Vita, miracoli e premorte dei Grillini: cronaca di una fine annunciata

                                                                          di Giacomo Novelli e Gabriele De Rosa

“Il MoVimento 5 stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee”. Questa è la descrizione, reperibile sul sito ufficiale, di un movimento che è stato e continua ad essere un Unicum nella storia partitica repubblica del Belpaese: il MoVimento 5 stelle.

16 luglio 2005  Beppe Grillo, comico e satirico di punta di quei anni, propone sul suo blog l’adozione del social network “Meetup” per comunicare con i propri fan, scambiare opinioni, creare dibattiti politici. La satira di Grillo, d’altro canto, si basa prettamente su una continua derisione dei politici del tempo, descritti come imbroglioni, fannulloni, disonesti. Ovviamente tali improperi attecchiscono notevolmente sul grande pubblico. Tra risate e slogan, il comico inizia a lanciare l’idea di un “Movimento dei cittadini”, dissociato da ogni logica di partito e con ideali di uguaglianza e giustizia. Basta con il potere ai ricchi, ai laureati, ai benpensanti, agli uomini di palazzo; sia l’uomo comune a governare! Ora, chiunque abbia letto la magistrale opera di George Orwell “1984”, noterà tremende somiglianze con la ribellione dei maiali nella fattoria patronale. Identiche rivendicazioni, contraddizioni e identico destino… ma ci arriveremo…

Comunque, con Meetup nascono così i primi 40 gruppi Amici di Beppe Grillo, inizialmente con l’obiettivo, secondo lo stesso Grillo, di “divertirsi, stare insieme e condividere idee e proposte per un mondo migliore, a partire dalla propria città. E discutere e sviluppare le mie idee”. All’interno dei meetup si creano dei gruppi di lavoro tematici su argomenti comprendenti “Tecnologia e innovazione”, “Ufficio stampa-comunicazione”, “Consumo critico “, “Studio Moneta”, “No Inceneritori”. È da queste esperienze che viene chiesto a Grillo di candidarsi, incontrando però l’iniziale diffidenza del comico.

Il 14 giugno 2007 Beppe Grillo lancia l’idea del Vaffanculo Day, una giornata di mobilitazione pubblica per la raccolta delle firme necessarie a presentare una legge di iniziativa popolare che mirasse a introdurre le preferenze in legge elettorale e impedisse la possibilità di candidare in Parlamento i condannati penali o chi avesse già espletato due legislature.

Il V-Day si tenne in numerose piazze italiane il successivo 8 settembre furono raccolte 336.000 firme, di gran lunga superiori alle 50.000 necessarie per il deposito della legge di iniziativa popolare. Per l’occasione Michele Serra conia il termine «grillismo».

Il successo inizia ad essere massiccio, i fan di Beppe Grillo iniziano a riscoprirsi cittadini, esigono un cambiamento radicale nella politica italiana. Nei discorsi del comico però si inizia a fare terra bruciata molto più del necessario. La tanto paventata meritocrazia inizia ad assumere termini forti. Non vengono presi di mira solo i politici pluricondannati, ma TUTTI i “mestieranti della politica”; poco importano lauree, esperienze, diplomazie. Basta partiti, giochi di potere, alleanze: la parola d’ordine sarà Uguaglianza e Onestà (ricordate Orwell?).

Una figura fondamentale di questi neonati sessantottini, oltre a Grillo, è senza dubbio Gianroberto Casaleggio, imprenditore e informatico. Sarà nominato, alla nascita del Partito di qualche anno dopo, responsabile dell’area comunicazione del Movimento.

Il 24 gennaio 2008, mentre in Parlamento cade il governo Prodi, Grillo annuncia che «da oggi il blog fa politica attiva con un sito dedicato alle liste civiche, al cittadino che prende in mano il proprio destino, il proprio Comune, la propria Regione ». Seguono quindi le regole base perché gli attivisti partecipino alle imminenti elezioni amministrative con liste «certificate» dallo stesso Grillo.Alle elezioni regionali siciliane del 13 e 14 aprile, la lista “Amici di Beppe Grillo” ottiene l’1,72% dei voti, al Comune di Roma ottiene il 2,64%, al Comune di Treviso ottiene il 3,64%. Secondo l’ex socio della Casaleggio Associati, Sassoon, l’idea di creare un vero e proprio partito politico, ponendo fine all’idea anarchica degli “Amici di Beppe Grillo” fu di Casaleggio. «La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono» disse Sassoon. Insieme con Casaleggio al Teatro Smeraldo di Milano, il 4 ottobre 2009, Beppe Grillo dichiara la nascita del Movimento Cinque Stelle e lancia un programma. Le cinque stelle richiamate nel nome si riferiscono alle tematiche relative ad acqua, ambiente, trasporti , connettività e sviluppo. Nè Destra nè Sinistra: il MoVimento promette battaglia eterna alle vecchie concezioni e schieramenti politici. Solo e soltanto Onestà. Solo e soltanto partecipazione dei cittadini.

