e vaga idea sulla situazione politica italiana. Ognuno ha la sua convinzione sui partiti esistenti, e nel Bel Paese ce ne sono parecchi. Il Partito Democratico ha tradito gli ideali di sinistra, la Meloni è troppo a destra, Salvini prima insulta il sud poi cambia idea… e Forza Italia? Forza Italia è morta, come il suo presidente. Ora, se non viene etichettato come partito morente è perché quella persona o vota Berlusconi dal 1994’ e fa fatica ad abbandonarlo o lavora in Mediaset. Scherzi a parte, cosa c’entra tutto ciò con il titolo dell’articolo? Beh, partendo dal presupposto che Forza Italia sta vivendo il suo momento peggiore dalla fondazione, c’è un partito, all’interno della sua coalizione europea e di simile stampo ideologico, che invece sta dominando la scena politica nella vicina Austria. Il leader del Partito Popolare Austriaco, il giovanissimo Sebastian Kurz, ha da poco chiuso l’accordo con i Verdi per la nascita del secondo governo “scarabocchio” (dopo l’esperimento italiano con i due governi Conte). La domanda rimane, cosa c’entra la probabile morte di Forza Italia con Kurz? Analizzando la storia della politica austriaca, confrontandola con quella italiana è possibile costruire un interessante ragionamento.
Kurz è sempre stato molto rigido sul tema Unione Europea e sulla questione dell’immigrazione, che l’hanno portato ad essere visto come un politico “spinto a destra” restando però leader di un movimento, liberale cattolico e quantomeno di tradizione, moderato. Il suo è stato definito un “populismo buono”. Questa leadership gli ha permesso di limitare il partito austriaco alleato della Lega in Europa, nel così detto scacchiere dei sovranisti, l’Fpö e di mantenersi stabilmente ancorato al governo del paese con il supporto anche di frange più centriste. Dove ha vinto però il giovane cancelliere? Con la nascita dell’esperimento Verde-Turchese e con un contratto di governo che gli permette di poter ulteriormente attuare le sue politiche al limite del sovranismo salviniano e allo stesso modo di aprirsi a temi innovativi e sempre più sentiti come quelli ambientali. Questa alleanza con i Verdi infatti, ha trasformato la sua figura alla critica e alla stampa da fascista a ecologista, da sovranista a democratico ed europeista. Il contratto, reso ormai noto al pubblico, prevede una forte e decisa politica di regolazione del fenomeno dell’immigrazione (con i Verdi che cercheranno di ammorbidire però alcune vedute del giovane leader dei popolari) e con il partito di Werner Kogler che ha ottenuto ministeri chiave potendo così attuare un piano di riforme e investimenti per diventare neutrale dal punto di vista climatico entro il 2030 (dieci anni prima dell’obiettivo dell’UE) per i Verdi.

L’attuale governo austriaco ha quindi il duplice obbiettivo di rafforzare la posizione del paese a livello europeo, continuando con una politica rigida e a sfumature sovraniste, e di garantendo una stagione di novità e riforme sul tema ambientale. È un governo liberale, attento all’ambiente, a sfumature sovraniste, con un partito di centrodestra e uno di centrosinistra. In parole povere Kurz non ha lasciato nulla al caso e cerca di “coprire” ogni qual si voglia battaglia politica indipendentemente da quale connotazione ideologica essa provenga. Dopo l’analisi sulla situazione austriaca si può tornare finalmente in Italia, soffermandosi sul periodo del partito di Berlusconi. Anche Forza Italia come il Partito Popolare Austriaco si è alleato, in passato, con un movimento di centrosinistra, anche Forza Italia ha cercato di portare avanti battaglie di una destra meno europeista e più tendente al sovranismo, ma perché allora il partito del “Cavaliere” viene dato come morente mentre quello del giovane cancelliere si prepara a giocare un ruolo chiave nel palcoscenico politico austriaco? La risposta non è complessa ma può fornire un importante riflessione sulle modalità mediante le quali, un partito come Forza Italia possa, in questo determinato quadro storico e politico tornare a pesare quanto merita all’interno della coalizione di centrodestra italiana. Innanzitutto, Berlusconi, dando vita al così detto “Patto del Nazareno”, si è alleato con la sinistra che è nipote (in teoria, quantomeno come partito “perno” della sinistra italiana) del Partito Comunista Italiano e che ha sempre promesso di combattere e della quale ha sempre criticato ogni battaglia e tematica, certo Renzi non era Berlinguer, aveva qualche similitudine ideologica con il Cavaliere (tant’è che ha poi creato un suo partito, Italia Viva, invitando i “forzisti” rimasti a proseguire con lui le battaglie iniziate con gli azzurri) ma per gli italiani il PD era la rappresentazione più forte della sinistra nell’arco costituzionale italiano e rappresentava una serie di fallimenti che ne avevano minato la credibilità. Incarnava insomma una politica “degradata” e corrotta ideologicamente, lontana dai bisogni popolari. Quello fu l’inizio della fine per la figura di Silvio Berlusconi e di Forza Italia stessa.
Kurz invece ha scelto un movimento nuovo, che non ha mai governato e che soprattutto si fonda su un ideale molto attuale e che gioca sempre più un ruolo chiave nelle politiche di tutti gli stati del mondo, l’ambiente.
La differenza fondamentale va però ricercata nell’abilità politica del giovane cancelliere di dare al suo partito dei punti fissi, delle linee politiche precise, sulle quali ha fondato il suo successo, potendosi permettere poi addirittura di allargare i suoi orizzonti ideologici facendo sue alcune battaglie chiave di movimenti più a destra come una regolamentazione dell’immigrazione molto rigida e un’esaltazione della cultura austriaca e delle sue radici territoriali ( basti pensare anche alla battaglia che tutt’ora è in atto con l’Italia stessa per la questione “Tirolese” ), riuscendo quindi a rinnovarsi ed innovarsi nella struttura e nelle battaglie stesse del partito, affiancando vecchi fondamenti a nuovi bisogni popolari. Forza Italia invece, oltre a battaglie storiche, che hanno contraddistinto la sua vita politica è rimasta troppo neutra agli occhi degli italiani, non ha fatto nulla per rinnovare la sua classe dirigente ma soprattutto la sua guida (Berlusconi ha 83 anni, contro i 33 di Kurz). La cecità del partito sull’adattarsi alle tematiche più attuali e al mutamento dell’intero sistema politico mondiale, l’ha trasformato in un movimento che non è né bianco né nero, che non si definisce né troppo moderato né troppo di destra. Non è un caso che un altro partito alleato storico di Forza Italia in Europa e che sta vivendo una significativa crisi dopo anni di dominio, stia guardando con sempre più interesse ad un’alleanza con i Verdi.
Dopo Italia e Austria l’idea di un terzo governo scarabocchio nel Continente potrebbe essere sempre più probabile. In Germania infatti si guarderà con attenzione l’esperimento austriaco. La Csu bavarese è molto vicina alle posizioni di Kurz e potrebbe trarre ispirazione per un governo tra verdi e cristiano democratici nel dopo Merkel. Anche perché l’attuale presidente del partito Annegret Kramp-Karrenbauer, molto a destra rispetto alla Cancelliera, non sembra raccogliere grande consenso.
Forza Italia ha ancora un asso nella manica, la grandissima tradizione che l’ha portata a governare il Bel Paese per molti anni dopo il crollo della Prima Repubblica, quella tradizione che fu un tempo innovazione e seppe dare un nuovo corso alla politica italiana. Così come Kurz ha riformato, rifondato e rinforzato l’Fpö, ripartendo dalla sua tradizione ma slegandolo completamente dalle strategie passate che stavano portando anch’esso alla rovina, il partito di Berlusconi ha una sola strada, saper guardare al futuro, rinnovandosi nella struttura, soffermarsi con forza su tematiche, come quella ambientale, che in Italia non trovano ancora nessuna precisa identificazione politica, e cercare di ripartire con forza, così come il giovane cancelliere austriaco ha saputo fare con il suo partito, grazie alla sua intraprendenza, forza e astuzia. Una nuova leadership, anagraficamente più adatta, può e deve aiutare Silvio Berlusconi a compiere l’ennesimo miracolo, far rinascere il suo partito insieme agli ideali e all’ala politica che Forza Italia ha da sempre rappresentato e che cerca ancora oggi una casa, stabile, sicura e qualificata.

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