Intervista ad Antonio Misiani. “Berlinguer uomo di rari valori”

di Fedele Albrizio.

Antonio Misiani, classe ’68. Bergamasco, deputato dal 2006 al 2018 coi Ds e poi col PD e senatore da marzo 2018 sempre col partito del Nazareno. Da 16 settembre 2019 è vice di Roberto Gualtieri insieme a Laura Castelli al Mef.

A quanti anni ha iniziato a far politica e per quale motivo?
La politica mi interessava fin dall’adolescenza, ma ho iniziato la mia militanza relativamente tardi, dopo i vent’anni. Mi sono iscritto al PCI dopo la Bolognina. Decisiva nel mio percorso è stata la biblioteca del quartiere S. Tomaso di Bergamo, dove andavo a studiare con i miei amici. Con alcuni di loro iniziammo a fare politica nella Sinistra Giovanile, l’organizzazione dei giovani del PDS. Uno di loro, Sergio Gandi, oggi è vicesindaco di Bergamo. Altri due sono consiglieri comunali.

Che cosa rappresenta per lei Enrico Berlinguer?
È stato uno dei motivi per cui ho scelto di stare a sinistra. La mia non è stata una adesione ideologica. Di Berlinguer ammiravo la rettitudine morale, il rigore intellettuale, la coerenza. Virtù rare, in un Paese pieno di disonesti, arruffoni, faccendieri.

Quale è stata la sua formazione professionale e lavorativa?
Dopo la laurea in economia politica ho iniziato a lavorare come consulente finanziario. Lavoro che ho poi lasciato, per dedicarmi a tempo pieno alla politica quando sono diventato segretario della federazione DS di Bergamo e consigliere provinciale.

Che cosa rappresenta per lei Bergamo?
Tantissimo. È la città – bellissima- in cui sono nato e cresciuto, in cui vive la mia famiglia e dove torno appena posso. Adoro girarla in bicicletta o a piedi. Quando passo da Piazza Vecchia in Città Alta rimango ancora oggi a bocca aperta.

Lei è stato assessore durante la sindacatura Bruni a Bergamo. Che cosa conserva di quell’esperienza?
Ho avuto il privilegio di rappresentare i miei concittadini come consigliere e assessore comunale. Avevo parecchie deleghe, dal bilancio ai servizi cimiteriali fino alla trasparenza e al decentramento. È stata un’esperienza molto bella, una vera e propria palestra politica. Lavorare con Roberto Bruni è stato fantastico. Era un uomo colto, competente, gentile. Ti dava fiducia, ti faceva crescere. Nel mio percorso politico e istituzionale è stata una tappa fondamentale.

Un giudizio sul progetto politico del PD dalla nascita ad oggi.
Ho creduto molto nel progetto del Partito Democratico. Continuo a farlo anche oggi, anche se in questi dodici anni non sono mancate le delusioni e i momenti difficili. Rimango un convinto sostenitore del bipolarismo, credo che l’Italia abbia bisogno di una grande e moderna forza riformista di centrosinistra.

Quali sono le differenze in termini di lavoro e prestigio tra deputato e senatore?
È un onore rappresentare gli elettori in Parlamento. Le differenze tra i due rami del Parlamento non mancano, anche se l’Italia ha un sistema bicamerale perfetto e paritario. Lo “standing” dei senatori è considerato più elevato di quello dei deputati, anche se meno di un tempo. Quanto al funzionamento, il fatto che i senatori siano la metà dei deputati agevola molto l’attività nelle commissioni e in aula. Il regolamento del senato è stato riformato nella scorsa legislatura, l’organizzazione dei lavori è più spedita, c’è molto meno spazio per l’ostruzionismo. La Camera, però, è più vivace: pesa l’età mediamente più giovane dei deputati, che sono indubbiamente più combattivi e rumorosi dei senatori.

Il PD ha proposto un grande piano di investimenti verdi. Di che si tratta?
La legge di bilancio appena approvata ha varato il più grande piano di investimenti pubblici degli ultimi dieci anni. Sono 58 miliardi tra il 2020 e il 2034, che finanzieranno in primo luogo interventi per lo sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Fonti rinnovabili, efficientamento energetico degli edifici, mobilità sostenibile, lotta al dissesto idrogeologico. È un punto molto qualificante della manovra di bilancio. Tutelare l’ambiente non è solo un dovere nei confronti delle nuove generazioni, a maggior ragione di fronte al cambiamento climatico. È la via maestra per rilanciare la crescita e la creazione di nuova occupazione.

Un giudizio sulla manovra di bilancio appena approvata.
Quando ci siamo insediati al governo, a inizio settembre, nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di bloccare davvero l’aumento dell’IVA. La clausola di salvaguardia da 23 miliardi sembrava una montagna impossibile da scalare. Non a caso, Salvini aveva provocato la crisi di governo per evitare di misurarsi con questa sfida. Noi in poche settimane ci siamo riusciti, facendo un mezzo miracolo, perché non abbiamo solo trovato le risorse per evitare la stangata IVA, ma anche quelle per avviare il taglio delle tasse sui lavoratori, per aumentare il fondo sanitario nazionale e finanziare il grande piano di investimenti pubblici di cui abbiamo parlato. Non sono mancati i passaggi complicati, alcune cose le avremmo volute fare diversamente, ma il mio giudizio complessivo è decisamente positivo. Abbiamo trovato l’Italia in stagnazione, abbiamo creato le condizioni per farla ripartire.

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