La neonata creatura politica parte subito forte: Alle elezioni amministrative del 2012 il Movimento si presenta in 101 dei 1012 comuni al voto. I risultati decretano un successo superiore alle attese: vengono eletti quattro sindaci. Le liste del Movimento 5 Stelle ottengono inoltre risultati di rilievo in numerosi comuni del nord e del centro, dove si assestano su percentuali comprese tra l’8 e il 17%. Alle elezioni siciliane dello stesso anno il movimento ottiene 15 dei 90 seggi dell’assemblea regionale.

Con un comunicato su YouTube, il 29 ottobre 2012 Beppe Grillo detta le norme per la formazione delle liste del movimento per le elezioni nazionali del 2013. Nelle settimane precedenti alle elezioni, Grillo conduce una seguita campagna elettorale itinerante nelle piazze, detta Tsunami tour, rifiutandosi categoricamente di confrontarsi con i giornalisti definiti “complici del sistema”. Viene in linea di massima rifiutata ogni possibilità di alleanza con altre forze politiche. “Siamo noi contro loro, il popolo contro il Palazzo. Decideremo caso per caso le nostre idee, senza forzature ed etichette. Arrendetevi, siete circondati.”

Le elezioni del 2013 portano un successo insperato: il MoVimento elegge 109 deputati e 54 senatori. L’esponente Luigi Di Mario diventa, a soli ventisei anni, il più giovane deputato a essere designato Vicepresidente della Camera. Negli anni successivi il MoVimento non conosce battute d’arresto: le preferenze e le simpatie acquisite lo pongono in parità con i partiti storici della Destra e della Sinistra, i partiti populisti europei iniziano a guardare con interesse questa realtà sempre più massiccia all’interno della politica Italiana.

Nonostante la morte di Casaleggio nel 2016, gli uomini grillini, in particolar modo Di Maio e Di Battista, acquisiscono sempre più consensi. La creazione della piattaforma Rousseau, strumento di democrazia partecipativa dove gli iscritti al partito possono dibattere e soprattutto votare le decisioni del movimento, aggiunge fama e popolarità alla nuova realtà politica. Si arriva così alle elezioni del 2018…

La parte conclusiva della storia del MoVimento vede l’affiorare di tutte le contraddizioni e le mancanze che hanno (fin dalla sua nascita) sempre contraddistinto la creatura politica di Beppe Grillo. In un certo senso, volendo paragonare l’esperienza dei pentastellati a ben più celebri precursori, ciò che è avvenuto dalle elezioni politiche del 2018 in avanti non è certo una novità, storicamente parlando. Tutti i movimenti popolari e, soprattutto, pauperisti sono sempre andati in contro al medesimo destino: diventare tutto ciò che si prefiggevano di distruggere. Già George Orwell nella sua “Animal Farm” descrisse perfettamente il percorso di “aversio a deo” compiuto dai maiali (i quali rappresentavano metaforicamente i rivoluzionari bolscevichi sovietici): tutto ciò che era stato detto e promesso, addirittura ciò che era stato scritto, venne malinconicamente capovolto nel suo contrario. Ma andiamo con ordine: le elezioni politiche del 2018 vedono uno strepitoso successo di 2 partiti: il MoVimento grillino e, forse un po’ inaspettatamente, la nuova Lega nazionale di Matteo Salvini. I pentastellati si affermarono come prima forza politica nelle regioni del centro-sud e vinsero nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali (complice anche il tracollo brancaleonesco del Partito Democratico); di contro la Lega si affermò prevalentemente nelle regioni del Nord Italia (il suo bacino storico per eccellenza), ottenendo inoltre buoni risultati anche nelle storiche regioni “rosse” del Centro Italia e, parzialmente, anche nel Sud. I vincitori della tornata elettorale erano dunque chiari a tutti.

