Intervista a Carlo Fidanza: “L’Europa deve fare meno e lo deve fare meglio”

Di Manuel Berardinucci

Carlo Fidanza, classe 1976, a Destra da una vita, oggi è Europarlamentare nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei per Fratelli D’Italia.

Onorevole Fidanza, lei si occupa di politica sin dagli anni 90′, di cosa va più orgoglioso nel suo percorso?

Di aver preso un testimone ideale anni fa e di non averlo mai lasciato cadere, neppure nei momenti più difficili. 

Lei è europarlamentare eletto nelle liste di Fratelli d’Italia. Il ruolo del Parlamento, nel novero delle istituzioni europee, è poco chiaro presso la pubblica opinione. Perché è importante avere una compatta pattuglia di europarlamentari?

Al contrario di quanto spesso si legge il Parlamento Europeo, soprattutto con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, è diventato decisivo nel processo decisionale europeo, che ricordiamo condiziona direttamente l’80% delle nostre norme nazionali. Non è più un organo meramente consultivo né il cimitero degli elefanti per politici a fine carriera, ma l’assemblea elettiva più importante su tantissime materie. Farsi valere a Bruxelles e Strasburgo è fondamentale per difendere gli interessi nazionali. 

Quali sono le principali battaglie che lei ha condotto nella sua veste di europarlamentare in questi anni?

Nella mia precedente esperienza europea mi sono occupato di carburanti puliti nel settore dei trasporti: non c’è bisogno di scimmiottare Greta Thunberg per occuparsi da destra di ambiente, battendosi per una transizione sostenibile che accompagni e non metta fuori mercato le nostre imprese. Poi mi sono battuto per il nostro turismo e contro la direttiva Bolkestein e ho aiutato l’agricoltura italiana a difendersi durante l’ultima riforma della PAC. E non ho mai dimenticato di difendere la nostra italianità: per l’intera legislatura ho seguito la vicenda dei nostri Maró, anche esponendo uno striscione fuori dal mio ufficio a Strasburgo. Ho organizzato la prima conferenza sulle Foibe al Parlamento Europeo, una tragedia che fino ad allora nessuno aveva conosciuto, e le celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia con il concerto di una fanfara bersaglieri. Sono stato in Afghanistan a fare visita alle nostre truppe. E molte altre cose ancora. 


Proprio in virtù della sua confidenza con le istituzioni europee, come pensa che queste dovrebbero essere mutate? 

“Less But Better”. L’Europa deve fare meno e lo deve fare meglio. Noi siamo sostenitori di un’Europa come confederazione di Stati nazionali liberi e sovrani capaci di cooperare sulle materie in cui ci può essere un valore aggiunto europeo, ma libere di autodeterminarsi sulla vita quotidiana dei cittadini. 

I Conservatori britannici, fondatori dell’eurogruppo in cui oggi siede Fratelli d’Italia, hanno reso realtà la Brexit. Quali conseguenze per il resto del continente e per l’Italia? 

La Brexit ha dimostrato che, per quanto schernita e negata, alla fine non si può prescindere dalla volontà dei popoli. Il Regno Unito probabilmente ne uscirà rafforzato nel medio periodo. All’Italia viene a mancare una possibile sponda per contrastare l’egemonia franco-tedesca. Sta a noi ora difendere i nostri interessi nazionali nel negoziato per il nuovo accordo di libero scambio Ue-Uk secondo il principio “zero dazi, zero dumping” per mantenere una concorrenza leale tra le due sponde della Manica. L’Italia ha una bilancia commerciale in attivo con il Regno Unito e dobbiamo evitare che venga svalutata. 

Quali sono le responsabilità europee nella frastagliata situazione libica?

L’Europa in Libia ha dimostrato di non esistere, a partire dal 2011 quando la Francia iniziò le operazioni militari contro Gheddafi in modo unilaterale e per danneggiare gli interessi di un  paese amico e alleato come l’Italia. E l’Italia purtroppo dimostra tutta la sua inconsistenza sullo scenario libico affidandosi a Ue e Onu che non riescono a far rispettare la tregua. Se ci avessero dato retta, sedendosi al tavolo con entrambi i governi libici per fermare i flussi migratori avremmo potuto riacquisire centralità.

Qual è il suo giudizio su questi mesi di Commissione Von der Leyen? 

Molto fumo e niente arrosto. Si conferma l’asse franco-tedesco e la tentazione di governare l’Europa contro i sovranisti e i conservatori. Grandi chiacchiere sul Green Deal (il nuovo piano verde della Commissione Ue, ndr) ma soldi stanziati pochi. In compenso sappiamo già che per attuarlo ci saranno 50 atti normativi Ue: potete immaginare quanta burocrazia e quanti costi dovranno sobbarcarsi cittadini e imprese. 

Parte dell’opinione pubblica accusa il centrodestra a trazione sovranista, di prospettare un politica isolazionista per l’Italia. È così?

La descrizione da operetta che fanno di noi è ridicola. Noi vogliamo una nuova cooperazione internazionale rispettosa delle sovranità e non una costante cessione di poteri dagli Stati nazionali a una burocrazia senza legittimazione democratica come la CE. Piuttosto i finti europeisti dovrebbero spiegarci il sovranismo di Macron e compagni.

Grazie per la disponibilità!

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