Tolkien e il mito della destra

di Pasquale Guacci.

Tolkien e il mito della destra, e della figura “fascista”, è stata una delle tematiche che prese piede in Italia nella seconda metà degli anni 70.

In Italia “Il Signore degli Anelli” fu adottato dai giovani di destra che ne fecero una sorta di mito e, non casualmente, chiamarono i loro raduni “campi Hobbit”. Erano gli anni di piombo e la vita per i giovani militanti di destra era molto difficile tra agguati e processi farsa senza un colpevole.

Tolkien rappresentò una boccata d’aria fresca, una sorta di àncora di salvezza che simboleggiò la rivolta contro la modernità democratica. La Terra di Mezzo riscoprì la “tradizione” andata perduta con l’avvento dell’annullamento dell’individuo.

Che cosa rappresenta l’Anello se non la modernità (degli anni 70 e anche attuale)? E non è, molto probabilmente, la fusione tra la dittatura del pensiero unico dell’Est e l’industrialismo e capitalismo sfrenato dell’Ovest?

L’Anello è il male, è il potere. Quel tipo di potere che deve essere distrutto perché rende gli uomini un esercito di schiavi.

L’ANELLO E IL POTERE
Montesquieu affermava: <Il potere corrompe, ed il potere assoluto corrompe assolutamente.>
Anello fonte di potere dunque!

Questa idea ci spiega che, non solo la sfrenata voglia di potere causa l’agire delle persone in modo egoistico, ma anche il semplice possesso influenza una persona negativamente. Proprio come l’anello espone il suo portatore ad ampliare le sue emozioni, il potere rivela il reale carattere di una persona. Questo è evidente nel personaggio di Frodo Baggins, perché fa emergere l’incapacità di resistere alla pressione dell’anello. Tutto ciò rivela la debolezza del protagonista metafora dell’uomo dioggi con tutte le sue debolezze e ambiguità.
Potere che vuole essere conquistato dalle due figure antagoniste del romanzo: Saruman e Sauron. Ci sono molte teorie che numerosi esperti hanno sviluppato sulla figura di Saruman. Una di queste è il parallelismo tra Saruman e il Quarto Potere, ovvero la capacità dei mass-media di far presa sulla collettività. Saruman possiede ottime doti comunicative, è un oratore abile che ammalia le masse inermi. Masse rappresentate dall’esercito di orchi a sua disposizione. Nella sua capacità di risollevarsi dopo la disfatta in guerra, ricominciando una nuova attività, egli ostenta quello spirito d’intraprendenza che rappresenta la caratteristica dei mercanti e degli uomini d’affari occidentali. Capacità messe al servizio del signore oscuro Sauron. La parola che per Tolkien esprime l’immagine del male rappresentato da Sauron è “ombra”. Le ombre sono assenza di luce, quindi non esistono in sé stesse, ma sono comunque visibili e “camminano” con noi.

Non è un caso nemmeno che il regno di Sauron, nella Terra di Mezzo, sia situato ad Est. Molte teorie hanno dato adito ad alcune interpretazioni secondo le quali Mordor rappresentasse l’Unione Sovietica. E Mordor con la vecchia URSS ha tanti fattori in comune: lo stato militare con sete di conquista, numerosi accampamenti, miniere, fucine, armerie, orchi che sentono massa e non individuo. Mordor rappresenta uno stato consacrato sull’espansionismo, fondato unicamente sulla guerra e sulla conquista, che si avvale di lavoratori-schiavi per lo sfruttamento delle risorse. ppare evidente la possibilità che Mordor possa essere inteso, come un apparato in cui si attua uno stretto controllo delle libertà individuali e collettive. Andrebbe ad incarnare il mondo moderno e il suo sistema di controllo.

LA TERRA DI MEZZO E L’EUROPA
La Terra di Mezzo non è altro che la rappresentazione fedele del cuore di Tolkien. Rappresenta l’Europa dei popoli che tanto sta a cuore alla Destra di quegli anni. Le tante “etnie” che popolano la Terra di Mezzo che unite combattono per contrastare le forze del Male rappresentate da Sauron e dal richiamo dell’Anello.

Tolkien sceglie per questa grande sfida, dei protagonisti ben strani: non dei cavalieri, non degli eroi, ma delle creature miti e gentili, gli Hobbit. Egli amava negli Hobbit la semplicità, la bontà, la capacità di sacrifico, l’assenza di violenza. Tolkien in questo modo dimostra che l’eroismo è alla portata di tutti, per quanto piccoli, umili e insignificanti e che il destino della Terra di Mezzo, con tutti i suoi diversi abitanti, può essere cambiato attraverso il sacrificio di quotidiano di gente comune.

Essendo la Terra di Mezzo, la rappresentazione del cuore dell’autore, egli vi ha posto ciò che più amava. Il professore di Oxford rispetta profondamente la Terra, è come se la Terra di Mezzo fosse un personaggio, con una propria autonomia , questo rispecchia una grande coscienza per l’ambiente, il non accettare la visione della natura come sola fonte di risorsa per l’uomo. La Terra di Mezzo ha in sé abbastanza realtà da poter essere situata nel tempo e nello spazio della nostra terra, Tolkien affermava di “aver sempre avuto la sensazione di registrare qualcosa che c’era già da qualche parte, non da inventare.”

Gianfranco De Turris, uno dei massimi esperti di heroic fantasy, in una sua intervista disse: << La narrativa di Tolkien e la heroic fantasy era per così dire più connaturale all’animus del ragazzo di destra. Al suo modo di vivere e di sentire, alla sua mitologia personale e collettiva. Il ritrovarsi di parecchi giovani di destra nella letteratura fantastica ha consentito loro di non perdersi, scoraggiarsi, deprimersi. Riverberandosi in un mondo ideale, in un mito, che non trovavano più nella politica politicante, nell’attivismo di piccolo cabotaggio delle sezioni e delle federazioni>>.

In un mondo sfrenatamente progressista, dove i persecutori della “tradizione”ormai la fanno da padrone, essere torre ferma che non crolla al soffiar degli eventi è d’obbligo. Gli antichi valori non moriranno mai perché arde in noi questa fiamma e perché, come spesso ripeteva il Professor Tolkien: <le radici profonde non gelano mai>.

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