Salvini visto da Destra

Di Manuel Berardinucci

Matteo Salvini, Segretario federale della Lega ormai ex Nord, è indubbiamente, considerando i risultati di tutte le ultime consultazioni elettorali, il leader della coalizione di centrodestra e, presumibilmente, colui che si candiderà a guidare il Paese quando ci sarà consentito di andare a votare. Personaggio estremamente controverso, incarnazione del Male secondo tutti coloro che politicamente vanno dalla Carfagna a Potere al Popolo, in leale alleanza/competizione con Giorgia Meloni, per i forzisti spettro di tutto ciò che loro non sono più (cioè primo partito di coalizione, popolari e radicati) e idolatrato, talvolta in maniera anche acritica, dai suoi seguaci. Ritratti impietosi dell’ex Ministro degli interni ci vengono forniti quotidianamente dai giornali della sinistra e anche da quelli dei cercatori della “destra non truce” (gente che con la Destra non ha nulla a che fare nella maggior parte dei casi, oppure clamorosi voltagabbana), nei quali Salvini viene descritto come un pericoloso mostro antidemocratico nel peggiore dei casi, mentre nel migliore come il grezzo del bar che rutta e insulta gli immigrati. Niente di più falso, Salvini non è affatto ignorante e di certo non avrebbe la capacità, pur volendo, di instaurare un regime totalitario, o quantomeno autoritario, in Italia. Dopotutto Mussolini aveva Gentile e Malaparte (per dirne due), lui al massimo ha la Maglie e Giordano (per dirne due!)…  Dunque dormite sonni sereni. Ma come sarebbe il suo profilo visto da chi è di destra? Indiscutibili meriti, imperdonabili colpe e altre da accettare mandandole giù come si fa con un amaro medicinale. Il leader del Carroccio ha, indubbiamente, il merito di aver reso alla portata di tutti  alcune istanze che prima riguardavano esclusivamente il nobile e ristretto mondo della Destra. Tra queste troviamo l’importante tema dell’identità nazionale, dei valori cristiani (l’invito è a non limitarsi allo sventolio di rosari, che non condanno, ma rispetto al quale consiglio di concretizzare rendendo, nella sostanza, il centrodestra la voce autentica dei cristiani nella società, non solo impedendo di andare avanti nella degenerazione modernista, ma anche avendo l’ardire di proporre coraggiosi passi indietro su determinati temi etici), della centralità della famiglia e della sovranità popolare. Grazie a lui, inoltre, gli addendi si sono  scambiati nella coalizione (e, checché ne dica la formula matematica, in questo caso il risultato cambia): da centrodestra a destracentro o destracentrino (non me ne vogliano gli amici moderati che leggono, ma al momento è questa la lettura). Non più uno schieramento guidato da popolari e liberali che, “bontà loro”, accettavano quei populisti della Lega e quelle carogne fasciste della Destra, ma i Sovranisti e i Conservatori che fanno posticino agli ex capi. E il miracolo è doppio, considerando che oltre alla metamorfosi, è avvenuta anche la lievitazione, rendendoci maggioranza reale nel Paese e dunque aspiranti all’Esecutivo nazionale. Infine ha martellato mediaticamente in maniera così efficace sul tema dell’immigrazione, da aver portato persino la sinistra (culturalmente avvezza ad ogni distruzione del concetto di confine) a vergognarsi di incentivare l’invasione. Così, il governo giallorosso, agli Interni ha inserito un ex Prefetto, slegato dai partiti, per rendere più complesso addossare direttamente al Pd o ai 5stelle i numeri degli sbarchi ripresi (sbarchi che ora fanno avvenire preferibilmente di nascosto, possibilmente al di fuori della campagna elettorale). Ha reso imbarazzante l’immigrazione incontrollata e questo è un successo.

