La sfida del cacciatore

di Luca Coppo

La caccia definisce l’uomo. Se consideriamo esatta la nozione evoluzionista, il più forte è colui che si adatta, non possiamo negarlo. La storia dell’uomo dice che quest’ultimo ha vissuto, e si è adattato, grazie alla caccia. La caccia riassume l’intelligenza dell’uomo primitivo: le lance, le frecce, gli archi, le punte di pietra per avere più possibilità di uccidere l’animale. L’uomo c’è perché ha combattuto contro la natura.
Se consideriamo poi il “Protagora” di Platone, il mito della creazione delle cose mortali, uomini e animali, notiamo che la politica, dono filantropico degli dèi, ha permesso all’uomo di realizzare la guerra (polemos) e avere la meglio contro le bestie feroci: la caccia (considerata in questo caso come abilità guerriera che permette la sopravvivenza contro gli animali feroci) è strategia, attenzione, intelligenza, comunione.
La caccia nel tempo è cambiata in quanto l’uomo è riuscito a costituire modi di produzione che ha permesso alla netta maggioranza di vivere senza più uccidere con le proprie mani un animale; dubito che qualcuno di voi oggi debba uccidere una lepre per sopravvivere. La caccia è diventata «ricordo», soprattutto oggi. Non sono pochi coloro che vogliono abolire la caccia, coloro che appena vedono un cacciatore fanno una preghiera di auto a tutta la fauna selvatica. Dicono che non è più il tempo di uccidere un animale con un fucile ma sono i primi a non veder l’ora della grigliata alla domenica. Questo perché non comprendono la soddisfazione di uccidere un fagiano e alla sera, o la domenica, mangiarselo; soddisfazione non dettata dalla voglia di uccidere ma dalla propria capacità di arrivare al cibo di fronte all’imprevedibile natura. Sì, come all’origine dell’uomo, e in ciò sta tutta la nobiltà di questo mestiere, tutta la deferenza nei confronti del nonno cacciatore  viene da qui. La caccia, come altre attività nobili, ci ricorda l’origine più profonda, più intima, forse più dura e così vera, dell’uomo. Conservare il «ricordo» è la sfida dei cacciatori.

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