Come il relativismo tra i giovani favorisce la spoliticizzazione

di Filippo Pelucchi

È oggi una pura e semplice normalità quella di rinchiudersi dentro delle bolle, nei propri pensieri e isolati dal parere altrui, consapevoli che l’unica strada da percorrere sia quella del soggettivismo forzato.
Cosa c’è infatti di più adatto ad una società conformista e relativista, che accetta il multiculturalismo e il politicamente corretto quasi senza reagire, se non dei giovani che non si rispecchiano nei valori ormai perduti, alla deriva, senza un riferimento che non sia la massa stessa e un’educazione mancata?


Ad oggi un problema su cui varrebbe la pena riflettere è infatti la scarsità d’interesse con cui i giovani si rivolgono in primis allo studio e poi, non perché la questione debba passare in secondo piano, allo scenario politico, sempre più caratterizzato da un processo di spoliticizzazione forzata, che induce i giovani a cercare altrove le risposte ai loro bisogni.

Il fatto è che questo processo, avviatosi con l’avanzata dei social e culminato nella perdita dei valori e della massificazione, ha portato inesorabilmente ad isolarsi nel proprio credo, a rifugiarsi in un ideale che svanisca alla ragione di chiunque, dalla figura genitoriale all’insegnante, dall’amico di una vita al proprio vicino di casa. È proprio vero, come scriveva già Tocqueville nella sua Democrazia in America, che un eccesso di democrazia rende l’uomo fiacco, debole, conforme e soprattutto indifferente alla politica.

Quel che spaventa di più oggi è che non solo si manifesta un disinteresse collettivo per la cosa pubblica, ma l’istruzione stessa è incapace di render conto di questo fenomeno. E a ciò non può che essere invece favorevole la corrente relativista e multiculturalista, la quale induce i giovani a giustificare la propria posizione, ad avvertire i sistemi cattolici e liberali come oppressivi e incapaci di cogliere il vero concetto di umanità, esprimibile, a parere di tale corrente, in un miscuglio che comprenda rivolte popolari, atteggiamenti soggettivisti, livellamento del sapere e delle conoscenze tramite i social e la rete, apertura verso le altre culture in maniera eccessivamente deviata e progressista.

I veri protagonisti di tale meccanismo sono però i giovani, bersaglio privilegiato e tanto più manipolabile. Non è un caso che tali tendenze menzionate prima si riscontrino soprattutto negli adolescenti e nei ventenni, spinti sempre più ad una visione del mondo globalizzata e corrotta dai mass media, incapaci di far convergere un pensiero ben sviluppato e un’argomentazione fondata, ma in grado solo di ammassarsi e pensare allo stesso modo, pena la qualifica di fascisti, estremisti e patrioti, dove il concetto di patria diventa assolutamente fuorviante e inutile.


Il relativismo da questo punto di vista fornisce una chiave di lettura micidiale e incontrovertibile, che s’adatta facilmente a qualunque struttura di pensiero sia massificata e influenzabile. L’ignorare l’esistenza di valori assoluti, come affermerebbe il noto filosofo tedesco Friedrich Nietzsche nelle sue opere, porrebbe l’uomo ad un livello superiore e libero dal forte vincolo, ad esempio, della religione cattolica, colpevole di aver posto nell’essere umano dei valori cui sottoporsi, frutto di convenzione e inadatti alla sua condizione. Questo ragionamento, se portato allo stremo, conduce il giovane d’oggi a rifiutare un sistema di valori coerente che favorisca il bene comune, in virtù di quello che è ritenuto superiore, ossia l’utile personale.


Ciò che sfugge è tuttavia la fragilità di tale posizione, che non solo porta io giovane odierno ad una morte completa a livello spirituale e morale, ma rischia di far inabissare con sé anche i suoi simili e l’intera società, ancora aggrappata docilmente alla speranza che questo stesso sistema di giovani sia la chiave di volta per sistemare una società che punta alla distruzione delle proprie radici culturali e moralmente fondate.

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