I pentastellati tuttavia, capitanati da Luigi Di Maio, non hanno in parlamento il numero di parlamentari sufficienti per governare in maniera autonoma. Così, per lo sbigottimento dell’ala “sinistra” del partito, avviene l’impensabile: il MoVimento firma (non senza difficoltà nella scelta del Primo ministro) un contratto di governo con la Lega di Matteo Salvini. Giuseppe Conte è scelto come Primo ministro del governo che verrà ribattezzato <<giallo-verde>>. Nonostante il contratto politico firmato e la solo apparente fraternizzazione delle 2 componenti di governo, i problemi non tardano ad arrivare: innanzi tutto, le mastodontiche differenze sul piano economico che contraddistinguono i 2 partner di governo ( i pentastellati sono propugnatori di politiche economiche sostanzialmente assistenziali, le quali successivamente troveranno sbocco nell’approvazione del cosiddetto reddito di cittadinanza; mentre la Lega si fa vessillifera di una politica liberale, la quale avrebbe dovuto trovare sbocco con l’approvazione della cosiddetta “flat tax”) fanno precocemente ipotizzare a tutti i maggiori politologi una breve durata dell’esecutivo, nascono poi (ancora in fase embrionale al momento) i primi mal di pancia della sinistra grillina. Dalle elezioni politiche del 2018 fino a quelle europee del 2019 l’evento politico di maggior rilievo è rappresentato dall’oggettivo assorbimento di buona parte dell’elettorato grillino da parte della Lega salviniana. Alle elezioni politiche del 2018 i pentastellati avevano raccolto il 32,68% delle preferenze, mentre la Lega di Salvini aveva raggiunto la storica cifra (pensando ai risultati politici della <<vecchia>> Lega Nord) del 17,35%. Per quanto riguarda le elezioni europee del 2019, invece, risultati risultano essere pressochè capovolti: 34,26% per la Lega e 17,06% per il MoVimento. A spiegare tale travaso di consensi da un partito all’altro è senz’altro la continua e martellante presenza di Salvini sui social ( di cui ormai è diventato un personaggio virale), il ruolo svolto dal leader della Lega come ministro degli interni ( e la conseguente crociata contro l’Europa delle banche e gli sbarchi incontrollati di migranti dall’Africa) e, soprattutto, l’assoluta incapacità (e incompetenza) da parte dei 5 Stelle di differenziarsi dal partner di governo e di sfruttare adeguatamente i mezzi di comunicazione ( un paradosso, pensando a com’era nata la creatura grillina). Siamo di fronte a un partito che sostanzialmente si rivela debole sia ideologicamente che politicamente, incapace di sfruttare i risultati ottenuti a suo vantaggio e di creare una struttura organizzativa interna davvero solida. Ci tengo a precisare: non mi riferisco a caso al MoVimento, in questa fase, come partito, in quanto (nonostante i proclami di Di Maio) la mutazione antropologica dei pentastellati è già in atto, la leadership comincia a farsi sempre più verticale, e sempre più circoscritta alla figura di Luigi Di Maio. E’ solo questione di tempo insomma.

Successivamente alle elezioni, durante l’estate del 2019, Matteo Salvini decide di rompere con il MoVimento, invocando nuove elezioni. Ecco allora che il partito di Di Maio compie l’impensabile: si accorda per formare un altro esecutivo con il Partito Democratico. La formazione democratica (tremendamente vituperata da parte dei grillini) coglie al volo l’occasione, permettendo la nascita del governo Conte II. Da qui in avanti la situazione del MoVimento si fa via via sempre più malinconica e disastrosa: contemporaneamente al vertiginoso crollo nelle preferenze (costantemente rilevato da tutti i maggiori centri di ricerca elettorale), inizia anche la diaspora grillina in parlamento. Moltissimi parlamentari infatti cominciano ad abbandonare il MoVimento. Col passare del tempo si assisterà ad una vera e propria fuga incontrollata. Il partito di Di Maio (fra defezioni continue, sondaggi deprimenti e rischio costante di scissioni interne) arriva infine alle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria del Gennaio 2020. Sostanzialmente la debacle grillina (già certificata elettoralmente in tutte le elezioni regionali del 2019) si compie definitivamente con la sconfitta netta in Emilia (dove il MoVimento era sostanzialmente nato) e in Calabria ( dove ampi strati di popolazione usufruiscono del reddito di cittadinanza, approvato dal primo governo Conte). Nella prima regione il partito di Di Maio ( dimessosi in realtà poco prima delle elezioni, al fine di evitare di dover affrontare l’ennesima disfatta) il MoVimento non arriva al 4%, nella seconda invece supera di poco il 7%. Luigi Di Maio lascia un partito profondamente diviso e nel caos più totale, in preda a fazioni interne e fermenti di scissione; un partito disorientato ideologicamente e in balia di un costante salasso di voti (ora verso il PD). Inoltre, il ruolo di terzo partito italiano è messo sempre più a rischio dalla dirompente avanzata di Fratelli d’Italia, il partito sovranista di Giorgia Meloni (la quale ormai rivaleggia con Salvini per il titolo di leader più apprezzato).

Il MoVimento 5 Stelle, il quale avrebbe dovuto aprire il parlamento come una scatola di tonno, si appresta dunque (salvo miracoli politici da parte dei nuovi timonieri del partito) a scomparire dalla scena politica del nostro Paese, lasciando dietro di sé il rammarico dei militanti (o ex militanti) che avevano davvero creduto nelle proposte grilline di rinnovamento della classe politica, lotta a corruzione e privilegi, e senza produrre materialmente nulla di nuovo rispetto le vecchie politiche del passato ( una riforma assistenziale come il reddito di cittadinanza non può certo essere intesa come un passo in avanti per la politica nostrana). A tutto ciò si aggiunge, forse, la beffa più grande: il sostanziale disinteresse di Beppe Grillo per le sorti del suo MoVimento, ovvero la beffa di un capitano che non abbandona la nave solo per il semplice fatto che su questa nave non ci è mai forse voluto nemmeno salire.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *