“I due Papi”. Un approfondimento appassionato su temi spirituali e (soprattutto) umani

Durante l’estate del 2012 la Chiesa cattolica sta vivendo un periodo delicato sotto il pontificato di Benedetto XVI: la fuga di documenti riservati del caso Vatileaks e lo scandalo degli abusi sessuali che scoppia soprattutto in America. All’interno di questo scenario indubbiamente poco rassicurante il cardinale Jorge Mario Bergoglio compie un viaggio verso Roma al fine di chiedere a Papa Ratzinger di poter lasciare la sua carica dell’arcidiocesi e tornare alla quotidianità della dimensione parrocchiale.

Ma i dubbi sulla propria carica sono nutriti dal Pontefice stesso, che convoca Bergoglio per differenti motivi. La permanenza a Roma dei due protagonisti sarà motivo e occasione di confronto umano e confessione spirituale, nonché la condivisione di punti di vista su tradizione e progresso.

C’è un detto: Dio corregge un Papa dando al mondo un altro Papa. Voglio ammirare la sua opera.
Papa Benedetto XVI in una scena del film

L’opera di Meirelles è un approfondimento appassionato su temi umani e spirituali di due persone che, prima di diventare Papa emerito l’uno e Papa Francesco l’altro, pur possedendo visioni ideologiche, teologiche e politiche differenti e opposte, non si trovano mai in posizioni antitetiche o inconciliabili.

La bellezza dei dialoghi nei giardini di Castel Gandolfo e nella Cappella Sistina, frutto di una sceneggiatura brillante e sagace, consiste nella ricchezza dello scambio di opinioni, di botta e risposta, talvolta taglienti e non proprio morbidi, che lascia i due protagonisti non indifferenti e permette loro di acquisire una maggiore conoscenza reciproca.

Il film è basato su fatti reali realmente accaduti, come gran parte delle digressioni relative alla vita del giovane Bergoglio nella metà degli anni Cinquanta, tratte dalla biografia “Francisco. Vida y revolución” di Elisabetta Piqué. Sono raccontati con molto dettaglio e realismo, inoltre, anche tutta la procedura del conclave, i profili dei candidati a Vescovo di Roma nel 2005 e nel 2013.

Non mancano, nemmeno, i più piccoli particolari, come le maniche del maglioncino nero visibili sotto la veste papale di Benedetto XVI durante la sua prima benedizione alla folla in Piazza San Pietro il 19 aprile 2005; l’indimenticabile “Buona sera” di Papa Francesco alla sua prima apparizione in veste di Papa, senza la cappa rossa e le scarpe papali e con la sua croce episcopale al petto. Molto accurata anche la ricostruzione dei luoghi vaticani.

Il resto della pellicola è costruito su incontri e dialoghi immaginari tra i due Papi, ma che agli occhi dello spettatore appaiono assolutamente autentici e verosimili. Irresistibili i dialoghi sulla musica (dagli Abba alla musica classica tedesca) e lo sport (la scena dei titoli di coda è una chicca), in grado da un lato di smorzare contenuti gravosi e impegnativi, dall’altro di conferire freschezza e umanità ai due protagonisti.

Bellissima, a proposito, la scena della pizza (e la furbizia del montaggio): uno ordina la diavola, l’altro la margherita, la preghiera prima del pasto, l’amen di risposta a una domanda.

Gli attori Anthony Hopkins e Jonathan Pryce confermano l’altissima qualità della recitazione: il primo assume la compostezza e la profondità di Joseph Ratzinger, l’altro l’empatia e la semplicità di Jorge Mario Bergoglio.

I due Papi, pur dedicando molto spazio in termini di scene e sequenze a Bergoglio – un peccato non aver avuto l’occasione di ripercorrere alcuni momenti biografici della vita di Ratzinger –, non è (solo) un film sulla fede o la religione, né un documentario biografico, né la cronaca di una fase di transizione storica per la Chiesa; ma un film sull’uomo, con le sue peculiarità e diversità, in grado di maturare il senso del perdono e la volontà e la capacità di scegliere.

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