Farsa al kashmir

di Manuel Di Pasquale.

Archiviate le elezioni in Emilia-Romagna (perché per la sinistra non si può parlare di quelle in Calabria), le sardine mostrano intenzione di continuare sui loro passi, seppur con meno apparizioni in televisione (e sia lodato nostro Signore).

I 4 fondatori del movimento, dopo aver annunciato una sorta di Assemblea costituente a Scampia, per marzo, continuano a girare l’Italia.

La tappa più recente, a Treviso, ha visto il loro incontro con nientepopodimeno che Luciano Benetton, il magnate del tessile, e del suo fido fotografo Oliviero Toscani.

Appena la foto della loro visita è diventata virale, sono partite le reazioni. Senza troppi giri di parole, negative. Scontata la reazione della Meloni, ma a questo giro anche i grillini, con Buffagni in prima linea, hanno espresso il loro sdegno.

La difesa dei “pesciolini” è consistita nel dire che si trattava di una giornata di formazione in comunicazione e che non avevano pensato alla strumentalizzazione dello scatto.

Difesa loro che, però, potrebbe avere un senso: nelle piazze le sardine non sono mai riuscite ad esprimere un pensiero di senso compiuto, figuriamoci ad elaborarne uno che richiede uno sforzo leggermente maggiore.

Tralasciando la paraculata, questo incontro può aprire a nuove strade: le sardine hanno bisogno di finanziatori ed i Benetton hanno bisogno di ripulire la loro immagine, specialmente in seguito allo scandalo Atlantia, della mancata manutenzione delle autostrade.

Senza contare gli altri scandali che man mano stanno vedendo a galla, questa volta proprio sul marchio Benetton: negozi che chiudono e chi ne paga le spese sono i commercianti ed i fornitori, come emerso da un servizio di Report. Inoltre, quasi la totalità della manodopera è straniera, delocalizzata: di Made in Italy il marchio Benetton conserva ben poco.

Cosa ridicola per chi si definisce di sinistra ma nel mentre non vede i danni subiti dal proletariato.

Perciò, ecco una comunione d’intenti: una farsa al kashmir, dove i rivoluzionari brindano coi potenti e si affermano come “radical fish”.

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