Cosa resta di questo voto in Emilia Romagna

di Nicholas Pellegrini

Come tutti sappiamo il voto in Emilia Romagna ha visto la vittoria del presidente uscente Stefano Bonaccini candidato per il centro sinistra con il 51 % contro il 43 di Lucia Borgonzoni candidata per il centrodestra.Un vittoria che non è stata scontata, infatti per la prima volta c’è stata partita in una regione da sempre rossa

Il PD risulta essere il primo partito con il 34 %, un risultato che fa ‘respirare’ Zingaretti nonostante la perdita di tanti punti percentuale rispetto al 2014 dove si era imposto con il 44,5 %. Una nota da non sottovalutare per il PD in una regione da sempre governata e punto forte della sinistra, sintomo che anche in queste Regioni qualcosa sta cambiando e deve far pensare i dirigenti del partito di centrosinistra.
Da sottolineare l’ottimo lavoro di Bonaccini, bravo a smarcarsi subito dal Pd e i suoi dirigenti nazionali, nascondendo il simbolo dal manifesto ufficiale e cambiando colore, optando per il verde in ogni sua immagine comunicativa.

Bravo ad aver puntato sulla sua persona e non sul partito nonostante la sua lista civica ha deluso le attese con un misero 5,76 %. È stato bravo a smarcarsi dal metodo di Matteo Salvini che buttava la competizione sul Nazionale mentre Bonaccini rimaneva concentrato sulla Regione.

È stata premiata la sua persona, questo è quello che hanno scelto gli Emiliani Romagnoli ma una cosa è chiara, il PD festeggia come se fosse la vittoria del secolo ma ha semplicemente rivinto in una Regione dove fino ad oggi non esisteva competizione e ha perso tanti punti.
Cosa c’è da festeggiare?Una nota da ricordare è il ruolo delle Sardine, capaci di risvegliare un sentimento e un pò d’orgoglio in una sinistra disorientata, bisognerà ora vedere che ruolo continueranno ad avere questo movimento che di apolitico e di spontaneo ha dimostrato non avere niente.
Discorso diverso per la Lega, seconda con il 31,95 %. La strepitosa campagna elettorale di Matteo Salvini ha ripagato, con una incessante presenza sul territorio, deviando spesso come detto prima sulla questione Nazionale. Credo non ci sia nulla da rimproverare nemmeno alla candidata Lucia Borgonzoni, nemmeno con un candidato diverso si sarebbe vinto, questo è stato palese e nonostante alcuni vuoti durante questi mesi gli va riconosciuto il coraggio di averci provato e lottato mettendoci la faccia in una regione difficilissima. Quindi, brava Lucia che ha saputo andare avanti nonostante gli attacchi personali subiti.
Tonfo 5 Stelle, che raggiunge appena il 4,74 % Una bocciatura completa quella subita dai pentastellati che pagano le scelte sbagliate fatte nell”ultimo anno e mezzo da Di maio e co, a dimostrazione che in politica essere solamente contro e non avere radici, idee valide, e valori non ripaga. Cosa rimarrà ora di questo movimento? Come si riorganizeranno?

Si è tornati definitivamente al bipolarismo?
Una nota negativa è sicuramente la fine di F.i con un 2,56 % discorso simile a quello dei 5stelle, un partito che non ha saputo rinnovarsi come classe dirigente e che non ha più nulla da dire. Tutto il contrario per Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni raggiunge 8,59 % un risultato straordinario, aveva preso 1,9 nel 2014, vede quindi una crescita del 700 %. Un partito che si sta radicando e crescendo sempre di più che ha visto superare il 10 % in molti comuni oltre che una crescita esponenziale in tutte le città, basti pensare a Cesena dove alle ultime amministrative di maggio aveva incassato un misero 1,6 passando a un importante 8,3.
Ora Matterella non potrà continuare a fare finta di niente,non potrà lasciare il Paese in mano a un partito che balla tra il 4 % in ER e il 7 % in Calabria, dove ricordiamo ha vinto il centro destra. In Parlamento Pd e 5stelle hanno si la maggioranza ma non hanno la maggioranza del paese nonostante la misera vittoria in ER.

Matteralla dovrà valutare entro breve e prendere la decisione migliore,ovvero tornare alle urne.

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