Insomma a Salvini va riconosciuto tutto ciò, ma poi ci sono colpe, alcune espiabili e altre inespiabili. Nel novero di queste ultime va inserita la sua origine Padana nel senso bossiano del termine (pesante macchia agli occhi di chi trae ispirazione, per ogni prospettiva politica, dal sacro amor patrio). La Destra ha nel suo variegato Pantheon culturale, un personaggio come Charles Maurras, il quale passò alla Storia come fervente monarchico, ma che non ebbe fiducia nell’istituto della monarchia per fede ideologica, ma poichè ritenne, secondo suoi studi e approfondimenti, che fosse quello il modello migliore per garantire gli interessi della Nazione tutta. Trasse dunque il monarchismo dall’acceso nazionalismo, insegnandoci ad anteporre la Patria a qualunque altra cosa, perfino alle convinzioni ideologiche. Ho digredito in questo modo per esprimere quanto sia difficile, da Destra, accettare chi all’amor patrio ci è giunto ben oltre l’età del diritto di voto. Ma la coerenza, in Italia lo sappiamo tristemente bene, non regna in politica e dunque affossare Salvini soltanto perché non è meno incoerente della maggior parte degli altri non sarebbe giusto. La seconda colpa inespiabile è certamente quella relativa all’approccio autonomista, il quale indebolisce la Nazione innanzi alle potenze sovrannazionali che la minacciano, in primis l’Unione Europea. Lo Stato Nazionale unitario è infatti l’unica garanzia di resistenza rispetto a chi vorrebbe cedere i poteri delle Patrie ad altri enti e la tendenza autonomista favorisce l’antica strategia del Dividi et impera. Non è un caso infatti che la Comunità internazionale sia indulgente, quando non palesemente in accordo, con i vari indipendentismi, Catalogna in testa, che mirano a distruggere l’Unità Nazionale ma a restare nei consessi più elevati. Tuttavia non potrà mai, pur volendo, cambiare rotta sul tema, glissare talvolta sì, trascurarlo un po’, nasconderlo, ma mai abbandonarlo. La pena sarebbe la perdita di una importante fetta di classe dirigente ed elettorato che non può permettersi. La terza inespiabile colpa è l’aver governato con la sinistra maggiormente pauperista e demagogica della Storia, raggiungendo alcuni importanti risultati (Quota100 e diminuzione degli sbarchi in particolare) ma avendo dovuto ingoiare pesantissimi rospi come il Reddito di cittadinanza, il Decreto dignità, Di Maio ministro del lavoro, manovra economica decisamente poco coraggiosa rispetto a quanto annunciato e un rapporto schizofrenico con l’UE (contro a parole, ma poi cedenti nei fatti per responsabilità di un Presidente inadeguato e di un Ministro dell’Economia palesemente Quirinalizio).

Poi ci sono le colpe espiabili, quelle più inerenti al Presente e al Futuro, alla strategia di politica e alla campagna elettorale. Fino ad ora le uscite ad effetto hanno sortito i risultati sperati, ma sarebbe meglio ora accantonare, o quantomeno diminuire, gattini, citofoni e “Buongiornissimo Amici” e costruire un’alternativa di governo. Al posto dei gattini, spiegare perché le Sardine sono populismo puro, anziché citofonare a presunti spacciatori, stendere con gli alleati del centrodestra un piano serio e duro di lotta ad ogni tipo di droga (leggera o pesante non fa differenza), al posto dei “Buongiornissimo amici”… no nulla, quelli andrebbero proprio eliminati se si volesse considerare il mero gusto della serietà e non le legittime strategie social. Riappropriarsi del gusto dell’elegante e del sobrio pur nell’intransigenza delle posizioni. Poi cominciare a studiare, un compito al quale, le va dato atto, Giorgia Meloni ha assolto, mentre lui, che stando agli attuali numeri, dovrebbe “candidarsi” (virgolette appositamente inserite per i Costituzionalisti da testiera) a Capo del Governo, ancora no. Iniziare a prendere posizioni solo dopo aver approfondito, un minimo, i temi, ad esempio per la politica estera. Il suo americanismo aprioristico e acritico, tra l’altro di recente fattura e, temo, legato esclusivamente alla linea ideologica dell’attuale Presidente degli USA, non può trovare appoggio in chi crede (sempre in virtù di quel principio che citavo prima mentre scrivevo di Maurass, e cioè: l’amor patrio innanzitutto) che sullo scacchiere internazionale ci si debba muovere esclusivamente nel nome dell’interesse nazionale e non per fedeltà a questo o quell’alleato. Dunque se gli americani agiscono in modo a noi conveniente o che almeno non ci danneggi, si appoggiano, altrimenti si tace e si resta neutrali e nel peggiore dei casi si reagisce.

Al termine di questo ritratto inserisco una nota, relativa al tipo di personalità che chi è di Destra sogna di avere ai ruoli apicali della Nazione. La Destra è elitaria, il Sovranismo è di massa. Elitario non significa necessariamente anti-popolare, spocchioso e chiuso dinnanzi alle istanze della “gente”. Vuol dire invece avvertire la necessità di una classe di “migliori”, di “Aristocrazie dell’Anima”, che guidino il Popolo seguendo i principi della Tradizione e della Libertà commisurate alla Sicurezza. Poi, a seconda delle sfumature ideologiche, c’è chi considera vincente il modello monarchico, chi quello oligarchico, altri quello autoritario e altri ancora si ascrivono ad una disperata richiesta di selezione della classe dirigente democratica, maggiormente attenta ai meriti dei singoli individui. Il Sovranismo invece, diversamente dal Fascismo che premiava il SuperUomo, vede vincere l’Uomo medio. Salvini è perfettamente inserito in questa tendenza, egli ostenta  le proprie debolezze, i propri passatempi, le passioni e persino il cibo che consuma, per rendersi quanto più possibile simile al suo elettore. Ma sarebbe ingiusto imputare unicamente a Salvini le vaste colpe di una società livellata sempre più verso il basso.

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