Perché non dobbiamo dimenticare

di Nicholas Pellegrini

8 Settembre 1943: Armistizio. Istria, Fiume, Dalmazia. I festeggiamenti sono amari, pieni di terrore, da est tira un vento di paura.
In quelle terre bellissime nonostante la guerra si continua a lavorare, a studiare, ci si impegna per costruire un futuro, anche se ci si sente un pò abbandonati da un Governo appena nato che fatica e non poco ad imporsi, una situazione politica interna molto complessa che non aiuta di certo quelle terra Italiane.
Tutto cambia, molto velocemente, i territori del nord sono abbandonati, poco tutelati dalla forze dell’ordine che soffrono anche loro una politica interna che non è capace d’imporsi e dare ordini ma sopratutto prendere decisioni. Da est tira un vento, un vento di odio, terrore e morte, un nome; Tito. Il generale comunista Jugoslavo che odia gli Italiani.
Truppe di partigiani jugoslavi occupano quei territori, seminano terrore e paura e minacciano chiunque non fosse filo-comunista e sopratutto se Italiani.
In poco tempo inizia la prima ondata di violenza dei partigiani Titini, chiunque fosse Italiano andava punito e ucciso. Iniziano le prime interrogazioni, torture, stupri, non si puniva solo Fascisti o ex Fascisti, si puniva chiunque fosse Italiano. Si punirono insegnanti, artigiani, pescatori, operai, medici, carabinieri, guardia di finanza, parroci; tutti appartenenti al gruppo etnico Italiano.
Inizia il dramma delle foibe, cavità profondissime che portano nel buio più profondo. Gruppi interi di persone legate tra di loro da un filo spinato, spesso nei polsi, vengono condotti davanti alle foibe, qualche colpo di pistola al primo della fila che cadendo nel vuoto si portava con sè il resto del gruppo. Chi non muore sul colpo, morirà sotterrato dagli altri corpi in giorni pieni di agonia.
Chi non veniva ucciso o deportato nei campi di concentramento Jugoslavi deve lasciare le proprie terre per salvarsi. Milioni d’Italiani scappano dalla propria terra, dalla propria casa.


La situazione Italo-Jugoslava è una situazione poco gradita ai vincitori del secondo conflitto che decidono a tavolino il futuro e destino di quelle terre. La conferenza di Parigi consegna Zara, Dalmazia, Istria, Fiume e parte della provincia di Gorizia a Tito. Il trattato di pace regala anche alla Jugoslavia il diritto di confiscare tutti i beni e proprietà dei cittadini Italiani. Inizia cosi la seconda parte dell’esodo Giuliano Dalmata. Donne, uomini e bambini strappati dalle loro case e costretti a scappare.

L’arrivo in Italia? Non bastò aver subito torture ed essere stati costretti a scappare, una volta arrivati in Italia i profughi sono accolti dall’odio. La vicenda del convoglio è ben nota a tutti. Il treno partito da Ancona deve fermare a Bologna, ad aspettarli la croce rossa Italiana pronta ad accogliere i profughi con pasti caldi. Dai microfoni i ferrovieri sindacalisti iscritti al PCI diramano l’avviso; ‘Se i profughi si fermano per mangiare, uno sciopero bloccherà la stazione’
Arrivato a  Bologna, il treno viene preso a sassate da giovani che sventolano la bandiera rossa con falce e martello, altri sputano sui connazionali, alcuni addirittura buttano il latte destinato ai bambini sui binari.
Italiani, uccisi brutalmente, donne violentante, bambini privati del dono più grande, la vita, altri milioni di uomini e donne costretti a scappare per non rimanere uccisi, queste sono state le foibe, questo è stato l’esodo giuliano-dalmata.


Una storia scomoda, che doveva essere seppellita, nascosta che non andava fatta conoscere alle generazioni future. Una storia che non andava scritta nei libri di storia, che non andava raccontata e fatta conoscere, una storia che doveva essere dimenticata e seppellita, di nuovo. Una storia mai raccontata per più di 50 anni.
Qualcosa cambia solo il 30 marzo 2004, quando il governo Berlusconi istituisce il ‘Giorno del ricordo’. Gli italiani furono per la prima volta chiamati a commemorare le ventimila vittime torturate, assassinate e gettate nelle foibe dai partigiani di tito e le quasi 250.000  persone costrette ad abbandonare la loro terra. Ancora oggi però, purtroppo siamo costretti a vedere gesti e azioni di pura violenza e negazionismo, lapidi dedicate ai martiri che sono imbrattate, convegni organizzati che provano ancora una volta a negare quello che fu il dramma delle foibe, un vero e proprio lavoro di negazione storica portato avanti dai nipoti politici di chi allora chiuse gli occhi davanti all’uccisione di tanti fratelli Italiani. Noi non ci stiamo, non ci arrendiamo, continueremo a lottare per una verità storica, per far conoscere questo dramma alle generazioni future, noi non ci arrendiamo a chi vuole il silenzio, a chi giustifica tutto ciò che è stato, noi grideremo ancora più forte e terremo vivo il ricordo di ognuno di loro, lo faremo per loro, per l’Italia, per quelle terre bellissime e Italianissime che gridono giustizia, lo faremo per quei tanti morti che chiedono di poter riposare in pace e di essere ricordati e onorati com’è giusto che sia, lo faremo per Norma Cossetto, la sua storia è diventata un simbolo di questo dramma, torturata e stuprata da un gruppo di 20 partigiani per più giorni. Mentre veniva stuprata urlava e gridava forte il nome della madre e chiedeva un pò d’acqua. A Norma come ultimo sfregio ferirono i seni con un pugnale e infilarono un pezzo di legno nei genitali. Noi non ci arrenderemo e continueremo a ricordare ed onorare tutti quei uomini, donne e bambini, che avevano una sola colpa; Essere Italiani.
Tutti i giorni è il 10 febbraio, presenti.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *