Quell’eterno Carnevale…

Di Manuel Berardinucci

Carnevale è la festa del disordine, dell’incontrario, dell’abbandono di tutte le convenzioni sociali. Divenuta tipica dell’Europa Cristiana, trova i suoi progenitori nelle Anesterie, antiche festività celebrate in onore di Dioniso, durante le quali l’ebbrezza la faceva da padrona, coinvolgendo persino bambini e schiavi e nei Saturnali, ciclo di festività della Roma Antica dedicato all’insediamento nel tempio di Saturno. Era ritenuto lecito che gli schiavi si comportassero da uomini liberi nel mentre delle celebrazioni ed era tradizione eleggere un “princeps”, per simulare una caricatura della classe aristocratica. Il Carnevale fu poi rielaborato con l’avvento della Religione Cristiana. L’utilizzo del sostantivo col quale ancora oggi è indicato, è da ricercarsi nel XIII° secolo, ad opera di alcuni poeti e giullari in particolare Fiorentini e Romani. A Firenze i Medici organizzavano sfilate di Carri detti “trionfi” accompagnati da ballate di cui lo stesso Lorenzo il Magnifico fu autore, come “Il Trionfo di Bacco e Arianna”. Insomma una festività davvero nostrana, con origini ancestrale e dal chiaro significato: l’Ordine Sociale deve essere distrutto, lasciando posto al caos, una volta all’anno, per poi dar modo, alla Civiltà, di rigenerarsi. Il fascino del Carnevale stava proprio nell’unicità, nella trasgressione elevata a sistema in via del tutto straordinaria. Un puntello di Disordine in una Società Ordinata, una valvola di sfogo, l’eccezione che conferma la Regola. Ma che succede se il Carnevale perdura? Se la Civiltà non si rigenera, l’Ordine non viene ripristinato e la Regola si vanifica? La trasgressione perde il Mistero, il Proibito smette di tentare in quanto tale. Colui che un tempo si faceva beffa dell’Ordine Costituito era un caso isolato e lo faceva più per il brio di provar ciò che non è concesso che per la reale soddisfazione del proprio materiale benessere. Oggi la Società che non ha Padri, non progetta Figli e dunque non riconosce Fratelli, ci insegna che è giusto far sempre e solo ciò che l’Io richiede, senza obbligo di rendicontazione alla Tradizione, alla Storia, alla Natura, a Dio e alla Comunità. “Non avrai altro Dio all’infuori di te” è il mantra sottaciuto. E così ci ritroviamo in un eterno Carnevale il quale più che divertire, disgusta.

Tutto è rovesciato, a cominciare da Dio. Prima si trovava in Alto, aldilà del tempo, l’unico modo per tentare di avvicinarvisi era elevarsi con la preghiera, la meditazione, il Pentimento, talvolta anche con la Poesia e l’Arte come ci insegnava il Maestro Zeffirelli: “ Un corpo, un gesto e un colore che ci inebriano sono l’unico incentivo consentito all’uomo per creare l’opera d’arte e congiungersi a Dio”. Oggi invece è posto in basso, ad opera della Chiesa stessa, in mezzo agli uomini, ridotto alla Carità, la quale dovrebbe essere conseguenza della Fede, non sua precondizione e unico orizzonte possibile.

La seconda vittima del Carnevale eterno è la Famiglia. Un tempo era Sacra ed intoccabile, destino di qualunque persona degna di stima e tutelata in quanto nucleo fondante della Civiltà. Questo portò il filosofo francese Maurras a definirla, congiuntamente al lavoro agricolo, “bene nazionale”. Oggi è ignorata quando non bistrattata. Totale assenza di politiche volte a valorizzarne il ruolo eticamente, socialmente ed economicamente, elogio unanime nei confronti di chi vi abdica per un Superiore Interesse Personale (l’Io imperante che torna), abbandono di chi invece vorrebbe crearne una ma non può. La Formazione della Famiglia non è più il Naturale percorso, dal quale poi qualcuno può deragliare in via eccezionale. E’ divenuta un’alternativa uguale alle altre e non il percorso virtuoso per eccellenza. Senza considerare poi i ripetuti tentativi di scardinarne gli assetti ancestrali per allargare la “ragione sociale” di Famiglia ad unioni che nulla hanno a che fare con essa, pensando che la legge possa cambiare la Natura.

La terza vittima è la Vita, la cui gerarchia è stata ribaltata. Se essa appartiene ad animali e piante vale di più di quella umana. Cortei, manifestazioni, saggi, reazioni indignate dinnanzi a foreste deturpate e roditori e scimmie utilizzati come cavie. Disappunto condivisibile, purché non vada a sfociare in ideologismi e mode Gretine. Poi però non è chiaro il motivo per cui è condannato alla pubblica gogna chi osa scandalizzarsi per il malato al quale viene concessa la Libertà di Suicidio Statale, per il bambino ucciso da giudici inflessibili (come gli angeli Charlie ed Alfie) e per il più grande genocidio nella Storia dell’Umanità, quello di miliardi di “grumi di cellule” (espressione terrificante) portatori di un preciso destino genetico, liberamente abortiti. Se non volete ristabilire una gerarchia, quantomeno realizziamo l’uguaglianza: chiedo che la rescissione della Vita Umana sia considerata grave, almeno, quanto quella animale e vegetale. 

E si potrebbe continuare con gli esempi del Carnevale prolungato a vita, dai Confini annullati al rovesciamento di ruolo tra Forza dell’Ordine e Delinquente o tra Vittima e Carnefice (in entrambi casi sono i primi a dover tenere un basso profilo e fare attenzione al non nuocere la sensibilità, la salute e la vita, unico caso in cui la sua sacralità vale ancora, dei secondi) fino alla superiorità del diritto di emigrazione e immigrazione ( di cui il massimo apologeta è Bergoglio) rispetto a quello a star bene nella propria Patria ( quest’ultimo tanto caro al Pontefice Benedetto XVI).

Ritroviamo l’Ordine e forse ogni tanto, potremo goderci il disordine come libertina trasgressione occasionale.

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