Il 10 Febbraio Testimonia lo Sfaldamento della Nostra Identità Nazionale

Di Leonardo Rivalenti

All’indomani della celebrazione del 10 Febbraio, giornata nazionale in cui si ricordano gli Italiani d’Istria e di Dalmazia vittime della follia genocida del Maresciallo Tito Broz, nel nostro paese tocca assistere, come ogni anno, ad un nauseante, nonché pietoso spettacolo di antipatriottismo. Esempio lampante di ciò, il fatto che il Senato abbia assegnato all’ANPI l’organizzazione dell’evento in ricordo a tali tristi fatti presso la sua sede.

Naturalmente l’ANPI, la quale ormai non fa più mistero di nutrire circa la sua profonda avversione verso concetti quali Patria e Nazione ha voluto dare al suo evento un tono giustificazionista, cercando peccati originali da parte del Fascismo o del Regio Esercito. Assieme all’ANPI si sono poi manifestate diverse altre organizzazioni, coincidentemente tutte appartenenti alla sinistra, per combattere le cosiddette strumentalizzazioni, promuovendo la loro versione slavofila e filo-Titina della tragedia.


Probabilmente in qualsiasi nazione normale, il che significa in qualsiasi nazione con un’identità nazionale consolidata, simili gruppi verrebbero subito stigmatizzati, isolati e perderebbero qualsiasi finanziamento pubblico (nel caso dell’ANPI). Il fatto che invece in Italia sia loro permesso esprimere simili aberrazioni in Senato, siano trattati come interlocutori meritevoli di considerazione e che il perpetratore di ciò che nel diritto internazionale configura un Crimine Contro l’Umanità, il Satrapo Tito di Belgrado, rivela solo quanto l’Italia come nazione si stia sfaldando sempre più, per lasciar spazio alle peggiori forme di tribalismo.


Per fare dei paragoni, sarebbe come se in Israele qualcuno organizzasse un evento in cui sostenesse che l’Olocausto, per quanto terribile, non sia stato altro che una risposta del popolo Tedesco alla speculazione finanziaria dei banchieri ebrei.

Può darsi che sia un paragone pesante, brutto ed eccessivo, ma rende bene l’idea. Ciò che è avvenuto in Istria e Dalmazia è stata un’azione mirata a fare scomparire o espatriare un popolo, con dialetti, tradizioni e cultura propri, che apparteneva alla più ampia famiglia della nazione Italiana. Si potrebbe anche aggiungere che tale scempio non era iniziato sotto Tito, ma già sotto gli Asburgo, anche se in maniera infinitamente meno violenta e sanguinaria, ma non meno distruttiva.


Questi infatti, già dopo la Terza Guerra d’Indipendenza si erano posti l’obiettivo di assimilare gli Italiani di Dalmazia, stabiliti lì da millenni e addirittura, nel caso di Ragusa, popolazione completamente autoctona, nella nascente Croazia, visto che i Croati erano ritenuti più leali degli Italiani.
Iniziato prima, iniziato dopo, un gesto simile resta un oltraggio a tutta la nazione. Ancora più oltraggioso è poi che sia rimasto del tutto impunito e che alcuni dei governi che hanno succeduto il Regime Titino si rifiutino di indennizzare gli esuli, o anche solo di scusarsi per un simile crimine.


Una nazione che si possa definire tale, in una simile situazione dovrebbe rimanere compatta intorno ai propri figli, vittime del torto e rivendicare che il loro diritto sia rispettato. Questo perché la nazione non è, o almeno non dovrebbe essere un aggregato di componenti in conflitto tra loro, ma un’unità, basata sulla comune lingua, sulla terra ereditata dagli antenati e sul sangue comune a tutta la stirpe. La nazione, come già la definivano sia il geografo Tedesco Ratzel, che l’intellettuale Francese Charles Maurras, è un organismo, che come altri possiede i propri organi vitali, struttura e vita. Come tale, un organismo necessita di unità e di armonia interna, soprattutto in elementi fondanti come l’identità nazionale. Una nazione privata della sua identità, non è molto diversa da un individuo affetto da un qualche grave disturbo mentale – all’autore vengono in mente il bipolarismo e la schizofrenia come esempi più attinenti al caso Italiano.


Si potrebbe contestare che la nazione non può essere comparata ad un organismo, perché unione di individui. Naturalmente, senza voler negare la dimensione individuale, va detto che l’individuo è tuttavia parte inscindibile della nazione. D’altra parte, il carattere, il modo di pensare, di comportarsi, la lingua, insomma la quasi totalità di ciò che l’individuo è, risulta dall’influenza del collettivo, la famiglia in primis e quindi la nazione.
Per le suddette ragioni, quindi per il carattere unitario che la nazione dovrebbe avere, dovrebbe essere inconcepibile che un giorno di lutto nazionale, in cui si ricordano sia la mutilazione territoriale del nostro paese che il massacro dei nostri connazionali, diventi un’occasione per fare polemica. Vi è di più, per fare polemica minimizzatrice e giustificazionista.


Il fatto che ciò accada è tuttavia dimostrazione di quanto l’identità nazionale italiana sia indebolita, morente, se non già spenta. Infatti, tramite questo loro atteggiamento, le organizzazioni in questione rinnegano l’appartenenza alla nazione per preferire una forma di tribalismo politico, paradossalmente erede diretto dell’internazionalismo marxista. Vale infatti tenere presente che furono i partigiani comunisti italiani ad aiutare i “compagni” titini nella pulizia etnica in Istria e Dalmazia, questo perché per loro la realizzazione del paradiso socialista era un valore più alto rispetto all’integrità del loro paese. Quegli stessi partigiani non si posero problemi nel massacrare formazioni partigiane patriottiche, come la Osoppo, per favorire gli invasori Slavi. Oggi i loro eredi, riuniti nell’ANPI e in altre nefande organizzazioni, preferiscono continuare ad umiliare i loro connazionali esuli o discendenti da esuli, pur di tenere pulito il buon nome del Compagno Tito.
Resta da concludere osservando che questo fenomeno, che possiamo quasi definire come un neo-tribalismo internazionalista, non si è ristretto alla sola sinistra, non è rimasto limitato alla politica e non si fa presente solo il 10 Febbraio, è dilagante e si manifesta sempre che ve ne sia occasione. Esso, come è stato detto, testimonia lo stato di degrado di una nazione che dal 1946 in avanti si è dissolta, gradualmente, un pezzo dopo l’altro. Con ciò, non si può che concludere dicendo purtroppo il triste spettacolo che si consuma puntualmente in questo periodo sarà destinato a ripetersi ancora e ancora, fino allo sfinimento, nella Repubblica “fondata sui valori della resistenza e dell’antifascismo”.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *