Cosa rimane di Forza Italia?

di Luca Palmegiani.

All’indomani dei risultati elettorali in Emilia-Romagna e Calabria, le domande per gli amanti delle analisi dei risultati elettorali sono davvero tante. Il PD può davvero dirsi soddisfatto? Salvini ha sbagliato? e se sì, cosa? Qualcuno ha visto i 5 Stelle? E Forza Italia, cosa rimane di Forza Italia? Quest’ultimo aspetto sarà il tema centrale di questo articolo.

Il partito di Silvio Berlusconi vive una situazione davvero strana in queste ore, da un lato c’è l’incredibile vittoria della fedelissima Jole Santelli dall’altro invece un risultato negativo, preannunciato vero, ma nessuno si sarebbe aspettato delle percentuali così basse.

Da un’analisi della storia del partito nell’anno da poco concluso, si può dire che il 2019 è stato segnato da una leggera ma costante flessione. In Abruzzo il partito è risultato essere il secondo partito della coalizione con il 9.00%, percentuale molto simili in Basilicata, Piemonte e Sardegna dove sono stati eletti a presidenti di regione gli azzurri Vito Bardi e Alberto Cirio, malino invece (in una regione storicamente non molto “facile” per gli azzurri) in Umbria dove, con una percentuale del 5.5%, il partito di Berlusconi ha assistito al definitivo sorpasso da parte di Giorgia Meloni.

Il 2020 si apre con un pessimo risultato nella regione emiliano-romagnola, la lista azzurra ha preso solo il 2,6% dei voti, facendo scattare un solo seggio (che non andrà a Vittorio Sgarbi, il più votato, bensì Valentina Castaldini, molto vicina in passato ad Angelino Alfano). Un risultato annunciato, non c’erano molte aspettative in una regione da sempre avversa agli azzurri, si sperava però nella carica di un personaggio come Vittorio Sgarbi e che potesse quantomeno portare ad un risultato vicino alla soglia morale del 5%. Questo risultato è simbolo di strategie errate, mal programmazione e figlio di una scissione interna che ha portato l’ingresso di una parte degli esponenti di spicco del partito nella regione tra le fila di Fratelli d’Italia.

Per fortuna dei simpatizzanti di Berlusconi, arriva da lontano un barlume di speranza. Alla squadra dei governatori del centrodestra si aggiunge la fedelissima berlusconiana Jole Santelli, eletta con il 55% (contro il 30% del rivale del centrosinistra), ma soprattutto con Forza Italia primo partito (da solo vale il 12,5% ma a questo risultato va aggiunto anche gran parte dei voti delle liste appoggio “Santelli presidente” e “Casa della Libertà” rispettivamente con l’8 e il 6 punti percentuali).

Un raggio di sole in una situazione colma di nubi e oscurità. Una Forza Italia forte e determinante nella sconfitta della sinistra, rappresentata da chi c’è sempre stata e da chi ci crede fin dai primi giorni. Questa è la Forza Italia di cui hanno bisogno gli italiani, i dati lo dimostrano, una componente di centrodestra forte, moderata e cattolica è stata fino ad oggi decisiva per tutte le vittorie regionali di Salvini&co (forse meno solamente in Umbria), gli storici elettori degli azzurri sono scossi, spaventati, non si riconoscono più in chi 26 anni fa scese in campo per salvare il paese da una deriva rossa.

Cosa rimane quindi di Forza Italia? Probabilmente solo una struttura di partito ormai molto instabile e la speranza, la speranza che i risultati elettorali portino chi di dovere a riflettere e ad intervenire, serve compattezza, serve ripartire dalle certezze, serve ripartire dopo tanti “schiaffi” e tanta delusione, gli elettori sono li fuori in attesa di un segnale, di novità, il centrodestra ha ancora bisogno di Forza Italia e Forza Italia può e deve tornare a giocare un ruolo cardine nello scacchiere politico del paese. Non è un caso che, li dove il partito ha portato un candidato forte, storico, simbolo della sua storia ma anche della sua voglia di fare, di una classe dirigente valida e apprezzata. Il suo futuro è interamente nelle mani del Cavaliere, riuscirà Silvio a compiere il grande passo indietro, aiutando alla rifondazione del partito, portando in alto chi come Jole crede nel suo leader da sempre accompagnando però tale fedeltà ad un energia e una preparazione simbolo per anni della classe dirigente di Forza Italia? Non come capo, ma come Silvio Berlusconi, patrimonio politico e uomo d’immensa esperienza, l’innovazione al fianco della tradizione, il nuovo che matura e cresce grazie al vecchio. La speranza è l’ultima a morire e questa purtroppo è anche quello che resta ad oggi di Forza Italia…

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *