Psicosi da Coronavirus – Eccesso o legittima preoccupazione?

di Simone Casi.

Giorno dopo giorno arrivano sempre nuove notizie dalla Cina, che a fronte dell’aggravarsi dell’epidemia di Coronavirus sta finalmente cominciando ad ammettere la vera entità del problema. I tentativi d’insabbiamento da parte del regime infatti sono stati finora fortissimi, ma nell’era dell’informazione è praticamente impensabile tentare di fare una cosa del genere, e immagini scioccanti come quelle dei morti in strada a Wuhan sono riuscite comunque a filtrare nel resto del mondo. Ormai il problema di questa malattia è serissimo, e rischia di avere fortissime ripercussioni non solo in Cina. La malattia, con al momento oltre 360 morti e 18.000 contagi (almeno secondo i dati ufficiali) e quindi con una mortalità di circa il 3%, non sembra arrestarsi, complice anche la sua altissima e rapidissima contagiosità, in atto anche quando i suoi portatori paiono asintomatici.

Improvvisamente, nell’epoca del progresso medico-scientifico, l’uomo ha riscoperto la propria fragilità di fronte ad eventi inattesi come questo, e prima che un vaccino arrivi (sono previsti alcuni mesi di attesa, come minimo) forse il virus farà in tempo a spargersi ulteriormente e a mietere molte più vittime, e non solo in Asia com’è stato per ora. In breve tempo s’è diffusa una vera e propria psicosi da Coronavirus, con decine di casi sospetti riportati solo in Italia e conseguenti episodi di intolleranza contro la comunità cinese. Ma non è un fenomeno passeggero, poiché la paura del contagio c’è davvero e lo posso testimoniare personalmente: fateci caso, se ne sente parlare ovunque e ne discutono vecchi e giovani, uomini e donne, amici, colleghi, passanti, conoscenti. La mattina del 1° febbraio s’era diffuso il panico nella mia città, Arezzo, per la notizia, poi rivelatasi falsa, di un uomo ricoverato con la malattia nel locale ospedale (che per mia [s]fortuna si trova davanti a casa mia), e sono stato bombardato dai messaggi dei miei amici che in chat discutevano, più seriamente di quanto non siamo abituati a fare, della cosa.

Ma quindi quest’improvvisa ondata di paura è giustificata da fatti che potrebbero concretamente turbare l’ordine pubblico? Parrebbe di sì, poiché anche lo Stato è parso rimanerne vittima. Sono infatti ancora fresche nella memoria collettiva le dichiarazioni che il premier Conte rilasciò il 31 gennaio scorso, invitando i cittadini a mantenere la calma e a non farsi prendere dal panico generando allarmismi… salvo poi, il giorno dopo, dichiarare lo stato d’emergenza nazionale per sei mesi! Alla faccia dell’allarmismo!

Ciò non vuol dire che non sia stata la cosa giusta da fare (va detto lasciando le frontiere rigorosamente aperte, per ovvi motivi), ma è pur vero che ogni tanto il signor Conte potrebbe risparmiarsi le sue solite contraddizioni. Ma ecco la ciliegina sulla torta: il nostro governo, nella fretta di prendere delle misure di contenimento, ha bloccato tutti i voli civili da e per la Cina… considerando pure Taiwan parte di essa poiché il suo nome ufficiale è “Repubblica di Cina”, interrompendo quindi ogni contatto tra Roma e Taipei! Ah, caro Conte II, non sarai così facilmente dimenticato, e non solo da noi italiani.

Nonostante il Coronavirus sia ben lontano dal rappresentare la temuta peste del Terzo Millennio, i fatti di Wuhan e dintorni destano le più che legittime preoccupazioni dell’opinione pubblica, anche di fronte alle gravi evidenze che dimostrano la malagestione del problema da parte dei vertici cinesi, prima fermamente negazionisti (al punto da denunciare lo scienziato che per primo aveva dato l’allarme) e ora maldestramente ammettenti. Quest’improvvisa crisi rischia di avere ripercussioni non solo su scala locale, ma globale: la Cina sta vedendo andare in fumo miliardi dopo miliardi di PIL, e i suoi cittadini si stanno infuriando sempre di più per la disastrosa situazione. Che sia l’inizio della fine per Xi Jimping e compagni?

Ma una fine così repentina del regime cinese non dovrebbe rallegrarci troppo. Ci sarebbe infatti come prima conseguenza un considerevole tracollo dell’economia globale – cosa che in parte è già cominciata a causa delle fluttuazioni delle borse e del blocco dei commerci – che rischierebbe di mettere in ginocchio i nostri settori produttivi, già duramente provati dalla crisi cronica europea. Il Coronavirus, al di là della psicosi di cui è oggetto, rischia davvero di innescare un inarrestabile effetto domino se continuerà a venir gestito senza un criterio da Pechino, e tutti noi faremmo meglio a prepararci ad ogni evenienza.

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