A Pescara un piccolo passo per la Vita. I Giovani Democratici si agitano

Di Manuel Berardinucci

Negli ultimi giorni il tragico accadimento napoletano, con la conseguenza di un ragazzino morto per le colpe di una famiglia e di una società non in grado di instradarlo sulla via della rettitudine, ha scatenato interrogativi e riflessioni sulla Sacralità della Vita umana. Seppur nella dovuta pietà cristiana, nessuno dotato di buonsenso potrà ritenere ingiustificata la morte del quindicenne. Altri sono i morti innocenti, altre le vittime della barbarie. Tra queste si annoverano, senza timore di smentita, i figli abortiti. Per citare uno dei Grandi della Storia dell’Umanità, Papa Giovanni Paolo II: “Così come Hitler aveva raggiunto il potere per vie democratiche, anche nei Parlamenti eletti democraticamente permane lo sterminio legale degli esseri umani concepiti e non ancora nati”.

Quelli che vengono orribilmente definiti dalla vulgata progressista come “grumi di cellule” sono frutti della procreazione che, nel momento stesso del concepimento, sono caratterizzati da un preciso destino genetico. Frapporsi tra una creatura e il suo destino dovrebbe essere unilateralmente considerato errato. Se il genitore non può giustamente avere potere di vita o di morte sul figlio una volta nato, non è ben chiaro perché debba averlo in periodo di gravidanza. Probabilmente agli occhi della nostra ipocrita società si tratta di una morte meno cruenta perché la vittima spesso non ha forma totalmente umanoide (ma poi siamo gli stessi che si scandalizzano per la caccia, perché in mondo dalle gerarchie ribaltate, vita animale batte quella umana), non può opporsi e reclamare diritti.

Dinnanzi ad una tragedia di tale portata, il Comune di Pescara, amministrato dal centrodestra, ha effettuato un piccolo passo per sensibilizzare la popolazione in merito alla tematica, con i limiti previsti per il potere comunale. In particolare, il consigliere Adamo Scurti, del gruppo Pescara Futura, ha presentato una mozione, approvata a maggioranza, con la quale si chiede al Sindaco e alla Giunta di adoperarsi per l’individuazione di un’area del territorio pescarese sui cui piantare un albero per ogni bambino non nato, o integrando la forestazione già esistente. Una piccola iniziativa locale di una comunità che non ha la forza giuridica di scongiurare le tragiche morti prenatali, ma che si prefigge, quantomeno, di donare dignità e sacralità a quelle vittime. Non scorie nucleari o rifiuti da incenerire, ma futuri Uomini e Donne. Ovviamente gli apologeti del Progressismo, con particolare agitazione dei Giovani Democratici, non si sono fatti scappare l’occasione di polemizzare persino su un tema che dovrebbe unire. La loro preoccupazione è che si proceda verso una criminalizzazione della pratia abortistica. Nel loro comunicato riconoscono il peso morale ed emotivo delle interruzioni di gravidanza, ma soltanto in relazione alla Donna (cosa verissima che però si somma alla tragedia della morte perpetrata, non si sostituisce), il Figlio non esiste. Se costoro non riescono a mostrare empatia per i bambini abortiti, potrebbero almeno cogliere la sfaccettatura ambientalista della proposta. Evidentemente l’ambientalismo di cui si fanno detentori è valido solo in funzione anti-specista e anti-Occidentale.

L’auspicio è che la mozione non resti lettera morta e che si attivi davvero al più presto. Inoltre auguro che si possano stanziare sempre maggiori aiuti psicologici, economici e sociali alle Famiglie per indurle in un percorso virtuoso di incentivo alla Natalità e di tutela della Vita. La scelta migliore, a livello nazionale, sarebbe quella che soltanto una classe dirigente temeraria potrebbe attuare, ovvero colpire la Cultura della Morte nei suoi fulcri giuridici, di cui la punta di diamante è la famigerata legge 194.

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